…come la giustizia presupponga insieme il dire la verità e la restituzione. I due gesti si stringono e si congiungono. L’una suppone l’altra e la implica.
Chi restituisce lo fa “in verità”, restituisce la parola.
La verità non sarà altro se non questo restituire la parola, rilevando l’altruità.
Dalla derivazione latina del termine apprendo che l’integrum, che si accompagna alla restituzione, significa “intatto”, non toccato, così com’era.
Nella considerazione di una restituzione, che manca per sua essenza quell’integrum, posso restituire non quel che ho tenuto intatto, ma quel che mi è toccato. Non come propriamente era, ma come propriamente non è mai stato né sarà.
“La verità si viene a sapere”, l’espressione comune è presente in molte lingue, in tedesco suona “Die Wahrheit wird zum Vorschein kommen”, viene innanzi, si fa strada, te la ritrovi davanti. Ti supera. In spagnolo si dice “la veridad sale”,esce, salta fuori. L’idioma in questo caso è un’ingiunzione, un monito e un incoraggiamento.
“La verità si viene a sapere”, lo si dice all’amico, lo si ripete a se stessi quando si è subito un torto, o quando si è spezzato il continuo abituale e programmato degli eventi della propria vita. E’ un’espressione che richiama la giustizia. E sempre si arriva ad una tale congiunzione, di verità e sapere, quando si tratta di giustizia.
La restituzione alla fine non è altro che dare verità al sapere. Farla saltare fuori, farla apparire innanzi, farla venire al sapere, cioè all’istituzione. Ma è un processo continuo, che non chiamo di trasmissione perché non preserva, se non sostenendo l’altro nella sua verità di sapere.
Quel sostenere che per l’educazione significa avviare per la propria strada, lasciando che l’altro diventi cio che è.
"La scuola dei sentimenti", Giuseppe Ferraro.