mercoledì 13 novembre 2013

-La morte-


Nei tramonti dentro
gli occhi tuoi 
e lungo i viali
di Parigi o di Los Angeles
ritrovo il mondo,
nei fiori di campo e nei passeri se nevica, 
li vedo campare 
senza niente da mangiare 
osservo Dio, lo lascio fare. 
Certe notti da nevrastenia 
da soffocare 
apro la finestra
e volo via 
si fa per dire 
Come la ginestra
nata sulla pietra lavica 
mi vedo lottare 
come mosca nel bicchiere
eppure Dio, lo lascio fare
La morte non esiste più
non parla più
non vende più
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni 
e le parole. 
Il tempo non le imbianca più
e non si seccano
a lasciarle stese al sole.
Stringimi le mani, 
non è niente, 
che la guerra passerà. 
Certi inverni freddi 
certi guai
mi fan paura,
prego nel restare
 ancora qui
mi illudo ancora. 
Poi improvvisamente
arrivi tu 
sorridi e penso che 
non ho più timore
lascio correre
il dolore
non c’è più
e niente muore 
baby 
La morte non esiste più
non parla più
non vende più 
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni e le parole.
Il tempo non le imbianca più
e non si seccano
a lasciarle stese al sole. 
Credimi,
morire non è niente
se l’angoscia se ne va!
La morte non esiste
più non compra più 
non vende più 
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni 
e le parole.
 Il tempo non le imbianca più
 e non si seccano a lasciarle stese al sole. 
Parlami d’amore,
 nonostante la stagione che verrà.



-L'aeroplano-









Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio 
Cosa resta di noi: un rottame di Volksvagen 
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà 
La verità se ne sta sulle stelle più lontane 
Ci rimane una città, un lavoro sempre uguale 
Una canzone che fa sottofondo all'Indecifrabile.
Cosa rimane di noi, ragazzini e ragazzine
La domenica dentro le chiese
ad ascoltare la parola di Dio.
Il futuro era una nave tutta d'oro
che noi pregavamo ci portasse via lontano
Cosa rimane di noi
Ora che ci siamo amati ed odiati e traditi
E non c'è più limite

Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l'aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano

Che cosa resta degli anni passati ad adorarti
Cosa resta di me
delle bocche che ho baciato in discoteca
Che cosa ne è della nostra relazione
Stupidi noi che piangiamo disperati
Che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa
La nostra esperienza a che cosa servirà

Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l'aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano




giovedì 15 agosto 2013

.-Lucio-


In un buio di un'esistenza lontana ritrovo le mie mille domande sospese nel tempo.
A te ritorno sempre con il cuore e con la mente
di te riempio quei minuscoli puntini bianchi nel cuore che lasciano adito a dubbi.

Quando di te dimentico vagheggio in un fare che mi parla di quello e di quell'altro
in un fare che si risolve in un presente che non posso abolire.

Vago, temporeggio in questo non sapere cosa sia realmente tutto cio',
il tutto? Il resto di un qualcosa che non doveva piu' essere oltre il noi.

E quel tempo nel quale, scossa dallo spavento, i nostri corpi si separarono per un quando che è divenuto un sempre.

Ogni tanto parlo di te e mi chiedono di te, di quello che nel mio cuore ancora c'è.
Si cerca di rispondere per non rischiare di non tessere le fila di un senso che, si dice, deve esserci.

E così si vagheggia come quando tu c'eri in carne ed ossa ad abitare questi spazi
quando ancora lo stupore sulle labbra delle persone si leggeva in quel non detto
in quell'immagine di me e di te che non conciliava il senso di un esistente
dal quale noi ci eravamo distanziati.

Nel nostro amore, nei nostri baci, nelle strette di mano che mai si perdevano
ci eravamo illusi di poter fermare il tempo.

Quel tempo che ci ha colto così paralizzati nell'ultimo istante di realtà.

mercoledì 14 agosto 2013


Frulla nel cervello l'infelicita', inebetendolo.
Chiudo le palpebre sull'esistenza,
recuperandola.

sabato 16 marzo 2013

-La conversazione-



Risvolto, trasudo, mi denudo.
Te, davanti a me.
Ti bacio, ribacio, riscopro.
Te, davanti a me.
(Quante melodie che non devono prendere altre vie.)
Te,davanti a me.
Gli occhi negli occhi.
Neri.
Te, davanti a me.
Io, davanti a te.
Mi baci, ribaci, riscopri.
Io davanti a te.
Ti perdo, mi perdo,
ti scopro, mi sfuggo,
Mi sperdo, riprendo.
Te davanti a me.
Parole di senso, di me, di te.
Chi ero, chi sono.
Da dove vengo, non mi ritrovo.
Mi sperdo, mi perdo.
Riprendo.
Te voglio, non voglio.
Ti tocco, ti sfioro, ti lascio.
Gli occhi negli occhi.
I nostri, le mani.
Le scene riprendo, non mollo.
Le prendo, le fermo, le scatto.
Non voglio, non volgo.
Rivoglio, ti rivoglio.
Ti lascio, riprendo.
Ti gioco.
Ti voglio (bene).
Te davanti a te.

sabato 9 marzo 2013

-Frantumi-


Trema trema anima mia
consola me in questo attimo di ardente passione
consola me che lui ha smarrito.

I suoi occhi ritrovare vorrei
la suadenza della sua danza dietro di me
in un gesto ricomporre-ancora-il mio cuore in frantumi.

