giovedì 22 maggio 2014

Abbandonando la resistenza

E poi mi torna in mente un volto arcigno,
una parola impigliata in tra le labbra che svolta male.

E un accenno di perfidia dagli occhi al cuore in un solo getto ritmato.
Anche il mio mi torna in mente e cerco di riconoscerlo.

Se ci riuscissi? E se potessi dire male di me?
E’ in agguato!

Tenebrosa la sua figura dietro l’angolo si asconde.
Di nero vestita, di ossa sghignazzanti il suo viso di me ride.

Ripararmi vorrei, al calore, al sicuro in un abbraccio di silenzio che solo me possa stringere.
Ma ritorna di nuovo, spietata, la realtà a ricordarmi che impera,
con la sua voce stridula, che a lei ancora non posso sfuggire.

E nel tempo che passa lascio me, i miei sogni di vite diverse.
Nell’amaro di un pianto strozzato tutto il senso di ciò che non puo’ essere e che pur vorrebbe.

In un bocciolo che alla vita si schiude poter ritrovare una pace che non c’è.
E ritrovarsi ad attendere che lo stridore passi.

Di nuovo e di nuovo ancora.
Abbandonando, quasi, la resistenza.