lunedì 23 novembre 1998

-Senza titolo-

Da sempre, sin dai tempi che la mia mente riesce a percorrere, come quelle antiche pellicole di film che tornano all'origine della trama percorrendo visibilmente all'incontrario tutta la storia, così ritorno ai tempi dell'infanzia. Tristi e felici tempo di solitudine. Anche all'ora ero buia, anche ora non voglio appartenere a questo mondo. La mia mente, la mia fantasia, alimentandosi con magiche fiabe, rappresentava il mio guscio, la mia protezione da quel mondo che tanto cattivo ai miei occhi appariva e il rifiuto mi assaliva.
L'esigenza di un cantuccio solo mio, sacro, intoccabile, che nessuno, per rispetto avrebbe dovuto toccare, e quel cantuccio non c'era e quel che c'era dovevo da sola difenderlo e non mi riusciva e così fallivo. Mi rivedo così e quel che piu' occupa lo spazio della mia immagine sono due grandi occhi scuri, profondi, dietro i quali, piccolo piccolo emergeva un vivo scintillio, una vana ricerca di un qualcosa che ancora oggi non so cosa è, ma so che è qualcosa di introvabile, un tesoro nascosto, inaccessibile a questo uomo vivente questa terra che piu' terra non è, mondo sì, mondo di cemento armato che nessun tenero fiorellino puo' perforare per ricercare la vivificatrice luce del sole.
Un suicidio progettato, il mio, forse il migliore nel suo genere. E con questa illusione continuo.
Il pavimento ieri, quel freddo pavimento mi tremava sotto i piedi, terrorizzandomi l'idea di poter perdere chi, ancora una volta ricalcando gli antichi meccanismi, ma con maggiore finale intensità oggi, ha rubato la mia esistenza.
Destino, triste destino il mio, ma forse mi converrebbe cominciare a crederci.
Quante lotte perse per volermi contrapporre a lui, per cercare di sconfiggerlo. Quanta passata sofferenza, quante parole di morte da me scritte, quanto dolore. Dolore, dolore e chi potrà pagarne il conto? Penso solo la mia morte. La decisione predeterminata di essa.
Quanti anni potrò ancora vivere senza Lucio, con lui e le sue precarie condizioni della sua salute? E quando lui verrebbe a mancare? Come continuare da sola? Il sole potrà ancora sorgere per me come potrebbe sorgere oggi? O decidere la mia morte con lui? La morte decisa prima che essa arrivi da sola a sconfiggere uno solo di noi due? Anche in questo la crudeltà.
O Signore perdonami sin da ora per il gesto che un giorno compirò, non trafiggere la tua spada nel mio già sofferto cuore. Perdonami per quel giorno.
E la  morte ritorna ancora, ancora una volta nelle mie prospettive di vita, ed è ancora una volta morte insieme ad un altro, come con Maurizio, insieme ad  un'altra persona la cui sofferenza giunge ai limiti della vita, della mente, del controllabile.