domenica 21 ottobre 2007

-Storie dall'infanzia ed altro-

I suoi occhi giravano in tondo come se la sua faccia fosse stata una palla mobile, una palla mobile posta su una forma cilindrica immobile, fissa. Giravano in tondo i suoi occhi e guardava tutt’attorno a sé, guardava poichè non sentiva ed i suoi occhi erano destinati, così, ad ingrandirsi enormemente. Occhi di Bamby. 
Non recepiva i sentimenti, il cuore non si allineava alla realtà. Questa realtà così irreale e allora lei si adagiava nel sogno, si assuefaceva a quell’altra realtà e divenne per sempre il suo segno caratteristico.

Il suo cuore ascoltava  i ritmi di quanto la circondava, ma il calore tardava ad arrivare nel centro periferico. Aveva pochi mesi di vita, forse dieci, undici, e pesava un’enormità, come se la corporeità avesse assunto in sé la funzione di equilibrare quella mancanza di calore e il calore si auto-riproduceva: grandezza della natura e infinità dell’istinto di sopravvivenza.

Attorno a sé si muovevano delle persone, in verità. Si muovevano e si sbattevano, anzi. I loro modi/maniere avevano in sé un che di-.
Si sbattevano e si parlavano a strafalcioni, come macchine di ferro che, scontrandosi, producevano strani suoni metallici, quel metallico le arrivava al cuore, ma mal si conciliava con la sua natura morbida e questi lo rifiutava o pensava di rifiutarlo, in realtà imparava, interiorizzava i codici di comportamento e sopravvivenza per la vita, come un manualetto per neonati.
-Neonata, l’ho detto! Era una neonata.
Quei codici che a fatica avrebbe, poi, imparato a decifrare-.
Stop! Ritorno alla neonata. 
Assorbiva, assorbiva i rumori e gli occhi rimanevano aperti, quasi sbarrati e per dormire la dovevano cullare con forza. BUM BUM BUM, avanti e indietro, "Bum, Bum, Bum", faceva la culla, così faceva la culla.
Stupita ai bordi del mondo, come affacciata ad una finestra ad osservare il resto da sé e tutto l’intorno rimaneva fuori, estraneo.
Non si fidava di nessuno, ma aveva imparato un compromesso, così da poter andare in giro: aveva imparato a fidarsi o a fingere di fidarsi solo di 4 braccia, di due coppie di braccia, di due persone: donne.
Il resto no, proprio non riusciva a farsi toccare da quell’uomo di sesso maschile che ogni tanto le si avvicinava come a vantare una personale proprietà, si chiedeva chi fosse, se lo chiedeva dal basso della sua saggezza. Lo osservava, quel viso lungo, con quella ruvidezza sul viso che non capiva da dove arrivasse. Sì, ma chi era? E perché urlava sempre? Perché il suo viso non si muoveva e sembrava vivere da Uniespessivo, insomma le guance non si muovevano. Piatto, il suo viso era piatto. Ma chi era? Comunque gridava.
L’ora della pappa era l’ora che preferiva, il cibo entrava in bocca e scendeva nell’esogafo e piano piano un senso di calore la invadeva e mangiava mangiava.
Poi rimaneva sola in quella camera buia e aveva paura. Il buio. La notte. Il vuoto. Il non senso. Che senso aveva tutto ciò? Pareva dire/si.
Poi un rumore estraneo improvviso, la manina di qualcuno che compariva nella culla. Poi silenzio. Buio. Notte.

Gridava. Piangeva. Si fermava. Sapeva che non sarebbe servito a niente. Reprimeva il pianto e stava, così, immobile, in attesa di... Un segno? O che? Non sapeva. Un calore, certo.

Teatro Vita- Vita Teatro – Teatro Vita – Vita Teatro 
 da "La tela nera"

Una donna metteva il figlio ancora neonato in una scatola di cartone, gli accendeva la televisione e si recava a lavoro. Più tardi lo metteva nel box, gli buttava dentro qualcosa da mangiare e lo abbandonava nuovamente davanti alla TV, fin quando non rientrava in casa.
Un altro bambino ci ha raccontato che ogni sera era costretto a stare solo nella sua stanza e se tentava di andare in soggiorno i genitori lo mandavano via bruscamente e gli gridavano che quella era l’unica possibilità che avevano di restare da soli
 -NOTE-
-empatia-

Il rapporto con la figura materna(o di riferimento, aggiungo io) evidenziato dai soggetti intervistati  era fortemente caratterizzato da freddezza, distacco, insensibilità o negligenza. Essi denotano carenze affettive e assenza di contatti umani.