-E poi-



E poi mi dicono che ho peccato
avrei peccato con un pensiero di eccessiva arrendevolezza.
Arrendevolezza al tuo corpo di carne formato.

Dentro la tua anima ho amato perdermi
e adagiarmi.
E' perso ora il mio cuore
e non trova piu' la strada di casa.




E quanto distanti ci apparimmo
dai bagliori di tempi che non ci avevano accolti,
che non avevamo accolto.

Carcasse abbandonate in riva ad un mare oscuro

i nostri corpi.
Protetti dal calore di quella nera notte.

venerdì 1 marzo 2013

-Disperdere-


Disperdo entro un sentire di lame affilate un dolore
che non so piu' se mio.
Un senso di abbandono
mi perofra gli organi. 
Un urlo perso nell'oscurità di una solitudine profonda, inaccessibile 
torna da un tempo antico, andato.
Mi ricorda di una bambina sola ed infelice
che giocava con le favole
entro pagine decorata da sogni accessibili.
Un bosco, un cappello rosso, un lupo al ciglio di un burrone scuro
entro il quale scivolare dolcemente
cullandosi nella certezza di un abisso nero, rassicurante.

In donna un vuoto di risposte affolla la mia mente.
del non poter porre alcuna domanda.

giovedì 28 febbraio 2013

-Te-


Sulla linea sottile del cuore,
al nascere di questa nuova alba,
lacrime cristallizzate scendono nel diaframma.
Scompaiono in una eco che rimbomba  
e che le tramuta in onde propagatorie, crescenti.

Immobiizzo questo sentire interiore 
che si svolge nel chiuso del mio corpo
per esserne rapita, posseduta carnalmente.

Abbandono un essere esteriore che ha sempre accompaganto il me,
il me di quanto non è possibile dirigere, destinare.
Il me delle corazze,
dell'essere che non riesce a disperdere un apparire
funzionale alla fuga dal dolore.

E nello strabismo dei miei occhi riconosco una me che ho sempre inseguito,
senza trovarla.
Un imperfetto vedere,
un guardare parziale, 
un distacco incalzante e perenne
da un qui ed ora che non mi rispecchia.

Torno con la memoria ad un corpo (il mio) che si distende sul tuo senza sfiorarlo,
ad una bocca (la mia) che lecca e succhia le tue nudità,
ad un corpo (il mio) che brama il sentire te dentro di sè.
Quest'attimo sospeso dal mondo lo chiamai Amore.
Quest'Amore silenzioso entro il quale essere finalmente un' essenza di materia piena.

Mi stravolgo al pensiero di te,
del mio cuore che ti cerca e ci sei,
della tua voce morbida, carezzevole, accogliente 
e delle tue pause che sono essenza di vita pura,
dei tuoi silenzi entro i quali ritrovarti 
e delle tue smanie entro le quali ti perdi da solo
quando vorresti scappare da tutti.

Scrivevo: "La noia è pur sempre una catergoria banale";
scrivo: "La noia è anche una virgola politica, una scusa banale offerta su un piatto d'oro 
da una imposta cultura che ci spinge ad un consumo bulimico",
è lo spazio rubato alle nostre infermità, alle nostre inquietudini rielaborate nel linguaggio di questo mondo  e di questo tempo che non ci appartengono,
che ci vorrebbero annullati.

martedì 26 febbraio 2013

-Lui-


Hai delegato un'intera vita
al gioco di donne frustrate e manipolatorie,
che siano state una mamma o una compagna,
evitando perfino il sentire.

Immerso in una marea rassicurante
che, nel suo moto intrinsecamente ondulatorio, ti ha anche concesso il brivido adrenalinico della non stasi.

Così ti guardo e so che una vita, tutte le vite,
hanno in sè il detonatore del fallimento.
Mai innescato e quindi mai avvertito
o sempre sul punto di esplodere.
La mia è piu' vicina alla seconda immagine.

giovedì 21 febbraio 2013

-Sincero e puro come...-








Abbassando, Abbassando, Abbassando gli occhi
non mi hai detto più la verità
ci siam persi senza dirlo
prima del tempo
del tempo nero ch'è venuto senza pietà
pieno di sospetti
fragili e netti.
Abbassando, Abbassando, Abbassando le mani
sulle orecchie nella mia anima
mi son detta: "Non è vero!
E'uno sguardo sincero!"
Sincero e puro come il mio pensiero
perso nel parlare serio di passione.
Passione malpadroneggiabile
mi rende molto mobile
sulle sponde del turchino spazio amabile
e volo volo volo con i piedi nell'acqua
e un caffè nella pancia
per mangiare con te.
Abbassando, Abbassando, Abbassando valigie
dentro al porto mi sopporto un po'.
La mia faccia, stanco viaggio, no, non mi dà
coraggio di credere, credere, credere senza domande
le parole che tu non mi puoi dire.
Abbassando, Abbassando, Abbassando la testa
mi conforto e non ci penso più
mi son detta: "Lascia stare.
E'una storia popolare."
e vale, vale, vale una canzone
nel parlare ludico di passione.
Passione malpadroneggiabile
mi rende molto mobile
sulle sponde del turchino spazio amabile
e volo volo volo con i piedi nell'acqua
e un caffè nella pancia
per mangiare con te
Vale, vale, vale una canzone
nel parlare ludico di passione.
Passione malpadroneggiabile...

