martedì 5 febbraio 2013
da Identità e riconoscimento tra individuo e gruppo di Andrea Porciello
Che poi mi stupisco sempre di piu' nel constatare quanto la base del pensiero di coloro che si definiscono come vicini alla concezione comunitaria sia identica, se non sovrapponibile, a quella liberale!:
La differenza tra uno Stato inteso in senso comunitario ed uno Stato inteso in senso liberale si sostanzia nella concezione liberale di uno Stato che “ non ci riconosce in quanto portatori di determinati valori comuni o (ancora peggio) in quanto facenti parte di una determinata etnia, e dunque in quanto ad esempio bianchi, eterosessuali, cattolici etc…., ci riconosce semplicemente in quanto esseri umani, in quanto entità degne di essere considerate a prescindere dall’idea del bene sviluppata all’interno della rispettiva comunità di riferimento. L’idea di neutralità politica finisce,così facendo, col coincidere con quella di un dialogo razionale tra soggetti moralmente e culturalmente distanti, in quanto recanti concezioni del bene differenti, se non addirittura antitetiche, che, mettendo da parte le convinzioni controverse, retrocedono su di un terreno neutro nel tentativo di pervenire ad un accordo politico di convivenza pacifica che si fondi su principi accettabili da tutte le parti in gioco. A partire da tali basi, i liberali ritengono possibile che persone provenienti da comunità che manifestano differenti dottrine comprensive, non dimeno possano affermare ragionevolmente la stessa concezione politica, e abbracciare un nucleo di valori politici sulla cui base strutturare i rapporti di riconoscimento reciproco, approdando così facendo ad un “regime costituzionale multiculturale”.
-Le relazioni d'incertezza-
"[...]come svuotata di qualsiasi sostanza, quale "corpo" l'opera d'arte moderna puo' ancora offrire alla nostra attenzione? Piu' il suo statuto, le sue frontiere, i suoi mezzi e il suo fine diventano incerti tanto piu' imponenti e imperiosi diventano al contrario i sistemi per raccoglierla, conservarla, esporla e spiegarla. Ed ecco che una vera e propria scienza museografica si mette in moto per delimitare un oggetto che si assottiglia sempre piu'. Fra l'occhio dell'osservatore e l'oggetto si frappone un apparato tanto piu' pesante e imperativo quanto piu' ambigua è la natura stessa dell'oggetto. Costruzioni di cemento, di acciaio e di vetro, dotate di macchinari ingegnosi, e monumenti di carta-scritti teorici, manifesti, analisi di ogni tipo, si consacrano alla gnoseologia di un oggetto che si fa sempre piu' raro e, in ogni caso, sempre piu' evasivo. Come in fisica fondamentale, si costruiscono macchine sempre piu' grandi per osservare fenomeni sempre piu' piccoli."
Jean Clair, Critica della modernità
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