La mente, sentita la compressione come stretta morsa di acciaio,
improvvisamente si libera, trascendendola.
In un guitto repentino,
fuori di sé, osserva il circostante.
Resta in quel dolore di capo, ma lo elude
e guarda, finalmente libera, le inezie che accadono.
Quel potere che avrebbe voluto soggiacerla col dominio,
con le strette e miserevoli pretese di subordinazione,
-infamie fangose e viscide-
di traverso, impigliato nei suoi stessi nodi, rimane immobile ad osservarla in atto fallace di protesta.
Una passeggiata tra i vicoli restituisce la leggerezza , il vento.
E nel sogno la presenza piena e soda di Lui la chiude nella sua vita.
In atto sempre di tentare, non piu’ di essere
scioglie le pretese di quella che un giorno nominava come Vita.