-Assenze-








Pompa il sangue dal cuore,
è un ritmo incalzante che investe le fibre del corpo
e della mente
"Il rapporto tra uomo e donna viaggia sul limite dell'impossibile"
scrivevo, scrivo.

Il dosaggio ormonale troppo ancora accellerato
per essere dismesso.
Una strumentalità dei corpi e di un bisogno
che resterà insoddisfatto (sempre)
sarà la nuova cifra.

Osservo dall'alto la folla umana:
piccoli maschietti e femminucce che giocano
in un movimento energico e altalenante;
tanti piccoli fratelli e sorelle
persi, ognuno, nelle mura della propria solitudine.

martedì 19 febbraio 2013

-Un nuovo, gentile giorno che rinasce-


Carezza la sua pelle un vento fresco e delicato di primavera,
scende sul mio corpo il calore di questo nuovo giorno.
Rinasce, mai identico a se stesso
affondando le radici in stasi  antiche
e riporta di colpo, d’improvviso, la mente in posizione centrale.

Così, la circolarità del vivere,
il divenire continuo, incessante
si nutre della nostra presenza, di quel che siamo e di quel che diamo.
La spirale ingrossa la sua potenza o la diminuisce
a seconda dei casi, dell’essere.

Lei vive di fiori di carta gentili
nel suo piano di terra di socialità,
di silenzi e di amore.
Come un cigno sordo si muove in eleganza
entro il mondo di silenzio che la circonda.

Non lesina il contatto, il profumo antico di un caffè che sparge l’essenza nei vicoli.
I vicoli di questa atavica città che tutto comprende, rinasce e decade.
Con lei si potrebbe decadere, come soldatini  in un teatro di bimbo.
Come se  l’essere lì dentro  fosse, solo ed in sé stesso,  una forma di vita. 

domenica 10 febbraio 2013

-Notte-

Triste, non triste
Vero o non  vero,
a che vale?

Giro lo sguardo:
la trovo, eccola,
sul ciglio di un appendino
la mia veste da camera.
Benedetta, mi veste le nudita'.

venerdì 8 febbraio 2013

-Dal tempo del pressapoco all'universo della precisione-


Questo tempo imposto da violentare
 vorrei
questi tempi imposti da violentare
 si devono.
"Dal tempo del pressappoco all'universo della precisione"
in un passaggio obbligato
e la parola non deve mancare.
La cerco, scavo
e l'occhio acceso su questa realtà
mi impedisce il trovarla.

Immagini, emozioni
scavo
cerco:
"Affondare nel tuo corpo di morbidezza vorrei
socchiudere gli occhi nel tuo infinito,
nuotare entro lo scuro di te,
sfiorare con le labbra morbide la tua anima in attesa.

In un'estasi di piacere far perdere te
senza che una possibile via di uscita si possa trovare.
In un labirinto senza uscita
con tutte quelle possibili  da annichilire
cosicchè anche il pensiero del come fare
possa svanire, come un mai esistito, un mai nato.

In questo scorrere di vite disordinate, di tempi inorganici
ascolto un pensiero, di gioia(?)
che mi appresta un sentire diverso, represso, riperso?
In questo scorrere di vita me abbandono in un sentire 
di piacere, di gioia non funzionale,
non organizzata, non indirizzata, non finalizzata.
Me abbandono persa in un'idea di non ritorno.

giovedì 7 febbraio 2013

-Jules Laforgue-


-La sigaretta-
Sì, questo mondo è piatto, e quanto all'altro, frottole.
Senza speranza vado mansueto alla mia sorte;
per ammazzare il tempo, aspettando la morte,
fumo in faccia agli dei sottili sigarette.


Su,viventi, affannatevi, o scheletri futuri.
Me, l'azzurro meandro che verso il cielo si torce
mi sprofonda in un'estasi infinita e m'addorme
come ai morenti aromi di mille bruciatori.


Ed entro nel fiorito eden dai sogni chiari,
dove elefanti in fregola si intrecciano alla fioca
danza delle zanzare, in fantasiosi valzer.


E quando poi pensando ai miei versi mi scuoto,
contemplo, il cuore pieno di dolce gioia,il caro
mio pollice arrostito come un cosciotto d'oca.

mercoledì 6 febbraio 2013

-Paradiso perduto-





Nel buio dell'esistenza
lì dove tutto è sordo
rimbomba la voce della mia disperazione.

Cavalieri senza armature
piegati al gioco crudele
di questa bassa umanità.

Immersi tutti in questa melma viscida
di sentimenti calpestati, sviliti.

Contrasta su tutto ciò il cielo chiaro, limpido,
conferma, da sè, l'altro.

