venerdì 14 dicembre 2012

-Di notte, di giorno?-





Centellinando una sensazione di essere

al ciglio di un'immagine riflessa
che non riflette, in giusta dose,
una sommaria appartenenza già malamente avvertita.
In egual guisa ti riguardo nei miei sogni e torni,
tormenti, con un'immagine simile alla tua,
il ricordo che ho di te.

Mi ritrovo sull'onda dello stesso sentire a guardare

l'immagine del sosia che non sei tu.
E' il terrore di perderla che si è impossessato di me.
Perdita di te, perdita di me
e mi domando se mai qualcosa sia realmente stato
al di là di questo sentire fluttuante del  non essere.

Come un demone scaltro, senza preavvisi arriva,

armandosi di notte e riemergendo di giorno in una scelta causale di gesti, di umido
che narra di  desideri inappagati.

venerdì 23 novembre 2012

-Un vento che va-




Una folata di vento
sulla striscia di un momento che va
una prospettiva, un'ombra
una regolazione di diaframma e tempo.
Una posa.
Un infinito che percorre i sentieri di queste vene fino al cuore.

Un sobbalzo,

un accostarmi a te con il pensiero.
Una lacrima che scende
un volto bagnato ed un cuore che non riesce a fermarsi.
Un ricordo.

venerdì 2 novembre 2012

-Il ricordo che ho di te-




In cristalli liquidi di memoria
si muove-delicato-il ricordo che ho di te.

Agli occhi socchiusi,
sul confine dell’infinito,
la bocca pudica semi aperta
scioglie la risata argentea.

Schizzi di luce vivida, diamantina
splendono dalla tua anima brillante
al sole es-posta.

martedì 30 ottobre 2012

-Selvaggi-





Vi guardo nei vostri cervelli arrugginiti,
vecchi compagni di ventura,
col cervello in bilico tra un gioco perso e, per questo, conciliante
ed una speranza di un sogno lungo un  brivido.
Quel brivido che sa di un vizio da non poter lasciare.

Quel vuoto cieco nel quale abbandonare ogni peso,
troppo insopportabile per membra così stanche.
Vi appartengo un po’,
scissa in/tra gli occhi vitrei del cane da guardia
che scuote  questa mia illusione.
Appostato su ogni palazzina,
dietro ogni balcone,
mi ricorda, gelido,
quanto, quel vizio conciliante sia,
esso stesso, ancora, schiavitu’.
Così, troppo.

Indomiti cavalli selvaggi
sguazzano nella pianura.





lunedì 29 ottobre 2012

-Di te-

Prima che venga giorno
una tua parola, senza perchè, vorrei ritrovare.
Un senso di te che non sia di male,
di un non dover essere stretti nel chiedersi
"Che nome dare?".

Prima che venga un nuovo giorno

di te, nuovamente, mi vorrei inebriare.
Della tua voce di possesso marcata,
di vergogna segnata.

mercoledì 5 settembre 2012

-Profili-

Scalpita nelle zampe
un uccellaccio diurno.
Becchetta nelle piume
un uccellaccio sul tetto.
Si illumina nel suo profilo nero la luce del sole.

venerdì 24 agosto 2012

-Narciso-

Immersa in un gioco di ombre e di luci che tutto contrasta,
il vero dal falso.

Su quella linea di demarcazione

nettamente
provare ad osservare.

I vari perche':

tentativi di salvaguardia di un se'
profondamente deturpato?

L'immagine che si restituisce ai miei occhi e' proprio questa:

di una bruttezza orribile, mostruosa.

Un narciso pomposo

presente a quel se' sociale
sul quale impietoso, gira, scava.

Nel tentativo di divenire cio' che non e',

ma che gli hanno fatto credere di essere.

sabato 11 agosto 2012

-Notte delle stelle cadenti-

Un amore presente mi ruba i pensieri.
Mi sorprende dal cielo una stella che parla di una Luce.

Sul profondo del blu immenso, immobile, mi osserva.

Ricorda la promessa d'eternita'.

Una brezza serale carezza la mia veste,

fresca del profumo di fiori d'arancio
dal giardino segreto dal quale tutto cio' proviene.

giovedì 9 agosto 2012

-Ritorni-

Muove il mio corpo una leggera melodia balneare,
ritmo di tempi viventi.

Sospende la mia mente il ricordo di lui,
pulviscoli di sabbia sottile sfiorano i miei occhi.

Mani antiche, nella notte, mi riportano indietro,
a quel che sarebbe stato e non fu,
a quella promessa persa nell' oscurita' del tempo.

Incisa in parole eterne, ritornate a me-mai per caso-:
«Pensi di poter imporre qualcosa di diverso con la presenza di F.?
No, io so quanto mi ami, te lo leggo negli occhi.
Ti reincontrero', un giorno, in qualsiasi stazione di questo pianeta».

-Scherzo 3-

Partire sull'orlo dell' infinito
con la prua diretta in avanti
e una scia di luce a ricoprire il cammino:
indietro, su cio' che e' passato
in avanti, su cio' che e' da venire.

-Scherzo 2-

La luce si spezzetta nelle onde morbide e gioca con il mio cervello.
Sinapsi aguzzate alla ricerca di qualcosa che e'.

-Scherzo1-

Placida, serena, scorre su una tavola di mare, una leggera barchetta.
Incrocia il suo cammino con una piu' grande.

Imperterrita prosegue

lasciando dietro di se' attoniti pensieri.

martedì 7 agosto 2012

-Lei-

Di roccia granitica,
il tuo involucro di pelle,
mi respinge da se'.

In abissi di incertezza,

in un cieco andare,
mi dibatto.

Maschera grottesca, affamata

avida di qualcosa che non sa, che non vede.

Essere in una pudica vergogna

di qualcosa che non sa.

venerdì 27 luglio 2012

-Vuoto-





E per non continuare a fingere che non ci sia,
Lui che ritorna sempre
ad ogni colpo di vita, fedele.

Rivederlo negli occhi imbalsamati di pianto,
risentirlo nelle labbra impiastricciate di dolore.

Un tonfo sordo che ripercorre le cavità
di questo corpo.

Ritrovarlo ad ogni incrocio di strade non percorse
e in quel vuoto sentire risuonare la sua lucida presenza.

La presenza di Lui, questo vuoto freddo
che sprofonda e risale dal cavo e che ritorna.

Sempre.

venerdì 13 luglio 2012

-You don't know-




La mia anima tocca terra
e polvere sporca.

Reclama il diritto di non essere salvata da questo,
da questo che esiste,
da questo stare
-I am-

Tu non sai
-You don’t know-
quanto si puo’ preparare un suicidio del corpo,
un suicidio tanto pensato, tanto atteso.

Una vita determinata solo da questo andare,
da questo incedere del tempo
che solo la risolve in sé stessa.

