mercoledì 2 aprile 2014

-Visioni-

Di tanta amarezza denso il corpo dal cuore
che la luce di fuori soffoca il cervello e annebbia lo sguardo.
Stringo gli occhi nel rifiuto
armeggio sul tempo provando ad immaginarlo.
E un tempo di sogno sovrappone al tempo presente.

Un gelo che intero il corpo aveva immobilizzato in una morsa di terrore:
“Che non sia per me! Che da me lontano arranchi le sue grinfie!”;
provando a fingere un sonno che dalla finzione stessa sia richiamato
mi annido nel ricordo del tuo volto.

Dense su di esso strisce di pianto e un non volere che sia così.
Nel rifiuto della luce, armeggiando con il tempo ti ritrovo.
Il tuo segno che è poi scomparso, passato, fugace, come una scia di Luce.

Nell’istante del sonno richiamato avevo invocato a te, al tuo calore,
che in qualche modo potessi tu venire a me.
Immaginavo che il segno avrebbe esulato dai modi delle mie aspettative.

Così è venuto il messaggio per poi sparire.
A me ha detto del tempo delle passioni, della loro eternità.
E di quanto il Sogno sia Vita
di quanto al cervello sveglio sono nascoste le vie del suo mistero
Che perenne lo accompagna da mane a sera da sera a notte, dal buio alla luce.


Perpetuamente…