L'altro di amore, di cura, di rispetto e tenerezza.
Quell'altro nel quale bisognerebbe essere  immersi
nella forma di un Eden,
di un Paradiso perduto..

martedì 5 febbraio 2013

da Identità e riconoscimento tra individuo e gruppo di Andrea Porciello


Che poi mi stupisco sempre di piu' nel constatare quanto la base del pensiero di  coloro che si definiscono come vicini alla concezione comunitaria sia identica, se non sovrapponibile, a quella liberale!:

La differenza tra uno Stato inteso in senso comunitario ed uno Stato inteso in senso liberale si sostanzia nella concezione liberale di uno Stato che “ non ci riconosce in quanto portatori di determinati valori comuni o (ancora peggio) in quanto facenti parte di una determinata etnia, e dunque in quanto ad esempio bianchi, eterosessuali, cattolici etc…., ci riconosce semplicemente in quanto esseri umani, in quanto entità degne di essere considerate a prescindere dall’idea del bene sviluppata all’interno della rispettiva comunità di riferimento. L’idea di neutralità politica finisce,così facendo, col coincidere con quella di un dialogo razionale tra soggetti moralmente e culturalmente distanti, in quanto recanti concezioni del bene differenti, se non addirittura antitetiche, che, mettendo da parte le convinzioni controverse, retrocedono su di un terreno neutro nel tentativo di pervenire ad un accordo politico di convivenza pacifica che si fondi su principi accettabili da tutte le parti in gioco. A partire da tali basi, i liberali ritengono possibile che persone provenienti da comunità  che manifestano differenti dottrine comprensive, non dimeno possano affermare ragionevolmente la stessa concezione politica, e abbracciare un nucleo di valori politici sulla cui base strutturare i rapporti di riconoscimento reciproco, approdando così facendo ad un “regime costituzionale multiculturale”.

-Le relazioni d'incertezza-




"[...]come svuotata di qualsiasi sostanza, quale "corpo" l'opera d'arte moderna puo' ancora offrire alla nostra attenzione? Piu' il suo statuto, le sue frontiere, i suoi mezzi e il suo fine diventano incerti tanto piu' imponenti e imperiosi diventano al contrario i sistemi per raccoglierla, conservarla, esporla e spiegarla. Ed ecco che una vera e propria scienza museografica si mette in moto per delimitare un oggetto che si assottiglia sempre piu'. Fra l'occhio dell'osservatore e l'oggetto si frappone un apparato tanto piu' pesante e imperativo quanto piu' ambigua è la natura stessa dell'oggetto. Costruzioni di cemento, di acciaio e di vetro, dotate di macchinari ingegnosi, e monumenti di carta-scritti teorici, manifesti, analisi di ogni tipo, si consacrano alla gnoseologia di un oggetto che si fa sempre piu' raro e, in ogni caso, sempre piu' evasivo. Come in fisica fondamentale, si costruiscono macchine sempre piu' grandi per osservare fenomeni sempre piu' piccoli."
Jean Clair, Critica della modernità

lunedì 4 febbraio 2013

-Ombre sul cuore-




Ombre sul mio cuore
ottenebrano.

Interno mai pienamente mutabile in esterno.
Battaglia incombattibile.
Resa incondizionabile.
Contrapposizione irrisolvibile.

Essere imperfetto per definizione: sentire-essere.
Tutto ciò è.

domenica 3 febbraio 2013

-Non tutto è quello che sembra-





Nella penombra il tuo corpo nudo mi appare,
curvo su di sè in quest'atto di pudica meraviglia.

Cerchio non chiuso racchiude, in sè,
un dramma chiamato vita.
Tanti piccoli deliri iscritti nella sua geografia.
Come orgasmi incompiuti,
tensioni nell'atto di.

In questa notte di febbraio che mi ostino
a confondere in giugno o in ottobre
una presenza muta accompagna il mio, di corpo, sordo.

L'apparenza dei sè si scoglie dentro,
nel dentro, in quel territorio
entro il quale pochi osano scavalcare le recinzioni.

In presenza sorda accompagni me.
Il me delle mie risate, il me delle mie ombre.
Chiudi, tu stesso ombra onnipresente, il senso del mio me.

venerdì 1 febbraio 2013

-L-W.-

Noi quando siamo davanti qualche cosa, a qualche particolare intanto possiamo comprenderlo in quanto stabiliamo dei rapporti tra questo particolare e altri particolari che hanno con il primo una serie di connessioni che si configurano come somiglianze o come differenze. Quello che ci mette  in grado di cogliere tali somiglianze e differenze non è l'intelletto, non è la ragione, non è una situazione intellegibile, ma è una dimensione sensibile, è un sentire, un cogliere di colpo, una netta, sostanziale differenza tra l'intelligere e il sentire. Il sentire è ciò che ci permette di cogliere ciò che accomuna un insieme di particolari e di dati.
Riuscire a comprendere ciò che sta davanti a noi. La filosofia non ha il compito di rivolgersi a qualcosa di nascosto perchè non c'è nulla di nascosto. Dobbiamo saperlo guardare

-L.W.-

-Ludwig Wittgenstein-

"Solevo credere che il linguaggio ci desse un quadro del mondo, ma non puo' darci un quadro di come arriva a questo. Questo sarebbe come cercare di vedere voi stessi attraverso qualcosa; come possa fare ciò il linguaggio è inesprimibile. Questo è il mistero! Era tutto sbagliato! Il linguaggio non è affatto un quadro, è un attrezzo, uno strumento. Non c'è un solo quadro del mondo, ma molti d differenti giochi linguistici, differenti forme di vita e di fare cose con parole, non tutti sono legati insieme. I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo. Continuiamo ad arrampicarci sulle pareti della nostra gabbia. Io...mi dispiace molto...oggi il vostro insegnante non vale niente...mi sento svuotato...scusate"

giovedì 31 gennaio 2013

-Assiotea-


"I grandi uomini non si sentono soli al pensiero che ci troviamo immersi in mondi infiniti, mentre quelli piccoli come noi si sentono sicuri solo in una città prigione come Atene con le sue leggi speciali dettate da voi filosofi per poter controllare tutto e tutti. Mi dispiace dirlo davanti ai suoi allievi, Platone, ma sento di doverlo fare a nome di coloro che non ci sono piu' perchè tu hai decretato la cancellazione della loro esistenza, delle loro idee. Tu non sei il piu 'grande filosofo, ma solo il piu' potente. Cancelli il pensiero degli altri per far trionfare il tuo, ma che gara è questa! Vinci perchè sei da solo!"

