Ed
improvvisamente, dal falso nulla, da quel buio del pensiero profondo che non si
avvale del pensiero logico ed immediatamente visibile, una luce.
Eccola
improvvisa a squarciare la mia mente e a rafforzare consapevolezze latenti.
Ho
accettato tutto, non dal punto di vista morale, ma dal punto di vista della
possibilità di comprensione verso un umano malato che, pur non dichiarandosi
tale, desiderava tacitamente la guarigione.
Bugie,
omissioni, doppie vite, ingurie, ma intervenuta la volontà ossessiva di
oppressione del mio sé, intervenuto quel potere che tanto detesto del voler
decidere sulla vita degli altri (in questo caso la mia), non solo non ho
pensato due volte su come agire (cosa non rara essendo io abbastanza
impulsiva), ma ho provato un senso di disgusto così forte che mi fa affermare
oggi: “Ma come ho fatto?”, “Come ho fatto ad amare una persona così?”.
No,
il tempo dei dubbi appartiene,
ormai, al passato e mi sento liberata da
una zavorra. Non ci sono altre risposte che possono
accorrere a salvare una ipotetica immagine, la mia unica spiegazione è che ho
preso una grande svista.
Mi
complimento con la malefica genialità del soggetto in questione, ma tant’è,
essa è dentro di lui e gli si ritorce contro.
I
dittatori, i sadici, i malefici vivono vita piena di riconoscimenti ed anche
grandi plausi, ma sono infelici e sofferenti dentro.
A
loro la pena che si auto infliggono, incapaci di chinare il capo con umiltà e
di chiedere una mano che li aiuti a guarire dal marcio che prolifica dentro.