Forma di spirale che, nella sua fine mai conclusa,
cerca incessantemente il filo della sua origine.







mercoledì 27 giugno 2012

-Monadi-


"Comunque il pensiero che miliardi di singole entità, nonostante siano reciprocamente cieche, debbano comunque creare insieme un "mondo", proprio un mondo, proprio un sistema-mondo, mi sembra privo di senso e addirittura contraddittorio. E anche l'affermazione che tutte queste monadi, nonostante la loro totale cecità reciproca, stiano bene insieme le une con le altre grazie  a un'"armonia prestabilita"; e inoltre in virtu' di questo stare bene insieme dimostrano addirittura l'esistenza di un elemento prestabilizzatore, ovvero l'esistenza dio Dio, questa affermazione non puo' essere accettata da nessun uomo sensato, era soltanto una dichiarazione ingannevole, con la quale Leibniz voleva evitare che lo si ritenesse un eretico come quell'altro, il nostro misterioso progenitore che egli aveva visitato in tutta segretezza in Olanda".
G.Anders, La battaglia delle ciliege

La storia qui raccontata si svolge all’interno di una casa nel centro storico di Napoli  in una serata afosa. 
Le finestre aperte per la grande calura, permettevano all'aria fresca di entrare e sfiorare i corpi affaticati e caldi.
Il televisore acceso trasmetteva il film Kung Fu Panda 2.  La scena era quella nella quale il panda scopriva di non essere figlio naturale del suo papà che lo aveva cresciuto, comunque, con tanto amore.
Il momento in cui il Panda entra in crisi cominciando a porsi la domanda esistenziale sul “Chi sono”.
Uno dei due corpi stesi sul divano letto era di una mamma, l’altro del figlio di 7 anni.
La mamma si volta verso il figlio e gli spiega il senso della storia, allora il bimbo dice, come in un impeto di consapevolezza: “E’ vero, ma io chi sono? E tu chi sei? Chi siamo?”
La mamma: “Questo è un grande problema, siamo un nome, il nostro nome e siamo le azioni che facciamo, nessuno sa chi è”.
Il bambino, perso ormai nei sentieri del suo pensare: “Io sono figlio tuo e di papà, tu sei figlia di tua mamma e tuo papà, tua mamma è figlia di un'altra mamma e di un altro papà…e poi? Prima, prima, da dove veniamo?”


mercoledì 20 giugno 2012

-Abissi-







In abissi di melanconia
gioco a perdermi per ritrovarmi
-pezzi di me  dispersi in un cieco andare senza senso-
li ritrovo in una figura di morto
sepolto nella terra nuda.

Mi ritrovo così a sentirmi viva nel pensare ad un corpo morto.

Questo lutto che non puo’ esistere.
Questa morte che sostituisce la vita
o questa vita che sostituisce la morte.
Come l’uno o l’altro,
come un sole e una luna che si alternano.

In un cielo notturno annebbiato
dai fumi dell’alcol
li ho visti entrambi
scagliati lì nel fondo del mio abisso. 


venerdì 8 giugno 2012

-Veleno-


Fiele velenosa scende
dal cavo dell’esistenza
e vi si ribalta fuori
spandendo il suo
sapore di miele rancido.

Dallo stomaco all’estremità
della mano
chiusa in un pugno vigoroso
che si scagli su quanto di piu’ orrido
quella parte di umanità
chiamata lerciume
possa concepire
nella sua mente deviata.

Una catena di male
che un piccolo, fragile essere
riesca a spezzare.

Ribellandovisi,
quando sarà.

mercoledì 6 giugno 2012

-Insperanze-




Un non senso graffiante
esplode questo microcosmo
nel quale ognuno immagina,
bambino spaurito o fiducioso,
di potere, di avere qualcosa.

Una cosa di desiderio, di sogno:
una cosa.
Un giocattolo graffiato,
usato, riusato che gira
in questo piccolo universo
di speranze insperabili. 

martedì 5 giugno 2012

-Un viso-


Sfiorano le mie dita
una triste verità antica
per tanto tempo negata.

 ma

Sfiorano i miei occhi
la bellezza nascosta dei tuoi,
belli e profondi.
Quegli occhi che penetrano
nella mia anima e la fanno sobbalzare.

Della tua bocca farei banchetti,
della tua lingua morbida pasti succulenti,
della tua pelle levità per il mio sapore,
del tuo corpo un peso da sentire sul mio.

Delle tue mani farei materia da scultore,
una materia viva,
che,  in loro, me, trasfiguri.

domenica 3 giugno 2012

-La disperazione-


Prende possesso di me
questo dolore e brucia dentro.
Dalla bocca fuoriesce un rumore strozzato e
dalla pancia una ribellione,
un vomito che vorrebbe esplodere.
So che non deve essere strozzato.
So che deve fuoriuscire libero.
Braccia che lo accompagnano,
voci che mi esortano,
dove siete?

Nascoste nelle pieghe della mia memoria.
Cristalli di ricordi luminosi
che, a luce spenta,
illuminano il mio cervello.

mercoledì 30 maggio 2012

-Ritorni-





Scende nel mio cuore
il tuo dolore distratto
e, con esso, quello che era lei.

In una distrazione fatale
smarristi la bussola del tempo
-tra una pillola inzuppata ed una polverina di troppo-.
In quei  ritmi troppo incalzanti per ciè che eri.

Ti inscrivesti nell’eternità
come stella lucente.

Espropriato in un attimo fu il senso della fugacità,
questa fugacità che da mane  a sera ci accompagna
come quel vizio troppo invadente che ci si attacca addosso
e che mai ci libererà.

Come una sua riserva torni a me.

martedì 29 maggio 2012

-Rispecchio-


Una carezza solleva il tuo sudario.
Le composte cicatrici che,
dalla mente violata,
diffondono sulla pelle,
mi parlano di me.

In te rispecchio la mia umanita'
che rifugge il potere
in qualsiasi sua forma.

giovedì 24 maggio 2012

-Il suono del silenzio-




Perché anche il silenzio ha un suono,
potrebbe essere il suono della speranza,
no, solo silenzio.
Il suo suono,
il suono del silenzio.

Questo silenzio che parla nella notte,
che bisbiglia la tua voce compatta,
che, nella notte, la bisbiglia.

Questo suono che mi carezza il cuore.
Questo suono che è solo silenzio.

mercoledì 23 maggio 2012

-In una parola-




Dirompente la mia forza
squarcia le tue aspettative,
i tuoi immaginari futuri
immobilizzati in un tempo da finire.

Serena la tua esitazione
Non mi apre squarci di pensiero.

martedì 22 maggio 2012

-Passaggi-




Lacrime  di cera
 asciugano il mio cuore.
Gocce di pioggia impolverate
 chiudono il mistero del ricordare,
del mio ricordare.
In questa fugace chiusura
in questo flebile passare.

lunedì 21 maggio 2012

-Ho immaginato-

Tra alterne fortune ho immaginato la mia vita.
L' ho immaginata al caldo di un focolare
ora ardente, ora sbiadito.