Assiotea, la donna che sfidò Platone.

venerdì 14 dicembre 2012

-Di notte, di giorno?-





Centellinando una sensazione di essere

al ciglio di un'immagine riflessa
che non riflette, in giusta dose,
una sommaria appartenenza già malamente avvertita.
In egual guisa ti riguardo nei miei sogni e torni,
tormenti, con un'immagine simile alla tua,
il ricordo che ho di te.

Mi ritrovo sull'onda dello stesso sentire a guardare

l'immagine del sosia che non sei tu.
E' il terrore di perderla che si è impossessato di me.
Perdita di te, perdita di me
e mi domando se mai qualcosa sia realmente stato
al di là di questo sentire fluttuante del  non essere.

Come un demone scaltro, senza preavvisi arriva,

armandosi di notte e riemergendo di giorno in una scelta causale di gesti, di umido
che narra di  desideri inappagati.

venerdì 23 novembre 2012

-Un vento che va-




Una folata di vento
sulla striscia di un momento che va
una prospettiva, un'ombra
una regolazione di diaframma e tempo.
Una posa.
Un infinito che percorre i sentieri di queste vene fino al cuore.

Un sobbalzo,

un accostarmi a te con il pensiero.
Una lacrima che scende
un volto bagnato ed un cuore che non riesce a fermarsi.
Un ricordo.

venerdì 2 novembre 2012

-Il ricordo che ho di te-




In cristalli liquidi di memoria
si muove-delicato-il ricordo che ho di te.

Agli occhi socchiusi,
sul confine dell’infinito,
la bocca pudica semi aperta
scioglie la risata argentea.

Schizzi di luce vivida, diamantina
splendono dalla tua anima brillante
al sole es-posta.

martedì 30 ottobre 2012

-Selvaggi-





Vi guardo nei vostri cervelli arrugginiti,
vecchi compagni di ventura,
col cervello in bilico tra un gioco perso e, per questo, conciliante
ed una speranza di un sogno lungo un  brivido.
Quel brivido che sa di un vizio da non poter lasciare.

Quel vuoto cieco nel quale abbandonare ogni peso,
troppo insopportabile per membra così stanche.
Vi appartengo un po’,
scissa in/tra gli occhi vitrei del cane da guardia
che scuote  questa mia illusione.
Appostato su ogni palazzina,
dietro ogni balcone,
mi ricorda, gelido,
quanto, quel vizio conciliante sia,
esso stesso, ancora, schiavitu’.
Così, troppo.

Indomiti cavalli selvaggi
sguazzano nella pianura.





lunedì 29 ottobre 2012

-Di te-

Prima che venga giorno
una tua parola, senza perchè, vorrei ritrovare.
Un senso di te che non sia di male,
di un non dover essere stretti nel chiedersi
"Che nome dare?".

Prima che venga un nuovo giorno

di te, nuovamente, mi vorrei inebriare.
Della tua voce di possesso marcata,
di vergogna segnata.

mercoledì 5 settembre 2012

-Profili-

Scalpita nelle zampe
un uccellaccio diurno.
Becchetta nelle piume
un uccellaccio sul tetto.
Si illumina nel suo profilo nero la luce del sole.

venerdì 24 agosto 2012

-Narciso-

Immersa in un gioco di ombre e di luci che tutto contrasta,
il vero dal falso.

Su quella linea di demarcazione

nettamente
provare ad osservare.

I vari perche':

tentativi di salvaguardia di un se'
profondamente deturpato?

L'immagine che si restituisce ai miei occhi e' proprio questa:

di una bruttezza orribile, mostruosa.

Un narciso pomposo

presente a quel se' sociale
sul quale impietoso, gira, scava.

Nel tentativo di divenire cio' che non e',

ma che gli hanno fatto credere di essere.

sabato 11 agosto 2012

-Notte delle stelle cadenti-

Un amore presente mi ruba i pensieri.
Mi sorprende dal cielo una stella che parla di una Luce.

Sul profondo del blu immenso, immobile, mi osserva.

Ricorda la promessa d'eternita'.

Una brezza serale carezza la mia veste,

fresca del profumo di fiori d'arancio
dal giardino segreto dal quale tutto cio' proviene.

giovedì 9 agosto 2012

-Ritorni-

Muove il mio corpo una leggera melodia balneare,
ritmo di tempi viventi.

Sospende la mia mente il ricordo di lui,
pulviscoli di sabbia sottile sfiorano i miei occhi.

Mani antiche, nella notte, mi riportano indietro,
a quel che sarebbe stato e non fu,
a quella promessa persa nell' oscurita' del tempo.

Incisa in parole eterne, ritornate a me-mai per caso-:
«Pensi di poter imporre qualcosa di diverso con la presenza di F.?
No, io so quanto mi ami, te lo leggo negli occhi.
Ti reincontrero', un giorno, in qualsiasi stazione di questo pianeta».