 L’aspetto del rapporto madre (o figura di riferimento, aggiungo io) – figlio […] è la rispondenza della madre (fig.di rif.), ovvero "la capacità della madre (fig.di rif.)di entrare in empatia con il figlio e di saper comprendere il suo desiderio di attenzioni, nonché il grado di disponibilità o capacità di conciliazione, da parte della madre (fig. di rif.), delle proprie esigenze con quelle del figlio in caso di divergenza e di eventuale rinuncia alla realizzazione dei propri obiettivi".

Malatesta  & Izard (1984) sostengono che il bambino, fino all’età di tre anni, si innervosisce e reagisce in modo negativo se la madre non si pone in empatia con lui, magari rimanendo completamente impassibile o voltandogli le spalle in circostanze in cui questo si aspetta invece una conferma di natura emotiva. Nel caso in cui la madre ignori, o quasi, i desideri o i messaggi del bambino, comportandosi in modo passivo e poco affabile, le emozioni del bambino si affievoliscono, si appiattiscono, il bambino cessa di esprimere i propri sentimenti, adottando un atteggiamento apatico (...) se invece il comportamento emotivo della madre è inadeguato e imprevedibile, il bambino è costretto ad adottare un comportamento emotivo estremamente intenso, al fine di suscitare una qualche reazione nella madre. (Geppert & Heckhausen, 1990).
La mancata rispondenza da parte del genitore diventa particolarmente grave laddove viene frustrato il bisogno di sicurezza e stabilità del bambino. Questo favorisce la comparsa di reazioni quali collera o violente contestazioni, dovute al fatto che il bambino si sente ferito.
-caso-
Fullgrabe (1983) e Lempp (1977) sostengono l’importanza del ruolo svolto dal caso, giungendo alla conclusione che "il caso può determinare uno sviluppo diverso all’interno di personalità analogamente strutturate: di due criminali ne viene arrestato solamente uno; di due ex carcerati, solamente uno si sposa e conduce una vita borghese; in ogni caso soltanto uno dei due diviene un criminale!" (Fullgrabe, 1983).
-probabili eventi scatenanti-
Nei confronti di circostanze avverse, quali per esempio l'improvviso stato di disoccupazione, si chiudono a riccio, si concentrano esclusivamente su quel singolo problema, escludendo tutto il resto all’infuori delle fantasie, dalle quali si aspettano una soluzione".
Tale processo descrive chiaramente le conseguenze di legami affettivi inesistenti o instabili-ritrosi. L’affetto presuppone protezione in situazioni critiche. Non possedendo una certezza di questo tipo, tali individui sono caratterizzati dall’assenza di modalità comportamentali adeguate.
-...ed ora sulla  tanto declamata "volontà"-
A tal proposito, sarebbe opportuna un’analisi del ruolo svolto dalla volizione. Le azioni non sono provocate esclusivamente da una situazione scatenante, e quindi dalla motivazione che ne consegue, bensì anche dalla volontà di esecuzione. Coloro che si trovano alle soglie della criminalità ma che poi non divengono criminali potrebbero eventualmente differenziarsi da altri in virtù della forza di volontà, la quale non è sempre autonoma, bensì può essere anche condizionata da fattori ambientali.
-autocontrollo e responsabilità-
L’autocontrollo e la responsabilità nei confronti di se stessi, associati al libero arbitrio, possono essere minati soprattutto attraverso metodi educativi violenti. Nel caso di bambini spesso soggetti a punizioni, l’educatore severo occupa una posizione di primo piano, in quanto "gestisce e controlla il comportamento. Essi non hanno mai imparato a gestire e controllare il proprio comportamento" (Fullgrabe, 1983).
Ne è una conferma la teoria di Becker (1964), il quale ha riscontrato che i bambini cresciuti in un atmosfera gradevole osservano maggiormente i divieti e, qualora ciò non si verifichi, sviluppano maggiori sensi di colpa.

