-Lettera aperta-
Mi ritrovo, approssimandomi al sonno, con il dito in bocca a succhiarmelo e sento che il calore, dall'orso e dal dito, sale e invade il corpo, mi ritrovo, così, con il mio infantilismo, a metà donna e forse donna per intero non lo sarò mai o forse già lo sono con le mie insanabili contraddizioni.
Mi ritrovo ad interrogarmi quando il freddo mi ghiaccia le vene al cospetto della tua freddezza, della tua glacialità, tu oggi, nonostante tutto, hai ancora il coraggio e la capacità di guardare lontano, di progettare le tue azioni, di non rispondere subito a una qualche mia richiesta perchè questo ti porterebbe scompiglio,
hai ancora il coraggio di dettare legge tra di noi, di mettere condizioni.
Mi fermo e mi interrogo, il freddo invade il corpo, ghiaccia le vene e poi, al risveglio da un abbandono pomeridiano, la sensazione che mi coglie non è piu' la solitudine che ancora, a volte, sembra materializzarsi in un tunnel nero senza uscite. Mi ritrovo ad accogliere il mio svegliarmi dopo l'abbandono diversamente, con una domanda ferma sulle labbra, mi chiedo quale sia il senso di tutto ciò, della vita, dell'interrogarsi, del sopravvivere, rievocano le parole poetiche di Maldoror "Avrei potuto vivere senza di te, vivere solo, vivere MORTO" e le sento fortemente.
L'aspirazione alla solitudine, ad uno spazio di riflessione personale non è mai per nessuno aspirazione all'isolamento, ma preparazione, non puo' esistere essere umano che non abbisogni dell'altro/a e ci arrovvelliamo in relazioni talora importanti, talora piu' leggere, ma è tutto illusione, ci si guarda intorno e viene spontaneo far correre il pensiero verso le persone che sono nella propria quotidianeità, che so, una madre, un padre, il padre del proprio figlio e si cerca lì, si cerca se lì possa esserci un approdo e si sa che neanche lì c'è ed è un'ingiustizia forse il non poterlo trovare lì.
Poi si volge lo sguardo altrove, verso la comunità amorosa degli amici e ci si interroga, ma quanto io ho bisogno degli altri, di loro e quanto io sono importante per loro? Temo che qualsiasi legame di amicizia, anche il piu' forte, non possa, forse, mai essere gratuito, si cerca sempre l'altro perchè l'altro soddisfa un proprio bisogno, di qualsivoglia natura sia questo bisogno.
La relazione sfama l'ego e non è male, i confini del bene e del male sono spesso spostabili in avanti o in indietro, non è male, ma sembra che il bisogno profondo dell'essere umano di perdersi nell'altro/a travalichi il limite che sempre, nella realtà, si pone.
Mi interrogo se non sia anche questa un' illusione, una proiezione del nostro pensiero che, chi sa per quale motivo fisiologico, accorra in aiuto al cosiddetto istinto di sopravvivenza, non so, ma realmente mi sembra che il tutto, il tutto ciò che riguardi l'essere umano sia sempre sotto forma di illusione.
Mi interrogo sul tradimento ricevuto perchè se un essere amato/amante puo' determinare un male gratuito così grande, profondo e lacerante, allora dov'è un appiglio diverso?
A me non basta la formula dell'imparare a stare bene con sè stessi, ne riconosco la validità certo e non posso lamentarmi se alcune situazioni mi costringono ad interrogarmi ed a irrobustire la consapevolezza di me, ma non credo che si possa stare bene con sè senza nutrirsi di relazioni profonde che scavini dentro di noi tunnel di collegamento per l'incontro con l'altro/a.
Si nasce e si muore soli, ogni uomo è solo al centro della terra trafitto da un raggio di sole, ma se questa coscienza di solitudine permanesse per piu' tempo quello stesso essere umano non potrebbe che soccombere.
Poi ricomincio la mia vita, osservo il mio cuore, lo coccolo, dico alla mia mente di stare tranquilla, che non puo' soffrire così inutilmente per una persona che non è degna di questa sofferenza, carezzo il mio cuore, la mia tenerezza e proseguo, ma mi volto ancora, guardo ancora attorno a me e non riesco a vedere (nel migliore dei casi) se non solitudini incancrenite vestite di spensieratezza.
Non ci è dato altro da fare che continuare questo viaggio, aperti al sogno, alla consapevolezza che i giorni mutano, le occasioni, le profondità, gli abissi immensi in cui perdersi.