-Scherzo 3-

Partire sull'orlo dell' infinito
con la prua diretta in avanti
e una scia di luce a ricoprire il cammino:
indietro, su cio' che e' passato
in avanti, su cio' che e' da venire.

-Scherzo 2-

La luce si spezzetta nelle onde morbide e gioca con il mio cervello.
Sinapsi aguzzate alla ricerca di qualcosa che e'.

-Scherzo1-

Placida, serena, scorre su una tavola di mare, una leggera barchetta.
Incrocia il suo cammino con una piu' grande.

Imperterrita prosegue

lasciando dietro di se' attoniti pensieri.

martedì 7 agosto 2012

-Lei-

Di roccia granitica,
il tuo involucro di pelle,
mi respinge da se'.

In abissi di incertezza,

in un cieco andare,
mi dibatto.

Maschera grottesca, affamata

avida di qualcosa che non sa, che non vede.

Essere in una pudica vergogna

di qualcosa che non sa.

venerdì 27 luglio 2012

-Vuoto-





E per non continuare a fingere che non ci sia,
Lui che ritorna sempre
ad ogni colpo di vita, fedele.

Rivederlo negli occhi imbalsamati di pianto,
risentirlo nelle labbra impiastricciate di dolore.

Un tonfo sordo che ripercorre le cavità
di questo corpo.

Ritrovarlo ad ogni incrocio di strade non percorse
e in quel vuoto sentire risuonare la sua lucida presenza.

La presenza di Lui, questo vuoto freddo
che sprofonda e risale dal cavo e che ritorna.

Sempre.

venerdì 13 luglio 2012

-You don't know-




La mia anima tocca terra
e polvere sporca.

Reclama il diritto di non essere salvata da questo,
da questo che esiste,
da questo stare
-I am-

Tu non sai
-You don’t know-
quanto si puo’ preparare un suicidio del corpo,
un suicidio tanto pensato, tanto atteso.

Una vita determinata solo da questo andare,
da questo incedere del tempo
che solo la risolve in sé stessa.

Forma di spirale che, nella sua fine mai conclusa,
cerca incessantemente il filo della sua origine.







mercoledì 27 giugno 2012

-Monadi-


"Comunque il pensiero che miliardi di singole entità, nonostante siano reciprocamente cieche, debbano comunque creare insieme un "mondo", proprio un mondo, proprio un sistema-mondo, mi sembra privo di senso e addirittura contraddittorio. E anche l'affermazione che tutte queste monadi, nonostante la loro totale cecità reciproca, stiano bene insieme le une con le altre grazie  a un'"armonia prestabilita"; e inoltre in virtu' di questo stare bene insieme dimostrano addirittura l'esistenza di un elemento prestabilizzatore, ovvero l'esistenza dio Dio, questa affermazione non puo' essere accettata da nessun uomo sensato, era soltanto una dichiarazione ingannevole, con la quale Leibniz voleva evitare che lo si ritenesse un eretico come quell'altro, il nostro misterioso progenitore che egli aveva visitato in tutta segretezza in Olanda".
G.Anders, La battaglia delle ciliege

La storia qui raccontata si svolge all’interno di una casa nel centro storico di Napoli  in una serata afosa. 
Le finestre aperte per la grande calura, permettevano all'aria fresca di entrare e sfiorare i corpi affaticati e caldi.
Il televisore acceso trasmetteva il film Kung Fu Panda 2.  La scena era quella nella quale il panda scopriva di non essere figlio naturale del suo papà che lo aveva cresciuto, comunque, con tanto amore.
Il momento in cui il Panda entra in crisi cominciando a porsi la domanda esistenziale sul “Chi sono”.
Uno dei due corpi stesi sul divano letto era di una mamma, l’altro del figlio di 7 anni.
La mamma si volta verso il figlio e gli spiega il senso della storia, allora il bimbo dice, come in un impeto di consapevolezza: “E’ vero, ma io chi sono? E tu chi sei? Chi siamo?”
La mamma: “Questo è un grande problema, siamo un nome, il nostro nome e siamo le azioni che facciamo, nessuno sa chi è”.
Il bambino, perso ormai nei sentieri del suo pensare: “Io sono figlio tuo e di papà, tu sei figlia di tua mamma e tuo papà, tua mamma è figlia di un'altra mamma e di un altro papà…e poi? Prima, prima, da dove veniamo?”


mercoledì 20 giugno 2012

-Abissi-







In abissi di melanconia
gioco a perdermi per ritrovarmi
-pezzi di me  dispersi in un cieco andare senza senso-
li ritrovo in una figura di morto
sepolto nella terra nuda.

Mi ritrovo così a sentirmi viva nel pensare ad un corpo morto.

Questo lutto che non puo’ esistere.
Questa morte che sostituisce la vita
o questa vita che sostituisce la morte.
Come l’uno o l’altro,
come un sole e una luna che si alternano.

In un cielo notturno annebbiato
dai fumi dell’alcol
li ho visti entrambi
scagliati lì nel fondo del mio abisso. 


venerdì 8 giugno 2012

-Veleno-


Fiele velenosa scende
dal cavo dell’esistenza
e vi si ribalta fuori
spandendo il suo
sapore di miele rancido.

Dallo stomaco all’estremità
della mano
chiusa in un pugno vigoroso
che si scagli su quanto di piu’ orrido
quella parte di umanità
chiamata lerciume
possa concepire
nella sua mente deviata.

