mercoledì 22 febbraio 2012

-Appunti-




-CHARLES HAMILTON HOUSTON-


-THURGOOD MARSHALL-
"[...]
Quanto alle eredità culturali, religiose e umanistiche europee, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, il termine di confronto piu’ immediato con i problemi  posti dalla riflessione di Th.Marshall è, all’interno dell’Illuminismo europeo settecentesco, quello con la Scuola giusnaturalstica napoletana e la fondazione storica e filosofica dei Diritti dell’Uomo, alla quale essa diede luogo, particolarmente ad opera della personalità di maggior rilievo che a questa Scuola fece capo: Gaetano Filangieri e la sua Scienza della legislazione, pubblicata a Napoli, tra il 1780 e il 1791, in sei Libri.

….nel pensiero di Filangieri e della scuola a cui fa capo, i diritti fondamentali sono riconosciuti e garantiti, non creati, dalla legge; che il loro eventuale disconoscimento delegittima l’intero edificio dello Stato; che il loro esercizio non puo’ essere sospeso per nessuna ragione di pubblica utilità; che il loro riconoscimento costituisce l’autentica stella polare non solo nei rapporti tra individui, ma anche nei rapporti tra individui e tra gli Stati nei loro reciproci rapporti.

7. Se indiscussa è, per Filangieri, la centralità dei Diritti fondamentali nella giustificazione dell’intera esperienza giuridica, altrettanto fuori discussione, è, per tornare alle appassionate ragioni addotte da Th. Marshall, il carattere universale degli stessi, nel senso che i Diritti fondamentali o sono garantiti e riconosciuti da tutti, e sono quindi praticati come Diritti universali senza deroga alcuna, o scadono a ciniche formule che servono solo a mascherare i piu’ bassi interessi di gruppi sociali o di individui privilegiati.
[…]
            Lette alla luce dell’esperienza del XXI secolo e quindi inevitabilmente con il senno di poi, le riflessioni di Th. Marshall e di Filangieri sulla schiavitu’ forniscono due profondi insegnamenti, che spiegano le ragioni anche pratiche per le quali è così importante riflettere, in maniera sincronica, su due Autori distanti nel tempo, ma accomunati -il nobile napoletano e il discendente degli schiavi d’America- da quelle eredità culturali e umanistiche, da cui si sono sviluppati i valori universali dei Diritti inviolabili e inalienabili dell’Uomo.
            Il primo insegnamento è che il carattere universale e vincolante dei Diritti dell’Uomo non si puo’ barattare con nessun vantaggio cd. Pratico, nemmeno con ragioni di interesse pubblico, quali la sicurezza, come dimostrano esperienze a noi contemporanee e, sopra tutto per l’Italia, ancora in atto, sulle quali si tornerà qui di seguito.
            Il secondo insegnamento si pone in una prospettiva di lungo temine, anche se non meno importante. Nessuna rottura rivoluzionaria, anche quando è coronata da successo e viene sanzionata, come nel caso degli Stati Uniti, da una Costituzione, che per il suo carattere esemplare, ha assunto le dimensioni di un’esperienza epocale, realizza la terra promessa. Le grandi esperienze costituzionali sono valide non solo e non tanto per le scelte contenute nel documento che le realizza, frutto di inevitabili compromessi politici e istituzionali, ma per i processi che riescono ad innescare.
            E’ questa una problematica, su cui è necessario soffermarsi proprio per meglio capire le posizioni di Th. Marshall da cui si è partiti. Ma è anche una problematica che si è imposta pure per un’altra Rivoluzione, non del XVIII, ma del XX secolo, quella del 1917 in Russia, ispirata non dalla dottrina dei diritti inviolabili o fondamentali, ma dalla critica cd. Di classe a quella categoria, portata alle estreme conseguenze proprio dal diretto protagonista di quella rottura rivoluzionaria; e vissuta anch’essa, in Italia, ma anche negli Stati Uniti, da personalità come W.W.B. Du Bois, come l’evento esemplare di una nuova epoca in nome della lotta contro l’imperialismo.





-ANTOINE BENEZET-
1713-1784


-CLARKSON-
e, infine, ma non per ultimo...:


-WILLIAM EDWARD BURGHARDT DU BOIS-
1868-1963

Dopo aver contribuito a fondare nel 1909 la National Association for the Advancement of Colored People, "fu il dirigente piu' impegnato del lavoro dell'associazione, ma, a conclusione di un lungo impegno, protrattosi per diversi decenni, in cui diresse le lotte e le rivendicazioni degli afroamericani nella prospettiva dei diritti e della cittadinanza, egli, nel clima della guerra fredda e della polemica antimperialista contro gli Stati Uniti, se ne allontanò progressivamente, abbandonando gli Stati Uniti, se ne allontanò progressivamente, abbandonando gli Stati Uniti, dopo la sua iscrizione al Partito comunista del suo paese, per morire a novant'anni, nel 1961, come cittadino del Ghana di Nkrumah.
[...]
Proprio poco tempo prima della sua tragica morte, M. Luther King, presentando la raccolta degli scritti e dei discorsi di Du Bois, rilevava che "il dottor Du Bois è stato un genio e ha scelto di essere comunista. Il nostro anticomunismo irrazionale e ossessivo ci ha condotto in troppi gineprai per consentirci di continuare a coltivarlo come se fosse una forma di pensiero scientifico". Il che dimostra la dialettica interna di un movimento associativo, che è riuscito a guidare una lotta così complessa e difficile."

Note bibliografiche: Lenin, Stato e rivoluzione in Opere scelte; K.Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico; W.E.B. Du Bois, I negri e il socialismo, in Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo.

Da Thurgood Marshall e l'<<infame>> ruolo della schiavitu' negli Stati Uniti: un confronto con l'Italia e con l'Europa dei diritti, di Giuseppe Tucci.


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