Un tizzo di fuoco che sempre mi attendesse
al crocevia di movimenti instabili.
Ho immaginato.

-Amicizia-

Tu, piccolo grande uomo che mi hai lasciata
cosi', in questa interdizione agghiacciante.

Ammutolita statua in sul ciglio di un'alta collina.
Immobile, fissa in quell' attimo-che perdura-di abbandono.

Tu, altro GrandePiccolo uomo amico
che accompagni i miei sentieri
fedele, nei tuoi occhi color nocciola nei miei.

sabato 19 maggio 2012

-Sognatrice solitaria-

Per te, viso di donna,
compiaciuto nella sua bellezza estatica.
Passeggera solitaria
in tra le pagine di un libro compiuto.

Sognatrice solitaria
 de 'Le notti bianche',
bianche come la composta,
rinascimentale bellezza delle tue linee,
conchiuse come un ricordo,
mutevoli nei tuoi passaggi
e nelle movenze sfuggenti.

Di fluenti riccioli d'oro
questo istante adornato,
fermo, bloccato in eternita'.

-Acciaio-




Valigie piene di speranza,
stuoli di foglie secche,
folate di vento mi portano a te.

Danza la mia risata,
gira la mia risata per te,
per te Milord, mia adorata imperfezione.

Per te, odore di terre lontane.
Sapore residuale di bianca schiuma di latte.
Per te, residuale come sapore di latte appena scaldato.

giovedì 17 maggio 2012

-Questo-




Questo tempo che sa di eterno,
  ma eterno non è.
Come una nota stonata
 come un pensiero privo di parola
  che pensiero non è.
Questo tempo che passa
 che sfugge.
Questo corpo inchiodato che vorrebbe fuggire anch’esso,
  ma fuggire non puo'.

mercoledì 16 maggio 2012

-Appunti-

[...] E' fin troppo certo che vi è un abuso della storia che è come la prova indiretta di una incapacità alla creatività originale: è davvero troppo ottimistico credere, alla maniera hegeliana, che creare sia per lo spirito sviluppare ed introdurre sulla scena della storia il momento dialettico, che consentirà ad ogni riflessione successiva di mostrare che tutto cià che l'ha preceduta era necessario, ponendo così la storia proprio come organo della filosofia.


[...]in filosofia non si conoscono inizi assoluti, ogni pensiero filosofico è  una continuazione.


[...]La "storia delle variazioni" solo per un dogmatico e uno scettico diventa fatale perchè nè l'uno nè l'altro ammettono che lo spirito possa trascendere le forme in cui si realizza in un dato momento. Ma il filosofo, a parte i suoi momenti peggiori, non è nè un dogmatico nè scettico.


[...]si puo' osservare che temi e dottrine filosofiche vanno incontro a una usura graduale, che lo slancio a poco a poco si attenua, che la  vena filosofica si esaurisce. Una filosofia, così come una scuola nel campo artistico, è soggetta a quelle trasformazioni che sono state  egregiamente messe in risalto dal Deonna nella storia dell'arte: a mano a mano che  si allontana dalle sue origini e dall'ambiente che le ha dato vita, il pensiero si fa prendere dal manierismo, dal gusto arcaicizzante, e da tutte le complicazioni  barocche.[...]

Da La filosofia e il suo passato di Emilie Brehier.

lunedì 14 maggio 2012

-Per un compleanno che non ci sarà piu'-






Dita carezzevoli in volute morbide di capelli.
Riccioli di cuore che si increspano.
E questo tempo che passa approssimandomi al tuo infinito.
A te che sei divenuto un infinito.

giovedì 10 maggio 2012

-Rubarle lo scettro-


Gli occhi fisici socchiusi.
Ottenebrata l’apparenza dell’esistenza.

Volgere, così, una domanda, un pensiero
 all’inconcedibile.

Strapparle la pretesa.
In un gioco di specchi rubarle lo scettro,
la falce acuminata, tagliente.
Rotearla nell’aere e giocare con lei.

L’illusione sempre di essere.

-Lingua 1-

La mia domanda. Quanto sono vicino con una domanda.
Le nuvole sono i miei berretti piu' vicini nel
cielo in movimento. Parlare sulla terra.
Come muoiono in velocità e in bellezza. Mi sono spaventato per poterti piacere oggi.
Quasi non mi si chiudono i bottoni della camicia.
Cosa dico?
-Peter Waterhouse-

mercoledì 9 maggio 2012

-Oltre-


Un’immagine improvvisa passa
Indecifrabile, indefinibile
Non inerisce la mia vita.
Ne è fuori.
Schizza in me.
Ispirazione della schizofrenia
Schizofrenia dell’ispirazione
Ispirazione schizofrenica.
Oltre la medicalizzazione degli scomparti dell’esistenza
-lì dove il potere non nicchia con il suo cappello-. 

lunedì 7 maggio 2012

Poesia, Licini



Chi cerca suole mai trovare certezza.
Io cerco sempre senza mai trovarla
una certezza dove poter gettare
tutte le forze di una mia lontana
miracolosa vita forse sognata
forse trascorsa un poco troppo
col cuore nella mano
col cuore e col pensiero nella mano
un poco troppo bella dell’anima
ch’io cerco ancora
senza mai stancarmi
troppo sperando
d’incontrarla un giorno.

-Distesa-

Distesa,
le braccia conserte
al limitar del cuore
stringono il diaframma.
Lo contengono, lo sostengono
In questa tarda e buia notte di dolore.


domenica 6 maggio 2012



Il mio cuore trabocca, cosa potrà arginare quel fiume in piena?
Come tenerlo fermo, esortarlo di smetterla.
Impedirgli di parlare!
Dire a quel flusso esondante di fermarsi.
"Fermati!", gli ordino, ma lui di me non si cura.

Ecco, lo vedo!
Un pericolo all'orizzonte si avvicina,lo minaccia,
ma il mio cuore è un cuore bambino
e non ascolta le parole del saggio pensare.
Vuole correre, straripare, inondare l'amato e farlo suo,
con lui danzare, farlo danzare con lui, come sasso che rotoli in un fiume in piena.
Un fiume che si diverte ad innalzarlo, a farlo dolcemente ricadere.

Eccolo, il pericolo, lo vedo!
Inabissa.
Me vuole sterminare.
Ma il mio cuore si volta incurante, di lui non si cura.
Gli gira le spalle e ride ride con tutto il fiato che ha in gola.

Grida, grida cuore mio!
Vivi, vivi cuore mio!
Non ti curar di loro.
Lascia alle tenebre il loro spazio, lascia che si divertano anche loro.
Vivi, vivi cuore mio.

giovedì 3 maggio 2012

-Parole-




Ti cercavo,
tu cercavi me.
Era una perdita dei sé in abbracci immaginari
lievi, delicati, ma intensi.
A sopraggiungere su di noi una cappa nera come la morte,
buia come il profondo mare.
Lì dove un solo sé
Si perde da se stesso.