Una catena di male
che un piccolo, fragile essere
riesca a spezzare.

Ribellandovisi,
quando sarà.

mercoledì 6 giugno 2012

-Insperanze-




Un non senso graffiante
esplode questo microcosmo
nel quale ognuno immagina,
bambino spaurito o fiducioso,
di potere, di avere qualcosa.

Una cosa di desiderio, di sogno:
una cosa.
Un giocattolo graffiato,
usato, riusato che gira
in questo piccolo universo
di speranze insperabili. 

martedì 5 giugno 2012

-Un viso-


Sfiorano le mie dita
una triste verità antica
per tanto tempo negata.

 ma

Sfiorano i miei occhi
la bellezza nascosta dei tuoi,
belli e profondi.
Quegli occhi che penetrano
nella mia anima e la fanno sobbalzare.

Della tua bocca farei banchetti,
della tua lingua morbida pasti succulenti,
della tua pelle levità per il mio sapore,
del tuo corpo un peso da sentire sul mio.

Delle tue mani farei materia da scultore,
una materia viva,
che,  in loro, me, trasfiguri.

domenica 3 giugno 2012

-La disperazione-


Prende possesso di me
questo dolore e brucia dentro.
Dalla bocca fuoriesce un rumore strozzato e
dalla pancia una ribellione,
un vomito che vorrebbe esplodere.
So che non deve essere strozzato.
So che deve fuoriuscire libero.
Braccia che lo accompagnano,
voci che mi esortano,
dove siete?

Nascoste nelle pieghe della mia memoria.
Cristalli di ricordi luminosi
che, a luce spenta,
illuminano il mio cervello.

mercoledì 30 maggio 2012

-Ritorni-





Scende nel mio cuore
il tuo dolore distratto
e, con esso, quello che era lei.

In una distrazione fatale
smarristi la bussola del tempo
-tra una pillola inzuppata ed una polverina di troppo-.
In quei  ritmi troppo incalzanti per ciè che eri.

Ti inscrivesti nell’eternità
come stella lucente.

Espropriato in un attimo fu il senso della fugacità,
questa fugacità che da mane  a sera ci accompagna
come quel vizio troppo invadente che ci si attacca addosso
e che mai ci libererà.

Come una sua riserva torni a me.

martedì 29 maggio 2012

-Rispecchio-


Una carezza solleva il tuo sudario.
Le composte cicatrici che,
dalla mente violata,
diffondono sulla pelle,
mi parlano di me.

In te rispecchio la mia umanita'
che rifugge il potere
in qualsiasi sua forma.

giovedì 24 maggio 2012

-Il suono del silenzio-




Perché anche il silenzio ha un suono,
potrebbe essere il suono della speranza,
no, solo silenzio.
Il suo suono,
il suono del silenzio.

Questo silenzio che parla nella notte,
che bisbiglia la tua voce compatta,
che, nella notte, la bisbiglia.

Questo suono che mi carezza il cuore.
Questo suono che è solo silenzio.

mercoledì 23 maggio 2012

-In una parola-




Dirompente la mia forza
squarcia le tue aspettative,
i tuoi immaginari futuri
immobilizzati in un tempo da finire.

Serena la tua esitazione
Non mi apre squarci di pensiero.

martedì 22 maggio 2012

-Passaggi-




Lacrime  di cera
 asciugano il mio cuore.
Gocce di pioggia impolverate
 chiudono il mistero del ricordare,
del mio ricordare.
In questa fugace chiusura
in questo flebile passare.

lunedì 21 maggio 2012

-Ho immaginato-

Tra alterne fortune ho immaginato la mia vita.
L' ho immaginata al caldo di un focolare
ora ardente, ora sbiadito.

Un tizzo di fuoco che sempre mi attendesse
al crocevia di movimenti instabili.
Ho immaginato.

-Amicizia-

Tu, piccolo grande uomo che mi hai lasciata
cosi', in questa interdizione agghiacciante.

Ammutolita statua in sul ciglio di un'alta collina.
Immobile, fissa in quell' attimo-che perdura-di abbandono.

Tu, altro GrandePiccolo uomo amico
che accompagni i miei sentieri
fedele, nei tuoi occhi color nocciola nei miei.

sabato 19 maggio 2012

-Sognatrice solitaria-

Per te, viso di donna,
compiaciuto nella sua bellezza estatica.
Passeggera solitaria
in tra le pagine di un libro compiuto.

Sognatrice solitaria
 de 'Le notti bianche',
bianche come la composta,
rinascimentale bellezza delle tue linee,
conchiuse come un ricordo,
mutevoli nei tuoi passaggi
e nelle movenze sfuggenti.

Di fluenti riccioli d'oro
questo istante adornato,
fermo, bloccato in eternita'.

-Acciaio-




Valigie piene di speranza,
stuoli di foglie secche,
folate di vento mi portano a te.

Danza la mia risata,
gira la mia risata per te,
per te Milord, mia adorata imperfezione.