-ALTRE STORIE-
Edward “Ed” Gein nacque nel 1904 da un padre alcolizzato, da cui subì ripetuti abusi sessuali, e da una madre pazza.
La famiglia Gein viveva in una fattoria fuori Plainfield, remota cittadina del Wisconsin, ribattezzata dagli stessi abitanti “il buco morto dello stato”.
La madre, Augusta, donna dal carattere dominante e fanatica religiosa, costrinse i figli Edward ed Henry (questi morirà anni dopo in un incendio) a isolarsi dalla società esterna, e in modo particolare nei riguardi del sesso femminile


-Altro dal  sito: www.serialkillers.it/intro.htm-
                                            -Ed Gein-
Ed Gein  nasce in una famiglia degenerata in cui la madre ha l'assoluto controllo della casa, mentre il padre è una figura pressochè inesistente ed incapace di avere un ruolo nella famiglia e le sue giornate le passa in veranda a fissare la campagna ed a bere.
La madre, Augusta, disprezza praticamente tutti in famiglia, a partire proprio dal marito George, dal quale però non si separa per un solo motivo.
 Augusta è una fanatica religiosa e, pertanto, non contempla il divorzio tra le possibili soluzioni di un matrimonio fallito. La famiglia Gein vive grazie ai guadagni di una piccola drogheria, che viene portata avanti sempre da Augusta. L'attività commerciale va abbastanza bene, tanto da consentire alla madre di poter acquistare una tenuta in una cittadina più piccola, Plainfield.
     Lo scopo di questo trasferimento era solo quello di poter consentire ad Augusta Gein, di poter controllare meglio i due figli, ai quali non permetteva di avere amici e di frequentare nessuno perchè, secondo il suo fanatismo, tutto il mondo era malvagio e le donne rappresentavano solo il peccato che poteva portare alla perdizione.
Per dirla con parole sue, le donne erano tutte puttane, e l'unica pratica sessuale ammessa era quella finalizzata alla procreazione. I due fratelli, Ed e Henry, così riescono solo a frequentare la scuola, per il resto vivono pressoche isolati da qualsiasi contatto con l'esterno
     Nella fase della pubertà, il soffocamento da parte della madre si fa più pesante. Al termine delle lezioni, Ed torna a casa dove come ogni pomeriggio è costretto ad ascoltare la consueta lettura della Bibbia, da cui Augusta trae i passi più cruenti del vecchio testamento in cui si parla solo di punizioni divine, morte e redenzione. Sempre in questo periodo della sua vita, Ed viene scoperto a masturbarsi nella vasca da bagno. Questo gli costerà dei bagni in acqua bollente per ottenere la purificazione dal peccato.
     Nel 1940, il padre George muore e da questo momento, l'altro fratello comincia ad avere forti litigi con la madre, finalmente si ribella e cerca di riappropriarsi della propria vita e consiglia al fratello di fare altrettanto e non seguire gli insegnamenti distorti.
Ma per Ed questa è una cosa inaudita. Nessuno può contestare il pensiero della madre, nonostante lei lo additi sempre di essere un fallimento e di essere uguale a suo padre. Così, durante un incendio che nel 1944, si sviluppa nei pressi della fattoria, mentre tutti, compreso Henry e Ed, danno una mano per circoscrivere le fiamme, Henry scompare "misteriosamente". Ed corre a cercare aiuto, dichiara di aver perso di vista suo fratello a causa del fumo, ma poi è in grado di portare i soccorritori esattamente dove il corpo di Henry giace senza vita. Il cadavere viene trovato senza segni di ustioni e con diverse contusioni alla testa, ma nessuno pensa di aprire un'inchiesta e il caso viene archiviato come morte accidentale per probabile caduta.


