Io che non piacevo a te in qualunque parte del mondo mi trovassi.
Io che non ti piacevo per ragioni non ascrivibili alla mia fede o pratica religiosa,alla mia politica, non per ragioni di occupazioni di territorio, non per la mia identità di genere, non per la mia età, ma semplicemente perchè ero e, spesso, per ragioni che erano solo inscritte nei percorsi della tua mente malata.
In quanto essere, ero un soggetto nelle mani di un potere assoluto privo di una forma che ne determinasse un senso, immerso in un cortocircuito esistente solo in quanto espressione del sadomasochismo. In quanto tale essere io esistevo solo nella funzione del mio soffrire e del tuo godere.
Piu' la sofferenza fosse stata iniqua, ingiustificabile, non limitata in uno spazio-tempo determinato da nessuno e per nessuno, piu' il tuo piacere sarebbe stato grande; perchè non c'è piacere piu' desiderabile per un sadico e per una massa di sadici che un piacere generato da un soffrire al quale non si può dare senso, un tempo e quindi una fine (quindi potenzialmente infinito).
Si è detto: distruggere l'uomo nell'uomo.
La nostra storia e la nostra memoria collettiva non hanno altro ricordo di un male totalitario tanto potente come di questo male dell'uomo che "vuole" distruggere il suo simile e con esso l'unica cosa che è egli stesso: l' umano.
Non esisteva altro obiettivo se non questo distruggere l'uomo nell'uomo in una lenta agonia cosnumata in uno scenario grottesco entro un fluire del tempo intorno che non lasciasse spazio a dubbi di eccezionalità, uno scenario tra chi era fuori e osservava gli altri dietro il filo spinato e chi era dentro e dissimulava la propria esistenza in orgie satiriche e sferzanti.
Non c'è orrore piu' esteso ed innocente di quest'orrore senza senso, un orrore che contagiava e faceva godere di sè milioni di persone rese sterili della propra capacità di esseri umani.
Guardare innanzi senza guardare indietro in una costante orgia di apparteneze e di odi insiscriminati e ingiustificati non puo' che significare continuare a privarsi di una parte della propria umanità e quindi accontentarsi di non essere mai pienamente umani. Accontentarsi di essere parzialmente comprensivi ed accettabilmente accoglienti.
Questa è la maledizione dei padri che ricade sui figli, se la catena del rinunciare ad un pensiero autonomo per un belato soddisfacentemente camuffato non la si reciderà in ogni momento della propria vita.