-Oggi penso che...-

Sono felice perche' ho realizzato almeno uno dei miei quattro sogni, avere un figlio.

domenica 29 aprile 2012

-Il mio uomo-





La mente del mio uomo deve essere integgerima
non immacolata
La mente del mio uomo deve essere senza pecche
Impeccabile

sabato 28 aprile 2012

-Charles-


Penso a quanti uomini come lui possono nascere, immagino che cio' accada molto raramente. Io lo vedo come una Stella luminosa stagliata nel blu intenso e scuro della notte. 

Da "La mia autobiografia", Charles Chaplin.

"Ricordo una sera nella nostra unica stanza del seminterraneo di Oakleu Street. Ero a letto, in convalescenza dopo un attacco febbrile. Sidney era uscito per andare alla scuola serale e io e mia madre eravamo rimasti soli. Calava la notte, e lei sedeva con le spalle alla finestra, leggendo, recitando e spiegando nel suo modo inimitabile il Nuovo Testamento e l'amore e la pietà di Cristo per i poveri e per i bambini. Forse dipese dall'anormalità delle mie condizioni, ma in quel momento ella mi diede la piu' luminosa e affascinante interpretazione di Cristo che da allora io abbia mai visto o sentito. Parlò della Sua tollerante comprensione per i peccatori, della donna che aveva peccato e doveva essere lapidata dalla folla, e delle parole che Cristo disse loro:" Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra".
Leggeva nella penombra. S'interruppe solo per accendere il lume, poi parlò della fede che Gesu' ispirava ai malati, che per guarire dovevano solo toccarGli un lembo della veste.
parlò dell'odio e della gelosia dei Sommi Sacerdoti e dei Farisei, e descrisse Gesu' e il suo arresto e la Sua calma dignità al cospetto di Ponzo Pilato il quale, lavandosi le mani, disse (e qui ricorreva a tutto il suo istriniosmo): "In quest'uomo non vedo colpa alcuna". Parlò di come Lo avevano spogliato e flagellato e, mettendoGli sulla testa una corona di spine, Lo avevano coperto d'insulti e si sputi, dicendo:"Salve, Re dei giudei!".
Continuando la lettura, le si empirono gli occhi di lacrime. Parlò di Simone, che Lo aveva aiutato a portare la croce, e dell'occhiata di profonda gratitudine che gli aveva rivolto Gesu'; parlò di Barabba, il ladrone, che moriva con Lui sulla croce chiedendo perdono, e di Gesu' che diceva: "Oggi sarai con me in Paradiso". Di quando, dalla croce, abbassando gli occhi su Sua madre, Egli disse: "Donna, guarda tuo figlio". E di quando, alla fine della Sua straziante agonia, gridò: "Mio Dio, perchè mi hai abbandonato?". E a questo punto scoppiammo in lacrime tutti e due.
"Non vedi" disse piangendo mia madre "com'era umano? Come tutti noi, anche Lui fu assalito dal dubbio".
Mia madre mi aveva talmente commosso che avrei voluto morire quella stessa notte pera andare incontro a Gesu'. Ma lei non era altrettanto entusiasta. "Gesu' vuole prima che tu viva e si compia qui il tuo destino" disse. Nella stanza buia del seminterraneo di Oakley Street mia madre mi accese della fiamma piu' ardente che questo mondo abbia mai visto, e che da allora ha sempre arricchito teatro e letteratura con i suoi temi piu' grandi e appassionati: pietà, amore e umanità."

venerdì 27 aprile 2012

-Improvvisamente, una luce-


Ed improvvisamente, dal falso nulla, da quel buio del pensiero profondo che non si avvale del pensiero logico ed immediatamente visibile, una luce.
Eccola improvvisa a squarciare la mia mente e a rafforzare consapevolezze latenti.
Ho accettato tutto, non dal punto di vista morale, ma dal punto di vista della possibilità di comprensione verso un umano malato che, pur non dichiarandosi tale, desiderava tacitamente la guarigione.
Bugie, omissioni, doppie vite, ingurie, ma intervenuta la volontà ossessiva di oppressione del mio sé, intervenuto quel potere che tanto detesto del voler decidere sulla vita degli altri (in questo caso la mia), non solo non ho pensato due volte su come agire (cosa non rara essendo io abbastanza impulsiva), ma ho provato un senso di disgusto così forte che mi fa affermare oggi: “Ma come ho fatto?”, “Come ho fatto ad amare una persona così?”.
No, il tempo dei  dubbi appartiene, ormai,  al passato e mi sento liberata da una zavorra.  Non ci sono altre risposte che possono accorrere a salvare una ipotetica immagine, la mia unica spiegazione è che ho preso una grande svista.
Mi complimento con la malefica genialità del soggetto in questione, ma tant’è, essa  è dentro di lui e gli  si ritorce contro.
I dittatori, i sadici, i malefici vivono vita piena di riconoscimenti ed anche grandi plausi, ma sono infelici e sofferenti dentro.
A loro la pena che si auto infliggono, incapaci di chinare il capo con umiltà e di chiedere una mano che li aiuti a guarire dal marcio che prolifica  dentro.
Si dice che la giovinezza è l'età della speranza, appunto perchè in essa si spera confusamente qualcosa dagli altri come da se stessi [...]. Si cessa di essere giovani quando si distingue tra sè e gli altri, quando cioè non si ha piu' bisogno della loro compagnia.
Cesare Pavese

sabato 21 aprile 2012

I miei occhi si aprono su nuovi orizzonti, schiudono altri squarci tra l'azzurro e le nuvole, li' si inebriano per istanti infiniti..
Guarda "Leo Ferré - I superlativi" su YouTube

venerdì 20 aprile 2012

-Storie da culture contadine africane-

Intervistatore:
<<Cosa ti aspetti da tuo marito?>>

Intervistata:
<<Che sia gentile con me>>

Intervistatore:
<<E cosa ti aspetti dal matrimonio? Cosa si aspetta tuo marito da te?>>

Intervistata:
<<Ci aspettiamo di essere l'uno con l'altra gentili per tutta la  nostra vita>>.

giovedì 19 aprile 2012

Non esiste al mondo tenerezza piu' grande che quella procurata dai cuccioli, dai bambini e quando poi sono carne della nostra carne o per nascita o per cura, la sensazione e' lacerante nel senso esplosivamente piu' piaceve del termine..

giovedì 12 aprile 2012

-Come...-


Come una paura di perdere un qualcosa,  di morire un po’  o
come un sogno sospeso in una dimensione altra che non puo’ morire
perché non esiste di vita nostra, di senso della proprietà,
di attaccamento.

Come un sogno radicato in un tempo eterno
che sovrasta il passato, il presente, il futuro
che vive  con  flussi di effluvi, di arancioni sfuocati,
di cenni ad immagini scomposte.

