Ti ho visto, ti ho qui dinanzi, con gli occhi dell’anima aperti
E quelli del cuore straziati per troppo dolore.
Si chiama rimorso, forse.
Forse si chiama amore, legame.
Forse.
Si chiama, si chiama e forse non si chiama.
Ora non si chiama piu’.
La morte ha steso il suo velo pesante.
Sembra trasparente.
Velo di marmo.
Ti vedo qui dinanzi agli occhi.
La corda, il corpo che pende al soffitto.
Solo, come sempre sei stato.
Solo.
Mi lasci un rimorso ed io ti odio.
Con un gesto ci sei riuscito.
Hai lasciato il tuo segno impermeabile.
Quel segno che marchia la mia pelle
E marchierà il mio cuore.
Di una vergogna inconfessabile,
di un rimorso che stringe il cuore
e che mi fa dire, pensare, vivere
che ora non voglio piu’.
Non volgio piu’ presenze, assenze,
esistenze nella mia vita.
Non voglio piu’ niente se non un silenzio che mi avvolga
E che mi culli.
Che, dolcemente mi culli con sé.
Come in una sacca di seta, delicata.
Parole, presenze, pretese, rancori,
parvenze umane effimere.
Non volgio piu’ niente di ciò.
Piu' niente da nessuno,
se non la gratuità dell’amore che svolge,
avvolge sé in altri/e.
Senza strappi, paure, ansie, pretese,
perplessità. Menzogne.
L’essenziale è sottile, nascosto, in fondo.
Ti vedo lì, con il corpo appeso a quel soffitto pesante
Che riesce a reggerti come forse nessuno è riuscito.
I tuoi occhi nei miei,
i nostri gesti silenziosi,
la discrezione di quell’amore non consumato.
Quell’amore che ci ha uniti per sempre
E che non ci ha fatti piu’ incontrare.
Sei andato per sempre
E non hai voluto salutarmi,
ti sei negato a me
come io feci con te
in qulla prigione di sabbia.
Cosa diranno?
Cosa sapranno?
Cosa potranno dire Pina, Alfonso oggi?
Ricordi quelle urla?
Mi chiamavano all’ordine
Io che andavo dietro te,
dietro la tua scia delicata profumata e discreta.
Non ci sei piu’.
Non ci incontreremo piu’.
Per te la fine.
Per me l’inizio di un nuovo tormento chiamato Vita.
Addio Massimo.
