Ero con Ale in un luogo pubblico che era situato al di sotto del livello stradale, nonostante cio' l'atmosfera che prevaleva era calda ed accogliente grazie alla temperatura estiva che avvolgeva i nostri corpi e alla luce che emanavano le pareti tinte di giallo ocra.
Il locale affacciava all esterno tramite delle porte a vetri scorrevoli che occupavano tutta la parete divisoria e che in quel momento risultavano aperte. D'un tratto un rapinatore armato di pistola cominciò a mietere il terrore tra di noi. Ale mi supplicava di portarlo via da quel luogo. La sua voce nn arrivava a me, ma solo le sue lacrime e il gesto della bocca aperta che formulava le parole. Io restavo immobile pietrificata all'idea che potesse nello spostamento da un luogo all'altro essere colpito dall'uomo armato. Pensai tra me e me che nessun uomo avrebbe mai potuto fare del male volontariamente ad un bambino, ma poi capii che dovevo abbandonare questa illusione per cedere alla realtà. Riuscii a recarmi con lui all'esterno del locale e le persone che lì erano ci aiutarono ad aprirci un varco per scappare. Ma fare ciò significava dover spostare dei pesanti blocchi di cemento. Nello spostamento un blocco schiacciò un dito del piede di Ale il quale cominciò a piangere disperatamente.
Io nn ebbi la forza di andargli vicino e scappai. Sentivo le sua urla e mi piegai per terra coprendomi le mani sulle orecchie per scappare da quel dolore.
Il locale affacciava all esterno tramite delle porte a vetri scorrevoli che occupavano tutta la parete divisoria e che in quel momento risultavano aperte. D'un tratto un rapinatore armato di pistola cominciò a mietere il terrore tra di noi. Ale mi supplicava di portarlo via da quel luogo. La sua voce nn arrivava a me, ma solo le sue lacrime e il gesto della bocca aperta che formulava le parole. Io restavo immobile pietrificata all'idea che potesse nello spostamento da un luogo all'altro essere colpito dall'uomo armato. Pensai tra me e me che nessun uomo avrebbe mai potuto fare del male volontariamente ad un bambino, ma poi capii che dovevo abbandonare questa illusione per cedere alla realtà. Riuscii a recarmi con lui all'esterno del locale e le persone che lì erano ci aiutarono ad aprirci un varco per scappare. Ma fare ciò significava dover spostare dei pesanti blocchi di cemento. Nello spostamento un blocco schiacciò un dito del piede di Ale il quale cominciò a piangere disperatamente.
Io nn ebbi la forza di andargli vicino e scappai. Sentivo le sua urla e mi piegai per terra coprendomi le mani sulle orecchie per scappare da quel dolore.
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