Come una terra nella quale tutto ciò è sepolto ed insieme custodito,
di nessuno, di tutti o di uno solo che lo rivive in un tempo esso stesso indefinito.                                                                             

martedì 10 aprile 2012

Al signor Martino gli fu cambiato il nome, abbreviato in Mino per falso ossequio alla modernita'. Gli fu cosi' tolta la protezione del Santo. Gli fu cosi' tolta, in una mossa, l'identita'.
riadattamento di una metafora dello scultore contadino Domenico Perrini.

venerdì 6 aprile 2012

-Cit. Mattew Fox-

"Forse chiamando la mia teologia soft la gente tradisce un pregiudizio contro il femminile, visto che riconoscere l'aspetto femminile della Divinità è importante per la mia teologia. Credo, piuttosto, che denunciare chi la pensa diversamente sia un modo finto di essere duri che rivela una mollezza di fondo, una mancanza di autentica forza spirituale e intellettuale".

-Cit. Mattew Fox_

"La disciplina richiede discernimento, non è un valore in sè. Quando la disciplina serve a creare bellezza e giustizia e amore, è buona e importante."

-Cit. Mattew fox-

"Se la storia  europea del ventesimo secolo ci insegna qualcosa è che dovremmo mettere in discussione un bisogno troppo profondo di struttura ed obbedienza".

-Intervista a Matthew Fox-

<<Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa>>


Gran parte degli studi biblici concorda  che Gesu' non disse quelle parole, essendo esse un gioco di parole in greco e Gesu' non sapeva il greco. Furono quasi certamente aggiunte quando  la questione dell'autorità della Chiesa si fece piu' urgente.


Ratzinger fu scioccato dalle rivote giovanili del '68: prima come teologo aveva espresso pensieri progressisti al Vaticano II, dopo diventò molto rigido e si concentrò sulla propria ascesa. Dovrebbe domandarsi come mai era così a disagio di fronte al caos.
"...l'aglianico è tra le quattro o cinque piu' straordinarie varietà a bacca rossa della tradizione europea, e le sue potenzialità non sono ancora del tutto espresse. Vitigno antichissimo, introdotto probablimente in Campania e Basilicata da coloni greci già nel VII secolo a.C., è presente in tutto il sud Italia, isole comprese, ma trova la sua massima diffusione-e intensità espressiva- in Campania (Taurasi e al Falerno del Massico) e in Basilicata.
L'Aglianico del Vulture nasce su una terra vulcanica capace di trasmettere profumi di intensità quasi violenta e sapori di energia trascinante. Di carattere eclettico, dà vini molto godibili nelle versioni piu' leggere e prodotti molto complessi, straordinariamente longevi in quelle piu' strutturate. I migliori sono inebrianti fin dall'olfatto, ricchi di sfumature aromatiche, capaci di un'alternanza peculiare tra note scure di "terra" (humus, catrame, radice di liquirizia, sentori ferrosi), note fruttate e sentori piu' sottili e delicati, eterei.

-Genitori oggi-

Divertentissimo, acuto e lucido giudizio sui genitori di oggi, definiti come la generazione di genitori con ansie da accudimento ossessivo e, di conseguenza, come coloro che non hanno in sè e non inducono i figli al senso della responsabilità personale..
Il senso inteso sia come valutazione derivante dall'attività propriamente mentale, sia e soprattutto come risultato di un'esperienza emotivo-sensoriale..

mercoledì 28 marzo 2012

-La contraddizione-

"Quando delle cose diciamo che son finite con ciò s'intende che non solo hanno una determinazione, che non solo hanno la qualità come realtà e determinazione che è in sè, non solo son terminate, così da avere poi un esserci fuor del loro termine-ma che anzi la loro natura, il loro essere. è costituito dal non essere. Le cose finite sono, ma la loro relazione a se stesse è che si riferiscono  a se stesse come negative, che appunto in questa relazione  a sè si mandano al di là di se stesse, al di là del loro essere. Esse sono, ma la verità di questo essere è la loro fine" Il finito, insomma, è negativo o dialettico, è e non è, e ciò non in momenti diversi o successivi, bensì a un tempo e nella sua piu' profonda e intrinseca natura: quando il finito è, non è. "E' la natura stessa del finito, di sorpassarsi, di negare la sua negazione e di diventare infinito"
[...]mentre i singoli lavori utili o concreti, che producono valori d'uso diversi, sono per l'appunto lavori diversi, i lavori in quanto produttori di valore sono eguali, parti di un unico lavoro generale o comune, dunque separato dalle specificità individuali, di un lavoro che ha perduto il suo legame con le soggettività, e quindi con le differenze specifiche dei lavori singoli. "Siffatto lavoro-spiega Napoleoni-il lavoro cioè separato dalla soggettività, è ciò che Marx chiama lavoro astratto: l'attività lavorativa umana in generale, non differenziata al suo interno, e che, al suo interno, po' essere distinta solo in parti quantitativamente identiche. Il lavoro privato, di per sè asociale, diventa sociale in quanto perda la sua natura immediata di lavoro concreto, utile, determinato, e si rovesci nell'opposto, ossia in lavoro astratto". E' qui implicito il carattere contraddittorio del lavoro nella società borghese. Poichè il lavoro astratto è sì lavoro sociale, ma non perchè sia la somma dei singoli lavori individuali, bensì', al contrario, proprio perchè è la negazione dei singoli lavori differenti. 
Ovvero, per usare le parole di Marx, "il lavoro privato deve dunque rappresentarsi immediatamente come il suo contrario [...], come lavoro astrattamente generale": solo così il lavoro individuale diventa lavoro sociale.
E' qui celata, secondo Marx, la contraddizione che costituisce il fondamento  della società capitalistica e del suo movimento "sussultorio". Tale società, infatti, è basata sulla separazione fra particolare e universale, fra individuale e sociale, sicchè l'unità sociale capitalistica non è immediata, non è "bell'e pronta", ma è "risultato in divenire", cioè diviene unità grazie all'unificazione di elementi separati e contrapposti: è dunque un'unità profondamente contraddittoria. Questa unità contraddittoria è la stessa che caratterizza la merce in quanto unità contraddittoria di valore d'uso e di valore di scambio: nella produzione capitalistica il valore d'uso non costituisce piu' il presupposto e il fine della produzione, bensì è mezzo per qualcosa d'altro, per il valore. Per realizzarsi in quanto cellula dell'articolazione sociale, la merce deve compiere un vero e proprio "salto mortale", cioè deve trasformare la sua natura concreta a particolare, il suo valore d'uso, in un elemento astratto e universale, il valore. Ma ciò significa che, per funzionare come valore, la merce deve trasformare il suo corpo mortale nella forma luminosa del denaro.
 Ovvero-come spiega assai bene  Marina Bianchi- "la merce come cosa sociale, come valore di scambio, si stacca, si separa dal suo corpo naturale, dal suo valore d'uso", e quindi, mentre "il valore di scambio non puo' esistere se non ha a sua base il valore d'uso", "d'altro canto esiste solo se ne prescinde, solo in quanto si rende indipendente dall'uso particolare". Valore d'uso e valore di scambio "sono opposti  e devono essere uniti, sono separati, ma sono separabili. Non possono stare l'uno senza l'altro, ma sono sempre l'uno contro l'altro". Questa contraddizione che caratterizza la merce è la contraddizione dell'unità sociale capitalistica, ne determina l'andamento sussultorio e contiene in germe la possibilità delle crisi.

martedì 27 marzo 2012

[...] Mentre Lenin prevedeva che la distruzione del mercato avrebbe semplificato la vita sociale a tal punto che persino le cuoche avrebbero potuto svolgere funzioni di governo, Weber ammoniva  che la statizzazione integrale dei mezzi di produzione avrebbe portato alla fusione del potere politico con il potere economico e quindi alla restaurazione, sotto mentite spoglie, della "schiavitu' di Stato", tipica dei grandi imperi afro.asiatici.

