-Las Meninas, Diego Velázquez-
Il quadro è di una bellezza estrema, provo ad abbozzarne una critica pur non avendone gli strumenti, ma me lo concedo lo stesso.
Ad una visione piu’ prolungata appare che la figura dominante, capace di catturare l’attenzione dello spettatore, è il pittore. Non le dame non l’infanta poste in prima fila, non i reali sullo sfondo che invece sono letteralmente abbozzati, appena appena accennati. Il pittore entra di prepotenza nella scena e vi imprime il suo marchio di fabbrica. Colui che veniva considerato socialmente un “semplice” artigiano, ma che nelle segrete stanze godeva spesso di una ammirazione smisurata da parte dei committenti (ricchi e socialmente dominanti), si impone nella rappresentazione artistica. In tal modo l’arte, che è rappresentazione della realtà o meglio rappresentazione di quanto nella realtà c’è di oggettivo, l’arte, che è universalità resa manifesta tramite la particolarità insita sia nel linguaggio artistico (il cosiddetto stile) che nella persona stessa dell’artista, compie il passaggio e diviene sé stessa. Velasquez sembra padroneggiare con disinvoltura quella che è stata la sua esistenza contraddistinta da un rapporto molto stretto con il committente, non a caso questa è un’opera che lui ha dipinto nella maturità (non solo anagrafica) e, sembra, nella convinzione di poter finalmente mostrare la realtà nella quale è vissuto senza il timore di incorrere in pericolose censure.
