In un buio di un'esistenza lontana ritrovo le mie mille domande sospese nel tempo.
A te ritorno sempre con il cuore e con la mente
di te riempio quei minuscoli puntini bianchi nel cuore che lasciano adito a dubbi.
Quando di te dimentico vagheggio in un fare che mi parla di quello e di quell'altro
in un fare che si risolve in un presente che non posso abolire.
Vago, temporeggio in questo non sapere cosa sia realmente tutto cio',
il tutto? Il resto di un qualcosa che non doveva piu' essere oltre il noi.
E quel tempo nel quale, scossa dallo spavento, i nostri corpi si separarono per un quando che è divenuto un sempre.
Ogni tanto parlo di te e mi chiedono di te, di quello che nel mio cuore ancora c'è.
Si cerca di rispondere per non rischiare di non tessere le fila di un senso che, si dice, deve esserci.
E così si vagheggia come quando tu c'eri in carne ed ossa ad abitare questi spazi
quando ancora lo stupore sulle labbra delle persone si leggeva in quel non detto
in quell'immagine di me e di te che non conciliava il senso di un esistente
dal quale noi ci eravamo distanziati.
Nel nostro amore, nei nostri baci, nelle strette di mano che mai si perdevano
ci eravamo illusi di poter fermare il tempo.
Quel tempo che ci ha colto così paralizzati nell'ultimo istante di realtà.
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