L.P.-1978-

giovedì 22 marzo 2012

1978 -Terrorismo e quadro politico-

..e leggete leggete cosa affermava Fabrizio Cicchitto nel 1978 a proposito del terrorismo, ma si sa è l'umanità...

"Ma cominciamo dal sistema dominante. C'è il problema della rigidità e della mancata alternanza.
Noi abbiamo addirittura una situazione di stampo sovietcio morbido: l'abbiamo nel senso dell'identificazione
di un partito con lo Stato da 30 anni almeno; l'abbiamo con tutta la duttilità e le articolazioni possibili, ma questo dato è indubbio. E' qui che si innesta il processo di lenta incubazione del terrorismo, destinato a nascere sulle rigidità e sulle perversioni del sistema dominante italiano. Se le prime teorizzazionmi del terrorismo possono risalire al 70-71, è nel 69 che si verifica la rottura, e la lacerazione viene prodotta dalla violenza dello Stato. 
Questo, secondo me, non va mai messo da parte nella ricerca delle cause.
Non la violenza a volto aperto ma quella subdola, e ben piu' pericolosa, che prenderà il nome si strage di Stato: intendo la strategia della tensione che con Piazza Fontana si colloca in un pezzo di Stato. Non dico in tutto lo Stato, si badi bene, perchè se fosse in tutto lo Stato saremmo oggi in una situazione ben alrimenti drammatica. Dico che pezzi di Stato, pezzi di gruppi dominanti, pezzi di DC hanno tentato un'operazione che non gli è riuscita; però questo tentativo, questo che è un complotto per usare la parola che Minucci esita ad abbandonare, ha determinato una profonda lacerazione psicologica nella realtà del paese, in settori giovanili soprattutto, e di proporzioni così vaste da avere conseguenze di non facile riassorbimento. Io lo dico non a scopo giustificazionista, ma per darci una speigazione del fenomeno. Cioè lo Stato ha aperto il fuoco e lo ha aperto barando al gioco, non in chiave seccamente repressiva ma in chiave eversiva.
Io infatti non sto dicendo che lo Stato è Piazza Fontana, nè sto dicendo che lo Stato è un comitato di affari armato che uccide la gente. Sto dicendo un'altra cosa: che una delle ragioni del terrorismo, una delle ragioni che ha spinto la gente a mettersi su un certo terreno, è il fatto che lo Stato, in un suo settore chiave, ha barato al gioco e ha sempre coperto con la dissimulazione la propria responsabilità, rendendosi di conseguenza incredibile. Dopo di che, secondo me, i brigatisti rossi sono caduti esattamente nella trappola che avevano preparato gli strateghi della tensione."

venerdì 16 marzo 2012

Racconto per bambini

"Racconti per bambini"

Il re non vedeva di buon occhio che suo figlio,

abbandonando le strade controllate,
si aggirasse per le campagne per formarsi un giudizio
personale sul mondo;
perciò gli regalò carrozza e cavalli.
"Ora non hai piu' bisogno di andare a piedi"
furono le sue parole.
"Ora non ti è consentito di farlo"
era il loro significato.
"Ora non puoi piu' farlo" fu il loro effetto.

Mi capita sempre piu' spesso di apportare critiche non nel merito, ma nel metodo di una data azione politica.
Criticare il metodo e non il merito, tuttavia, puo' significare contestare il merito, poichè la forma e il contenuto coincidono.
La forma non è neutra e modifica il contenuto, lo determina.
E' questa lezione che viene spesso sottovalutata, ma viene volontariamente omessa e bistrattata solo quando la mala fede è il concime non visibile dell' azione.
La paura da sola non determina la violenza, la mala fede sì.

martedì 28 febbraio 2012

"L'intero apparato conoscitivo è un apparato di astrazione e semplificazione-non diretto alla conoscenza delle cose, bensì al dominio delle cose".

F.NIETZSCHE, Frammenti postumi estate autunno 1884.

mercoledì 22 febbraio 2012

-Appunti-




-CHARLES HAMILTON HOUSTON-


-THURGOOD MARSHALL-
"[...]
Quanto alle eredità culturali, religiose e umanistiche europee, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, il termine di confronto piu’ immediato con i problemi  posti dalla riflessione di Th.Marshall è, all’interno dell’Illuminismo europeo settecentesco, quello con la Scuola giusnaturalstica napoletana e la fondazione storica e filosofica dei Diritti dell’Uomo, alla quale essa diede luogo, particolarmente ad opera della personalità di maggior rilievo che a questa Scuola fece capo: Gaetano Filangieri e la sua Scienza della legislazione, pubblicata a Napoli, tra il 1780 e il 1791, in sei Libri.

….nel pensiero di Filangieri e della scuola a cui fa capo, i diritti fondamentali sono riconosciuti e garantiti, non creati, dalla legge; che il loro eventuale disconoscimento delegittima l’intero edificio dello Stato; che il loro esercizio non puo’ essere sospeso per nessuna ragione di pubblica utilità; che il loro riconoscimento costituisce l’autentica stella polare non solo nei rapporti tra individui, ma anche nei rapporti tra individui e tra gli Stati nei loro reciproci rapporti.