Per te, odore di terre lontane.
Sapore residuale di bianca schiuma di latte.
Per te, residuale come sapore di latte appena scaldato.

giovedì 17 maggio 2012

-Questo-




Questo tempo che sa di eterno,
  ma eterno non è.
Come una nota stonata
 come un pensiero privo di parola
  che pensiero non è.
Questo tempo che passa
 che sfugge.
Questo corpo inchiodato che vorrebbe fuggire anch’esso,
  ma fuggire non puo'.

mercoledì 16 maggio 2012

-Appunti-

[...] E' fin troppo certo che vi è un abuso della storia che è come la prova indiretta di una incapacità alla creatività originale: è davvero troppo ottimistico credere, alla maniera hegeliana, che creare sia per lo spirito sviluppare ed introdurre sulla scena della storia il momento dialettico, che consentirà ad ogni riflessione successiva di mostrare che tutto cià che l'ha preceduta era necessario, ponendo così la storia proprio come organo della filosofia.


[...]in filosofia non si conoscono inizi assoluti, ogni pensiero filosofico è  una continuazione.


[...]La "storia delle variazioni" solo per un dogmatico e uno scettico diventa fatale perchè nè l'uno nè l'altro ammettono che lo spirito possa trascendere le forme in cui si realizza in un dato momento. Ma il filosofo, a parte i suoi momenti peggiori, non è nè un dogmatico nè scettico.


[...]si puo' osservare che temi e dottrine filosofiche vanno incontro a una usura graduale, che lo slancio a poco a poco si attenua, che la  vena filosofica si esaurisce. Una filosofia, così come una scuola nel campo artistico, è soggetta a quelle trasformazioni che sono state  egregiamente messe in risalto dal Deonna nella storia dell'arte: a mano a mano che  si allontana dalle sue origini e dall'ambiente che le ha dato vita, il pensiero si fa prendere dal manierismo, dal gusto arcaicizzante, e da tutte le complicazioni  barocche.[...]

Da La filosofia e il suo passato di Emilie Brehier.

lunedì 14 maggio 2012

-Per un compleanno che non ci sarà piu'-






Dita carezzevoli in volute morbide di capelli.
Riccioli di cuore che si increspano.
E questo tempo che passa approssimandomi al tuo infinito.
A te che sei divenuto un infinito.

giovedì 10 maggio 2012

-Rubarle lo scettro-


Gli occhi fisici socchiusi.
Ottenebrata l’apparenza dell’esistenza.

Volgere, così, una domanda, un pensiero
 all’inconcedibile.

Strapparle la pretesa.
In un gioco di specchi rubarle lo scettro,
la falce acuminata, tagliente.
Rotearla nell’aere e giocare con lei.

L’illusione sempre di essere.

-Lingua 1-

La mia domanda. Quanto sono vicino con una domanda.
Le nuvole sono i miei berretti piu' vicini nel
cielo in movimento. Parlare sulla terra.
Come muoiono in velocità e in bellezza. Mi sono spaventato per poterti piacere oggi.
Quasi non mi si chiudono i bottoni della camicia.
Cosa dico?
-Peter Waterhouse-

mercoledì 9 maggio 2012

-Oltre-


Un’immagine improvvisa passa
Indecifrabile, indefinibile
Non inerisce la mia vita.
Ne è fuori.
Schizza in me.
Ispirazione della schizofrenia
Schizofrenia dell’ispirazione
Ispirazione schizofrenica.
Oltre la medicalizzazione degli scomparti dell’esistenza
-lì dove il potere non nicchia con il suo cappello-. 

lunedì 7 maggio 2012

Poesia, Licini



Chi cerca suole mai trovare certezza.
Io cerco sempre senza mai trovarla
una certezza dove poter gettare
tutte le forze di una mia lontana
miracolosa vita forse sognata
forse trascorsa un poco troppo
col cuore nella mano
col cuore e col pensiero nella mano
un poco troppo bella dell’anima
ch’io cerco ancora
senza mai stancarmi
troppo sperando
d’incontrarla un giorno.

-Distesa-

Distesa,
le braccia conserte
al limitar del cuore
stringono il diaframma.
Lo contengono, lo sostengono
In questa tarda e buia notte di dolore.


domenica 6 maggio 2012



Il mio cuore trabocca, cosa potrà arginare quel fiume in piena?
Come tenerlo fermo, esortarlo di smetterla.
Impedirgli di parlare!
Dire a quel flusso esondante di fermarsi.
"Fermati!", gli ordino, ma lui di me non si cura.

Ecco, lo vedo!
Un pericolo all'orizzonte si avvicina,lo minaccia,
ma il mio cuore è un cuore bambino
e non ascolta le parole del saggio pensare.
Vuole correre, straripare, inondare l'amato e farlo suo,
con lui danzare, farlo danzare con lui, come sasso che rotoli in un fiume in piena.
Un fiume che si diverte ad innalzarlo, a farlo dolcemente ricadere.

Eccolo, il pericolo, lo vedo!
Inabissa.
Me vuole sterminare.
Ma il mio cuore si volta incurante, di lui non si cura.
Gli gira le spalle e ride ride con tutto il fiato che ha in gola.

Grida, grida cuore mio!
Vivi, vivi cuore mio!
Non ti curar di loro.
Lascia alle tenebre il loro spazio, lascia che si divertano anche loro.
Vivi, vivi cuore mio.

giovedì 3 maggio 2012

-Parole-




Ti cercavo,
tu cercavi me.
Era una perdita dei sé in abbracci immaginari
lievi, delicati, ma intensi.
A sopraggiungere su di noi una cappa nera come la morte,
buia come il profondo mare.
Lì dove un solo sé
Si perde da se stesso.

-Oggi penso che...-

Sono felice perche' ho realizzato almeno uno dei miei quattro sogni, avere un figlio.