Nella penombra il tuo corpo nudo mi appare,
curvo su di sè in quest'atto di pudica meraviglia.
Cerchio non chiuso racchiude, in sè,
un dramma chiamato vita.
Tanti piccoli deliri iscritti nella sua geografia.
Come orgasmi incompiuti,
tensioni nell'atto di.
In questa notte di febbraio che mi ostino
a confondere in giugno o in ottobre
una presenza muta accompagna il mio, di corpo, sordo.
L'apparenza dei sè si scoglie dentro,
nel dentro, in quel territorio
entro il quale pochi osano scavalcare le recinzioni.
In presenza sorda accompagni me.
Il me delle mie risate, il me delle mie ombre.
Chiudi, tu stesso ombra onnipresente, il senso del mio me.