-CHARLES HAMILTON HOUSTON-
-THURGOOD MARSHALL-
"[...]
Quanto alle eredità
culturali, religiose e umanistiche europee, da cui si sono sviluppati i valori
universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, il termine di
confronto piu’ immediato con i problemi
posti dalla riflessione di Th.Marshall è, all’interno dell’Illuminismo
europeo settecentesco, quello con la
Scuola giusnaturalstica napoletana e la fondazione storica e
filosofica dei Diritti dell’Uomo, alla quale essa diede luogo, particolarmente
ad opera della personalità di maggior rilievo che a questa Scuola fece capo:
Gaetano Filangieri e la sua Scienza della legislazione, pubblicata a Napoli,
tra il 1780 e il 1791, in
sei Libri.
….nel pensiero di
Filangieri e della scuola a cui fa capo, i diritti fondamentali sono
riconosciuti e garantiti, non creati, dalla legge; che il loro eventuale
disconoscimento delegittima l’intero edificio dello Stato; che il loro
esercizio non puo’ essere sospeso per nessuna ragione di pubblica utilità; che
il loro riconoscimento costituisce l’autentica stella polare non solo nei
rapporti tra individui, ma anche nei rapporti tra individui e tra gli Stati nei
loro reciproci rapporti.
7. Se indiscussa è,
per Filangieri, la centralità dei Diritti fondamentali nella giustificazione
dell’intera esperienza giuridica, altrettanto fuori discussione, è, per tornare
alle appassionate ragioni addotte da Th. Marshall, il carattere universale
degli stessi, nel senso che i Diritti fondamentali o sono garantiti e
riconosciuti da tutti, e sono quindi praticati come Diritti universali senza
deroga alcuna, o scadono a ciniche formule che servono solo a mascherare i piu’
bassi interessi di gruppi sociali o di individui privilegiati.
[…]
Lette alla luce dell’esperienza del
XXI secolo e quindi inevitabilmente con il senno di poi, le riflessioni di Th.
Marshall e di Filangieri sulla schiavitu’ forniscono due profondi insegnamenti,
che spiegano le ragioni anche pratiche per le quali è così importante
riflettere, in maniera sincronica, su due Autori distanti nel tempo, ma
accomunati -il nobile napoletano e il discendente degli schiavi d’America- da
quelle eredità culturali e umanistiche, da cui si sono sviluppati i valori
universali dei Diritti inviolabili e inalienabili dell’Uomo.
Il primo insegnamento è che il
carattere universale e vincolante dei Diritti dell’Uomo non si puo’ barattare
con nessun vantaggio cd. Pratico, nemmeno con ragioni di interesse pubblico,
quali la sicurezza, come dimostrano esperienze a noi contemporanee e, sopra
tutto per l’Italia, ancora in atto, sulle quali si tornerà qui di seguito.
Il
secondo insegnamento si pone in una prospettiva di lungo temine, anche se non
meno importante. Nessuna rottura rivoluzionaria, anche quando è coronata da
successo e viene sanzionata, come nel caso degli Stati Uniti, da una
Costituzione, che per il suo carattere esemplare, ha assunto le dimensioni di
un’esperienza epocale, realizza la terra promessa. Le grandi esperienze
costituzionali sono valide non solo e non tanto per le scelte contenute nel
documento che le realizza, frutto di inevitabili compromessi politici e istituzionali,
ma per i processi che riescono ad innescare.
E’ questa una problematica, su cui è
necessario soffermarsi proprio per meglio capire le posizioni di Th. Marshall
da cui si è partiti. Ma è anche una problematica che si è imposta pure per
un’altra Rivoluzione, non del XVIII, ma del XX secolo, quella del 1917 in Russia, ispirata
non dalla dottrina dei diritti inviolabili o fondamentali, ma dalla critica cd.
Di classe a quella categoria, portata alle estreme conseguenze proprio dal
diretto protagonista di quella rottura rivoluzionaria; e vissuta anch’essa, in
Italia, ma anche negli Stati Uniti, da personalità come W.W.B. Du Bois, come
l’evento esemplare di una nuova epoca in nome della lotta contro
l’imperialismo.
-ANTOINE BENEZET-
1713-1784
-CLARKSON-
e, infine, ma non per ultimo...:
-WILLIAM EDWARD BURGHARDT DU BOIS-
1868-1963
Dopo aver contribuito a fondare nel 1909 la National Association for the Advancement of Colored People, "fu il dirigente piu' impegnato del lavoro dell'associazione, ma, a conclusione di un lungo impegno, protrattosi per diversi decenni, in cui diresse le lotte e le rivendicazioni degli afroamericani nella prospettiva dei diritti e della cittadinanza, egli, nel clima della guerra fredda e della polemica antimperialista contro gli Stati Uniti, se ne allontanò progressivamente, abbandonando gli Stati Uniti, se ne allontanò progressivamente, abbandonando gli Stati Uniti, dopo la sua iscrizione al Partito comunista del suo paese, per morire a novant'anni, nel 1961, come cittadino del Ghana di Nkrumah.
[...]
Proprio poco tempo prima della sua tragica morte, M. Luther King, presentando la raccolta degli scritti e dei discorsi di Du Bois, rilevava che "il dottor Du Bois è stato un genio e ha scelto di essere comunista. Il nostro anticomunismo irrazionale e ossessivo ci ha condotto in troppi gineprai per consentirci di continuare a coltivarlo come se fosse una forma di pensiero scientifico". Il che dimostra la dialettica interna di un movimento associativo, che è riuscito a guidare una lotta così complessa e difficile."
Note bibliografiche: Lenin, Stato e rivoluzione in Opere scelte; K.Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico; W.E.B. Du Bois, I negri e il socialismo, in Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo.
Da Thurgood Marshall e l'<<infame>> ruolo della schiavitu' negli Stati Uniti: un confronto con l'Italia e con l'Europa dei diritti, di Giuseppe Tucci.


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