martedì 28 ottobre 2014

-Don Raffaè-

Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiero del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggioreale dal '53
e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c'è un uomo geniale che parla co' mme.
Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte ll'ore co' 'sta fetenzia
che sputa minaccia e s' 'a piglia co' mme
ma alla fine m'assetto papale
mi sbottono e mi leggo 'o ggiurnale
mi consiglio con don Raffaè
mi spiega che penso e bevimm' 'o ccafè.
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a recetta ch'a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà.
Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s'indigna, s'impegna
poi getta la spugna con gran dignità.
Mi scervello. mi asciugo la fronte
per fortuna c'è chi mi risponde
a quell'uomo sceltissimo e immenso
io chiedo consenso, a don Raffaè.
Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
l'assessore che Dio lo perdoni
'ndentro 'a roulotte ci alleva i visoni.
Voi vi basta una mossa, una voce
c'a `stu Cristo ci leva 'na croce.
Con rispetto, s'è fatto le tre
vulite 'a spremuta o vulite 'o caffè?
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a recetta ch'a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a recetta di Cicirinella
compagno di cella precisa a mammà
`Cca ci sta l'inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l'ha chi c'è l'ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
è un ambo se sogno a papà
Aggiungete mia figlia Innocenza
vuò 'o marito, nun tiene pazienza
non vi chiedo la grazia pé 'mmè
vi faccio la barba o la fate da sè?
Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi-processo eravate 'o cchiu bello,
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe `ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pé ffare presenza
io già tengo le scarpe e 'o gilè
gradite 'o Campari o vulite 'o ccafè?
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a recetta ch'a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà.
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a ricetta di Cicirinella
compagno di cella preciso a mammà.
Qui non c'è più decoro, le carceri d'oro
ma chi ll'ha mai viste, chissà
cheste sò fatiscenti pé cchisto 'e fetienti
si tengono l'immunità
don Raffaè voi politicamente
io vi giuro sarebbe 'nu santo
ma a'cca dinto voi state a pagà
e fora chist'atre se stanno a spassà.
A proposito, tengo nu frate
che da quindici anni sta disoccupato
chillo ha fatto cinquanta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro,
Eminenza, vi bacio e v'imploro
chillo dorme cu mamma e cu mme
che crema d'Arabia ch'è cchistu ccafè.


-Raffaele Cutolo, al di là del bene e del male, un eroe tragico dei nostri tempi-

Trascrizione della  requisitoria dell’avvocato Serra, difensore del brigadiere Gennaro Chiariello nel processo all’ Associazione per delinquere di stampo camorristico imputati appartenenti alla Nco di Sant'Antimo (tra cui Cutolo) del 9 ottobre 1984, da: http://www.radioradicale.it/scheda/17219/17244-associazione-per-delinquere-di-stampo-camorristico-imputati-appartenenti-alla-nco-di-santantimo-tra-c

“Vorrei chiarire l’habitat di questo imputato, cioè i luoghi e l’ambiente in cui egli si muoveva per la sua attività di vice brigadiere degli agenti di custodia.
E’ interessante vedere e,  vorrei dire,  fare la radiografia del carcere di Ascoli Piceno all’epoca dei fatti per cui è processo specificatamente nei confronti del Chiariello.
Prima di ogni altra cosa, io devo rilevare un fatto, un particolare che, per la verità, mi ha colpito durante tutto il processo a cui, naturalmente, il tribunale non poteva dare una risposta perché non era di competenza del tribunale; mi chiedo, come mai il Procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno, che pure ebbe, in data 5 giugno 1982, un preciso rapporto da parte dei carabinieri della Legione di Ancona, nella quale si denunziavano i fatti, diciamo poco edificanti,  commessi dal brigadiere Chiariello, dal brigadiere Guarracino, assumendo i detti carabinieri che essi avevano appreso tutto ciò da fonte confidenziale, come mai, nei confronti del maresciallo Guarracino, non si è mai proceduto ad alcunchè?  E, come mai la Procura della Repubblica di Ascoli Piceno (perché, badate, tutto quello che vi dirò, vi prego, per carità cristiana, non dirò certe cose, ma cercate di intendermi), come mai, la Procura della Repubblica, pur avendo avuto questo rapporto, pur avendo interrogato i protagonisti di questo rapporto, avendo interrogato gli agenti di custodia (perché il primo interrogatorio degli agenti Iorio, Bois, Dal Federico, Urru, sono del procuratore della Repubblica, anzi di due sostituti procuratori Mandrelli e Cringoli), come si spiega che questi magistrati, in presenza delle dichiarazioni, in presenza di questo rapporto dei carabinieri, in presenza di tutto questo materiale che formava oggetto della loro attenzione, né emisero l’ordine di cattura, né emisero una comunicazione giudiziaria nei confronti sia di Chiariello, sia di Guarracino?
Io vi pongo questo quesito e voi dovete rispondere o, per lo meno, dovete pensare dentro di voi le ragioni che sono alla base di questa mancata attività del pubblico ministero in sede di Ascoli Piceno nei confronti di questi due sottoufficiali; una ragione ci deve essere, non credo che i magistrati di Ascoli Piceno dormono; credo, invece, che ci siano alla base di questa…di questo superamento da parte della Procura di Ascoli Piceno, la quale invece di procedere nei confronti …il Tribunale mi darà atto che sui verbali di interrogatorio dei vari agenti di custodia c’è Processo Astorina, non so, Mario piu’ 4…, procedeva solamente nei confronti di quei detenuti per i quali c’era stato un accoltellamento nel carcere…non so bene questo processo, però nulla ha fatto mai, neanche una comunicazione giudiziaria, nei confronti né di Chiariello, né di Guarracino, né di chiunque altro appartenesse al corpo degli agenti di custodia facente capo ad Ascoli Piceno.
Perché dico questo, perché il Tribunale deve rendersi conto del perché io pongo dei quesiti e del perché mi ponga delle domande…dico questo perché mi piace, e credo sia necessario,  chiarire l’ambiente , chiarire il… come dire…il clima in cui si viveva ad Ascoli Piceno all’epoca dei fatti.
Ad Ascoli Piceno c’era grande permissivismo, ma c’era grande permissivismo non perché il brigadiere Chiariello agevolava Cutolo o agevolava tizio o perché Guarracino agevolasse Cutolo, agevolasse l’altro, ma perché vi erano ordini superiori e questi ordini provenivano da Roma. Che nel carcere di Ascoli Piceno si avesse la mano leggera e non la mano pesante, come oggi invece hanno determinato il trattamento carcerario, ma la mano leggera perché il signor Cutolo serviva a certe cose. Io non ho il timore di dirlo perché, Eccellenze del Tribunale, lo ha detto la televisione, lo hanno detto i giornali, lo sappiamo tutti, è inutile che ci nascondiamo la faccia nella sabbia come fa lo struzzo.

Diciamoci le cose in faccia ed io, difensore di Chiariello, ho il diritto e il dovere, soprattutto, di dire al Tribunale, al Giudice che mi ascolta perché deve decidere della sorte e della vita di questo ragazzo con i suoi figli, con la sua moglie che sta qui, che piange in continuazione e deve decidere della vita di questo giovane perché il Tribunale possa dire, anche se non in una sentenza, ma tra sé e sé, ‘l’avvocato Serra ha perfettamente ragione’”