7. Se indiscussa è, per Filangieri, la centralità dei Diritti fondamentali nella giustificazione dell’intera esperienza giuridica, altrettanto fuori discussione, è, per tornare alle appassionate ragioni addotte da Th. Marshall, il carattere universale degli stessi, nel senso che i Diritti fondamentali o sono garantiti e riconosciuti da tutti, e sono quindi praticati come Diritti universali senza deroga alcuna, o scadono a ciniche formule che servono solo a mascherare i piu’ bassi interessi di gruppi sociali o di individui privilegiati.
[…]
            Lette alla luce dell’esperienza del XXI secolo e quindi inevitabilmente con il senno di poi, le riflessioni di Th. Marshall e di Filangieri sulla schiavitu’ forniscono due profondi insegnamenti, che spiegano le ragioni anche pratiche per le quali è così importante riflettere, in maniera sincronica, su due Autori distanti nel tempo, ma accomunati -il nobile napoletano e il discendente degli schiavi d’America- da quelle eredità culturali e umanistiche, da cui si sono sviluppati i valori universali dei Diritti inviolabili e inalienabili dell’Uomo.
            Il primo insegnamento è che il carattere universale e vincolante dei Diritti dell’Uomo non si puo’ barattare con nessun vantaggio cd. Pratico, nemmeno con ragioni di interesse pubblico, quali la sicurezza, come dimostrano esperienze a noi contemporanee e, sopra tutto per l’Italia, ancora in atto, sulle quali si tornerà qui di seguito.
            Il secondo insegnamento si pone in una prospettiva di lungo temine, anche se non meno importante. Nessuna rottura rivoluzionaria, anche quando è coronata da successo e viene sanzionata, come nel caso degli Stati Uniti, da una Costituzione, che per il suo carattere esemplare, ha assunto le dimensioni di un’esperienza epocale, realizza la terra promessa. Le grandi esperienze costituzionali sono valide non solo e non tanto per le scelte contenute nel documento che le realizza, frutto di inevitabili compromessi politici e istituzionali, ma per i processi che riescono ad innescare.
            E’ questa una problematica, su cui è necessario soffermarsi proprio per meglio capire le posizioni di Th. Marshall da cui si è partiti. Ma è anche una problematica che si è imposta pure per un’altra Rivoluzione, non del XVIII, ma del XX secolo, quella del 1917 in Russia, ispirata non dalla dottrina dei diritti inviolabili o fondamentali, ma dalla critica cd. Di classe a quella categoria, portata alle estreme conseguenze proprio dal diretto protagonista di quella rottura rivoluzionaria; e vissuta anch’essa, in Italia, ma anche negli Stati Uniti, da personalità come W.W.B. Du Bois, come l’evento esemplare di una nuova epoca in nome della lotta contro l’imperialismo.





-ANTOINE BENEZET-
1713-1784


-CLARKSON-
e, infine, ma non per ultimo...:


-WILLIAM EDWARD BURGHARDT DU BOIS-
1868-1963

Dopo aver contribuito a fondare nel 1909 la National Association for the Advancement of Colored People, "fu il dirigente piu' impegnato del lavoro dell'associazione, ma, a conclusione di un lungo impegno, protrattosi per diversi decenni, in cui diresse le lotte e le rivendicazioni degli afroamericani nella prospettiva dei diritti e della cittadinanza, egli, nel clima della guerra fredda e della polemica antimperialista contro gli Stati Uniti, se ne allontanò progressivamente, abbandonando gli Stati Uniti, se ne allontanò progressivamente, abbandonando gli Stati Uniti, dopo la sua iscrizione al Partito comunista del suo paese, per morire a novant'anni, nel 1961, come cittadino del Ghana di Nkrumah.
[...]
Proprio poco tempo prima della sua tragica morte, M. Luther King, presentando la raccolta degli scritti e dei discorsi di Du Bois, rilevava che "il dottor Du Bois è stato un genio e ha scelto di essere comunista. Il nostro anticomunismo irrazionale e ossessivo ci ha condotto in troppi gineprai per consentirci di continuare a coltivarlo come se fosse una forma di pensiero scientifico". Il che dimostra la dialettica interna di un movimento associativo, che è riuscito a guidare una lotta così complessa e difficile."

Note bibliografiche: Lenin, Stato e rivoluzione in Opere scelte; K.Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico; W.E.B. Du Bois, I negri e il socialismo, in Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo.

Da Thurgood Marshall e l'<<infame>> ruolo della schiavitu' negli Stati Uniti: un confronto con l'Italia e con l'Europa dei diritti, di Giuseppe Tucci.


-Notte tra il 21 e 22 febbraio-


Altro sogno terribile e rispunta un nome perso nell’oscurità del passato.
Un sogno che mi ha scaraventato indietro di scatto.
Come un essere inchiodati ad una storia che non puo’ non ritornare.
Il presente si offusca e perde di vitalità.
E tutto ricomincia sempre identico a sé stesso,
cancellando impietosamente qualsiasi idea-ipotesi-sogno di cambiamento.

lunedì 20 febbraio 2012

Sogno tra il 18 e 19 febbraio

Ero con Ale in un luogo pubblico che era situato al di sotto del livello stradale, nonostante cio' l'atmosfera che prevaleva era calda ed accogliente grazie alla temperatura estiva che avvolgeva i nostri corpi e alla luce che emanavano le pareti tinte di giallo ocra.
 Il locale affacciava all esterno tramite delle porte a vetri scorrevoli che occupavano tutta la parete divisoria e che in quel momento risultavano aperte. D'un tratto un rapinatore armato di pistola cominciò a mietere il terrore tra di noi. Ale mi supplicava di portarlo via da quel luogo. La sua voce nn arrivava a me, ma solo le sue lacrime e il gesto della bocca aperta che formulava le parole. Io restavo immobile pietrificata all'idea che potesse nello spostamento da un luogo all'altro essere colpito dall'uomo armato. Pensai tra me e me che nessun uomo avrebbe mai potuto fare  del male volontariamente ad un bambino, ma poi capii che dovevo abbandonare questa illusione per cedere alla realtà. Riuscii a recarmi con lui all'esterno del locale e le persone che lì erano ci aiutarono ad aprirci un varco per scappare. Ma fare ciò significava dover spostare dei pesanti blocchi di cemento. Nello spostamento un blocco schiacciò un dito del piede di Ale il quale cominciò a piangere disperatamente.
Io nn ebbi la forza di andargli vicino e scappai. Sentivo le sua urla e mi piegai per terra coprendomi le mani sulle orecchie per scappare da quel dolore.

sabato 18 febbraio 2012

-Vergogna prometeica-

Dalle prime pagine dell'interessantissimo libro di Gunther Anders "L'uomo è antiquato" pubblicato per la prima volta nel 1956, estraggo questo brano nel quale l'autore cerca di approfondire il suo concetto di vergogna prometeica, la vergogna che lui attribuisce all'essere umano nei confronti dei suoi prodotti e che avrebbe la capacità di  modificargli la struttura psichica e il suo stare nel mondo.
Spunto di riflessione è anche il testo nella nota nella quale si evidenza la base teorica della società borghese e la sua origine nell'individualsimo.

