martedì 24 gennaio 2012

-Il buio oltre la siepe-





Favorita dalla  posizione privilegiata di febbricitante ho potuto finalmente vedere il film "Oltre la siepe",  me ne erano state intessute le lodi, ma, si sa, un film va solo visto e casomai arricchito successivamente dai punti di vista dello spettatore.
E' un film  incentrato sulla vita di tre piccoli esserini fanciulli che vivono il tempo ed osservano la realtà dal loro personale e magico punto di vista.
Ieri sentivo in radio qualcuno dire che  non c'è nulla di piu' falso dei bambini.
Verissimo, quando  per falsità si intende l'esaltazione del vero che per sua natura sfugge, sfugge sempre dietro l'angolo spiegazzato..
I bambini nelle loro esternazioni sono teatrali, vivono fino alla fine e all'eccesso ogni sentimento, ogni emozione e isolano questa dal tempo dell'orologio.
Basterebbe osservare loro per comprendere  non in forma scientifica la teoria sulla relatività del tempo.
Un istante puo' essere eterno e, come tale, rimanere fisso nella mente di ognuno di noi.
Quante esperienze ed emozioni che ci hanno poi costituito, si sono basate su quegli attimi del tempo nell'infanzia?
Tornando al film, dalla fotografia e da ciò che  ne costituisce l'essenza, come per ogni film,  in sintesi  dalla bellezza, emergono nella mia mente dei paralleli che mi piace poter comunicare.
I bambini che oltrepassano il buio  nel momento in cui impattano con la realtà del diverso, dell'altro, di colui che viene catalogato dalla società come il folle.
E' proprio il folle che si erge a salvatore della loro vita , il folle solitario che li osservava a distanza dal chiuso della sua casa e depositava  pupazzi fatti col sapone nel cavo dell'albero.
Nel corso del film uno dei protagonisti, l'attore  Gregory Peck nella parte del papà di due dei tre bambini,  raccontando di quando gli era stato regalato il primo fucile dal padre rammenta le esortazioni di quest'ultimo circa l'utilizzo da farne, avrebbe potuto sparare su scatole di latta, prima o poi avrebbe ceduto alla tentazione di sparare sugli uccellini, ma mai avrebbe dovuto sparare all'usignolo il quale non fa niente di male, canta e non fa altro che rallegrarci con il suo cinguettio.
La bimba al termine del film, parlando con il papà compie un'associazione mentale  e quando tra gli adulti già si era deciso di tutelare il "folle" dalla notorietà che lo avrebbe invaso se si fosse resa pubblica la verità, lei parla di lui come di un usignolo, dicendo al padre: "...sarebbe come sparare a un usignolo non ti pare?".
Non c'è dubbio che le parti piu' belle sono affidate alla bambina.
Tra le scene che piu' mi hanno fermato dinanzi allo schermo c'è quella degli sguardi tra la bimba e Buu al termine del film.