Scende nel mio cuore
il tuo dolore distratto
e, con esso, quello che era lei.
In una distrazione fatale
smarristi la bussola del tempo
-tra una pillola inzuppata ed una polverina di troppo-.
In quei ritmi troppo
incalzanti per ciè che eri.
Ti inscrivesti nell’eternità
come stella lucente.
Espropriato in un attimo fu il senso della fugacità,
questa fugacità che da mane
a sera ci accompagna
come quel vizio troppo invadente che ci si attacca addosso
e che mai ci libererà.
Come una sua riserva torni a me.
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