-Edmund Kemper-

Edmund Kemper III nasce  in una famiglia caratterizzata dalla presenza di una madre autoritaria e alcolizzata, e da un padre assente nel contesto familiare, e senza nessuna autorità.
Fin dall'infanzia i problemi tra il piccolo Ed e la madre furono insormontabili, soprattutto per l'aperta preferenza che aveva lei per le sorelle più piccole. E' sempre la madre ad accusarlo, fin da piccolo di essere la causa di tutti i suoi problemi di salute, cosa che crea forte contrasto tra i due e frequenti e violente litigate, che lo vedevano sempre finire rinchiuso nel seminterrato al buio per punizione.
Ed inizia a crescere e diventa un ragazzone alto, ben oltre la media dei suoi coetanei (in età adulta arriverà a misurare 2 metri e 7 centimetri) e questo gli procura tanti altri guai. Prima di tutto, come sempre, da parte di sua madre che lo manda, dall'età di 10 anni in poi a dormire nel seminterrato per "paura" che lui potesse, durante la notte, sopraffare e violentare le sorelline nel sonno. Inoltre la sua stazza gli provoca problemi non indifferenti anche con i suoi amichetti, che non lo vogliono a giocare con loro e lo trattano da adulto, tanto che lui inizierà ad isolarsi e diventare sempre più timido e chiuso.
     I maltrattamenti psicologici subiti da parte della madre generano odio verso di lei nel bambino Ed, e questo odio va sempre più aumentando, a tal punto che di notte, anzichè violentare le sorelle, come sua madre diceva di temere, entrava in camera sua armato di coltello, si avvicinava a lei, e qui rimaneva in silenzio fantasticando di ucciderla, cosa che tuttavia poi non fece. Non ancora...


-Henry Lee Lucas-
L'infanzia di Henry è una delle più terribili che si possa immaginare […].
I Lucas vivono in una baracca fatiscente in mezzo al bosco con nove figli, dei quali Henry è l'ultimo, nato quando sua madre aveva 53 anni. Il padre era un ex ferroviere che aveva perso l'uso di entrambe le gambe quando, dopo un turno di lavoro, si era addormentato ubriaco sui binari e un treno l'aveva travolto.
Trascorreva la giornata in sedia a rotelle in casa senza mai lasciare la bottiglia. Viola Lucas, la figura dominante della famiglia, era una donna alcolizzata e violenta. Girava sempre con un fucile in mano, faceva la prostituta per racimolare qualche soldo ed aveva l'abitudine di picchiare tutti in famiglia con un bastone di ferro per qualsiasi motivo, soprattutto il piccolo Henry verso il quale nutriva un odio particolare ed immotivato.
In uno di questi episodi lo picchiò così forte da lasciarlo esanime per 3 giorni. Riceveva i suoi clienti in casa e costringeva Henry ed il marito ad assistere all'incontro […].
Ma le violenze psicologiche non finivano qui. Viola aveva l'abitudine di mandare Henry a scuola vestito da femminuccia, scatenando le prese in giro degli altri bambini, e se una maestra per consolarlo gli faceva un regalo, la madre andava su tutte le furie e lo picchiava a sangue.
Un giorno, giocando in cortile con il fratello più grande Andrew, che aveva un coltello, i due ragazzini cominciano a litigare ed Andrew colpisce Henry con il pugnale ad un occhio. La madre lo porta al pronto soccorso soltanto dopo diverse ore, ma ormai la pupilla e il bulbo oculare erano compromessi, così ad Henry viene impiantato un occhio di vetro. Questa menomazione lo rende ancora più chiuso ed introverso […]. Nel 1950 il padre si allontana di casa dopo l'ennesima violenza della madre e si lascia morire assiderato nel bosco.


-Dennis Nilsen-

Del focolare domestico ricorderà bene poco in quanto a causa dell'alcoolismo di Olav, il matrimonio arriva al capolinea quando Nilsen ha solo 4 anni. Betty e Dennis così si trasferirono a casa dei nonni materni. Qui visse la sua infanzia, affezionandosi morbosamente al nonno, Andrew White, che però morì presto, quando Dennis ha soltanto sei anni. Ed è proprio la morte di suo nonno a lasciare il primo grande vuoto nella vita del bimbo Dennis. Ma al dolore della morte dell'unica persona per la quale aveva provato affetto si aggiunge un altro grosso trauma. Sua madre, senza prepararlo, decide di portare Dennis a vedere il cadavere del nonno. Anni dopo lui stesso definirà quel momento come la sua "morte emozionale