E poi mi torna in mente un volto arcigno,
una parola impigliata in tra le labbra che svolta male.
E un accenno di perfidia dagli occhi al cuore in un solo
getto ritmato.
Anche il mio mi torna in mente e cerco di riconoscerlo.
Se ci riuscissi? E se potessi dire male di me?
E’ in agguato!
Tenebrosa la sua figura dietro l’angolo si asconde.
Di nero vestita, di ossa sghignazzanti il suo viso di me
ride.
Ripararmi vorrei, al calore, al sicuro in un abbraccio di
silenzio che solo me possa stringere.
Ma ritorna di nuovo, spietata, la realtà a ricordarmi che
impera,
con la sua voce stridula, che a lei ancora non posso
sfuggire.
E nel tempo che passa lascio me, i miei sogni di vite diverse.
Nell’amaro di un pianto strozzato tutto il senso di ciò che
non puo’ essere e che pur vorrebbe.
In un bocciolo che alla vita si schiude poter ritrovare una
pace che non c’è.
E ritrovarsi ad attendere che lo stridore passi.
Di nuovo e di nuovo ancora.
Abbandonando, quasi, la resistenza.