lunedì 30 novembre 2009
-L'uomo dei giardinetti di Piazza Cavour-
...poi ci sono quel genere di persone che si potrebbero definire animali da strada, non fanno uso di droghe o di alcol, ma non sono esenti dal problema della dipendenza. Li vedi gironzolare per strada, apparentemente senza meta, anche se col viso sempre corrugato, come da un'attesa.
Guardano l'orologio, ma non perchè o come lo possiamo guardare noi, noi che siamo qui, da questa parte,
noi che attendiamo, a breve, qualcosa, ma solo per regolarsi con il ciclo solare.
Immagino che un tempo dovessero regolarsi con la luna o con il sole, forse vagabondi...
Forse quell'orologio serve ad indicargli l'ora del pranzo alla trattoria abituale; hanno persone che si fidano di loro e che spesso gli affidano compiti di responsabilità.
L'onore, o meglio, la faccia da uomo, è da preservare, non al di sopra di ogni cosa, come nel codici dei camorristi, ma una spanna al di sopra della nostra normalità.
E così li vedi frequentare commercianti quasi regolari e il quadro che ne emerge spicca per contradditorietà.
Ma basta addentrarsi un pò piu' a fondo per percepire, in modo immediato, che quel paradosso punge gli occhi solo di chi ne è fuori.
In realtà, l'uno si serve dell'altro per arricchire la propria vita e per accumulare esperienza.
Esperienza: si potrebbe dire che la loro vita è una continua rincorsa verso l'accumulo di esperienze,
verso una pace che mai troveranno...pur consapevoli di questo.
lunedì 9 novembre 2009
<<Fermati, non puoi guardare la luce!>>
e lo tirò a sè chiudendolo in un caldo e accogliente abbraccio.
L'altro pianse poggiando il suo viso stanco sulla spalla del padre.
Non puoi guardare la luce, c'è tempo per ogni cosa, per crescere, per combattere, per farsi amare, per amare, per arrabbiarsi, per piangere e per non guardare la luce.
Il tempo del non guardare la luce è un tempo fondamentale, un tempo in cui la larva si trasforma in farfalla e si riuscirà a trasformare solo se il bozzolo assicurerà abbastanza protezione.
Non puoi guardare la luce e lo strattonò a sè e lo abbracciò.
Non si puo' guardare sempre la luce, ma spesso, troppo spesso, accade che si è con violenza gettati dinanzi la luce, senza pietà o anche per trascuratezza o per incapacità.
La luce può ferire, accecare, far impazzire e solo se quel bozzolo ci è stato assicurato in quel periodo adatto noi ci predisporremo naturalmente a non farci annichilire. altrimenti saremo vittime del nostro meccanismo acquisito e in pasto alle belve finiremo.
e lo tirò a sè chiudendolo in un caldo e accogliente abbraccio.
L'altro pianse poggiando il suo viso stanco sulla spalla del padre.
Non puoi guardare la luce, c'è tempo per ogni cosa, per crescere, per combattere, per farsi amare, per amare, per arrabbiarsi, per piangere e per non guardare la luce.
Il tempo del non guardare la luce è un tempo fondamentale, un tempo in cui la larva si trasforma in farfalla e si riuscirà a trasformare solo se il bozzolo assicurerà abbastanza protezione.
Non puoi guardare la luce e lo strattonò a sè e lo abbracciò.
Non si puo' guardare sempre la luce, ma spesso, troppo spesso, accade che si è con violenza gettati dinanzi la luce, senza pietà o anche per trascuratezza o per incapacità.
La luce può ferire, accecare, far impazzire e solo se quel bozzolo ci è stato assicurato in quel periodo adatto noi ci predisporremo naturalmente a non farci annichilire. altrimenti saremo vittime del nostro meccanismo acquisito e in pasto alle belve finiremo.
Iscriviti a:
Post (Atom)