"[...]come svuotata di qualsiasi sostanza, quale "corpo" l'opera d'arte moderna puo' ancora offrire alla nostra attenzione? Piu' il suo statuto, le sue frontiere, i suoi mezzi e il suo fine diventano incerti tanto piu' imponenti e imperiosi diventano al contrario i sistemi per raccoglierla, conservarla, esporla e spiegarla. Ed ecco che una vera e propria scienza museografica si mette in moto per delimitare un oggetto che si assottiglia sempre piu'. Fra l'occhio dell'osservatore e l'oggetto si frappone un apparato tanto piu' pesante e imperativo quanto piu' ambigua è la natura stessa dell'oggetto. Costruzioni di cemento, di acciaio e di vetro, dotate di macchinari ingegnosi, e monumenti di carta-scritti teorici, manifesti, analisi di ogni tipo, si consacrano alla gnoseologia di un oggetto che si fa sempre piu' raro e, in ogni caso, sempre piu' evasivo. Come in fisica fondamentale, si costruiscono macchine sempre piu' grandi per osservare fenomeni sempre piu' piccoli."
Jean Clair, Critica della modernità
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