"...cercando di approfondire in cosa consista e da dove si origina la vergogna prometeica "trovo che il suo oggetto fondamentale, ossia la " macchia fondamentale" di chi si vergogna, e' l' origine. T. si vergogna di essere divenuto invece di essere stato fatto, di dovere la sua esistenza, a differenza dei prodotti perfetti e calcolati fino nell' ultimo particolare, al processo cieco e non calcolato e antiquatissimo della procreazione e della nascita.
(...) Ma se egli vergogna di questa sua.origine antiquata, si vergogna naturalmente anche del risultato difettoso e inelluttabile di questa origine: di se stesso."
Dalla nota:
L'ultimo tentativo di sconfessare il natum esse proviene dalla rivoluzione borghese, particolarmente dalla filosofia che l' accompagna" ossia da  Fichte con una connotazione esclusivamente morale-politica e posteriormente da Heidegger dove il significato politico e' completamente eluso, lasciando la spazio a quello intimistico.

venerdì 17 febbraio 2012


In questi periodi in cui sembra che tutto sia in procinto di bruciare e in alcuni luoghi  realmente le cose cominciano a bruciare, mettermi a riflettere sul miglioramento del testo costituzionale mi appare quasi dannoso. In realtà tale testo  nacque come compromesso ed equilibratore delle forze esistenti e come stabilizzatore dei rapporti di forza.
E quei rapporti di forza altro non erano che la possibilità per il capitalismo di poter proliferare, cosa che, poi, è avvenuta, tuttavia piu’ passa il tempo e piu’ a livello personale, mi capita di avvicinarmi sempre di piu’ agli animali, agli altri animali non umani.
In quanto altri da noi sono diversi, tutto ciò che li muove è diverso da noi, le logiche speculative di competizione in loro sono assenti e, considerando la mia crescente difficoltà a stare in logiche umane, mi sta accadendo di avvicinarmi sempre di piu’ ed in modo molto graduale ed equilibrato a loro. E’ in questo contesto personale che si innesca il mio interesse per una parte del testo che riporto…

Da "La questione dei diritti degli animali" di Cosimo Marco Mazzoni.

6. Nella nostra Costituzione manca un riconoscimento della presenza degli animali nella nostra vita associata, nella nostra organizzazione sociale, nel nostro sistema economico e produttivo. Taluni animali  potrebbero essere inclusi nel decalogo dei diritti: taluni, si dice (salvo poi a decidere quali specie: ma chi decide?). E gli altri? Il fringuello si puo’ cacciare, il pettirosso no. Perché è in via di estinzione. Le specie protette per legge, dunque. Ma chi è meritevole di tutela? Perché il pettirosso sì e non il fringuello? Dov’è l’aspettativa giuridicamente protetta?
La Costituzione repubblicana è rimasta indietro rispetto ad altri testi costituzionali posteriori. Troppo debole è diventato oggi il riferimento dell’art. 9 alla tutela del paesaggio. Mancano dichiarazioni esplicite di tutela riferite all’ambiente, al territorio, alla natura, agli animali (la lettera s dell’art. 117: competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, non è certo sufficiente).
Vorrei suggerire un percorso lungo il quale potrebbe essere condotta l’affermazione della rilevanza costituzionale degli animali. E’ possibile estendere l’imputabilità dell’interesse meritevole di tutela ad esseri viventi diversi dai soggetti del diritto (Lombardi Vallauri 1990). Eì possibile, a parer mio, a due condizioni. La prima condizione sarebbe di considerare il rapporto uomo-animale parte inseparabile dei doveri inderogabili di solidarietà di cui parla l’art. 2 della Costituzione. E’ opportuno oggi che parte considerevole dei doveri che gravano sullo Stato contemporaneo siano rivolti all’adempimento di doveri che attengono non solamente alle prerogative dei diritti dell’uomo, ma tengano conto di rapporti piu’ estesi entro i quali l’uomo opera e si muove: ambiente, territorio, natura. E tra questi rapporti sono certamente ascrivibili quelli con le altre specie animali.
La seconda condizione è quella di considerare gli animali non tanto soggetti di diritto, ma destinatari di doveri. Sono loro, gli esseri senzienti, i “meritevoli di tutela”. La prospettiva in fondo rimane sempre quella sopra descritta. E’ l’uomo titolare di doveri di protezione, di doveri di solidarietà sociale nei confronti di altre entità che  fanno parte assieme a lui medesimo della natura. A lui, e solo a lui, incombono precisi obblighi di  comportamento, cui non necessariamente corrispondono diritti. Solamente l’uomo, attraverso il suo sistema giuridico formato di norme imperative, di doveri, di codici di comportamento, è in grado di realizzare con efficacia un sistema di tutele, un ordinamento di salvaguardie, un corpo di regole per gli animali. Solamente all’uomo incombe un tal tipo di compito. In fondo, qual è la finalità che i sostenitori di diritti degli animali intendono perseguire, se non quella di un loro benessere?

mercoledì 8 febbraio 2012

-Notte tra il 7 e l'8 febbraio-

Accettavo di andare a lavorare dal lunedì al venerdì in un'altra città nonostante avessi Alessandro.
Si viaggiava in bicicletta ed era tutto piu' sereno e leggero, la mia paura risiedeva nella possibilità di affezionarmi troppo a questo posto ed al conseguente rifiuto di tornare a Napoli.
Avevo una relazione con un uomo che stava anche con un'altra donna, non mi pesava questa situazione, quasi come se quell'altra donna fosse un'altra me.
Le strade erano assolate e il clima piacevolmente caldo, potrebbe corrispondere al mio desiderio di una vita diversa che vive nei ricordi, ma che non credo di aver mai conosciuto.
Era tutto distante da quella che sono divenuta ora e che in nuce sono sempre stata.
La mia tendenza all'isolamento comunicativo ed alle tenebre si rafforza, mi sovviene sempre alla mente quanto disse Lucia a me, come se io non appartenessi al genere di persone delle quali parlava.
Parlava di un destino segnato e dell'impossibiltà per certe persone con un certo imprinting ad essere diverse.
Diceva che il discrimine per la salvezza era di 10 anni, ma che, secondo lei, comunque non si sarebbe riusciti mai ad essere diversi e ad andare oltre.
Il sogno proseguiva, per la terza notte consecutiva io e il papà perdiamo nostro figlio. Stavolta la responsabilità era la sua, chè lo aveva messo su un treno. Il bimbo non si trovava piu' ed io mi disperavo, tuttavia mi sconvolgeva il fatto che riuscissi a restare in vita. L'angoscia era tanto grande da risultare invivibile e da fare in modo che la propria vita proseguisse falsamente, come quella di un attore ben consapevole del ruolo che sta recitando.
Quest'ultima parte del sogno fa riferimento alla mia inadeguatezza che in questi ultimi giorni mi perseguita.
Guardo a mio figlio e sento di non andare bene, sento che la mia profonda tristezza, sempre piu' profonda non è cosa buona per la sua crescita, ma come posso essere un'altra?
Sono quella che sono.
In passato speravo in un principe celeste o grigio (non ha importanza) che venisse ad aiutarmi, se non proprio a salvarmi.
Ora principi non ne vedo piu' e se vedo qualcuno sono piu' propensa a vedere mostri.
Anche in presunti amici che erano con me solo per interesse, per non parlare di X sul quale dovrei mettere una pietra tombale.
Piu' passa il tempo e piu' vedo chiaramente tutto il male e le cattiverie e le ipocrisie, tanto da accentuarmi il senso dello schifo che provo già di continuo.