mercoledì 22 gennaio 2014
-Lettera a Reynolds, 19 febbraio 1818, John Keats-
"Penso che quasi chiunque potrebbe, come il ragno, filare dal suo interiore la propria cittadella aerea: la estremità delle foglie e dei ramoscelli su cui il ragno avvia la sua opera sono scarse, eppure esso riempie l'aria come una bella forma circolare: l'uomo dovrebbe esser pago di altrettanto esigui appigli a cui appuntare la trama sottile della sua anima ed intesservi un empireo arazzo ricco di simboli per l'occhio dello spirito, di morbidezza per il tatto dello spirito, di spazi per il proprio fantasticare, di rilievo per il proprio diletto. [...] L'uomo non dovrebbe disputare o asserire, bensì sussurrare i propri risultati al suo prossimo.
La lettera séguita infatti affermando che, pure nelle differenze di condizione e d'inclinazione, ogni spirito, come una gemma, dovrebbe poter succhiare la linfa da un humus "etereo", e così
ogni essere umano potrebbe raggiungere la grandezza, e l'umanità, anzichè una vasta landa di cespugli e rovi con qua e là una quercia o un pino solitario, diverrebbe una grandiosa democrazia di alberi d'altro fusto."
da Introduzione di Vanna Gentili a Poesie di John Keats.
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