lunedì 10 febbraio 2014

-Trascrizione della Videointervista a Luigi Perissinotto su Ludwig Wittgenstein-


I.:  Qual è il percorso  che Wittgenstein ha condotto dalla logica verso l’etica e la mistica? Questa sua ricerca sui limiti della logica, sui limiti del dire proposizionale, come possiamo tracciarla?

L. P.: I documenti che abbiamo sui primi anni della vita filosofica di W. ce lo mostrano quasi esclusivamente come un logico preoccupato di spiegare, come dice lui, l’essenza della proposizione.
 Se W. si fosse fermato verso il 1916 probabilmente lo ricorderemmo adesso come un logico che,  sulle orme di Frege e di Russel , ha cercato di dare un suo contributo ai problemi che riguardano “Che cos’è la proposizione, che cos’è la logica”, ma, per nostra fortuna, Wittgenstein  non si è fermato lì e noi sappiamo, da documentazioni successive, che W. ha affrontato il problema della logica con un intento, in un’atmosfera e con delle motivazioni, che possiamo chiamare etiche; lui stesso, dopo aver concluso il TLF, ha dichiarato che l’intero senso del suo libro è un senso etico e quindi il problema che ogni interprete di Wittgenstein, ogni studioso di Wittgenstein, deve affrontare è “Come stanno assieme le due cose”  e quindi il senso di questa domanda coglie uno dei nuclei fondamentali dell’esegesi  wittgensteiniana; per molto tempo si è pensato che fossero semplicemente giustapposte: Wittgenstein, studioso di logica, si interessava anche di questioni etiche, oppure si interessava, meglio, di quello che lui ha chiamato nel Tr.,  il senso della vita o senso del mondo?  Oggi sappiamo, o almeno le interpretazioni piu’ accreditate lo sottolineano, che Wittgenstein ha tentato, attraverso un discorso che possiamo chiamare logico linguistico, cioè capire qual è l’essenza, il funzionamento logico del linguaggio, di liberare, da una parte,  il negativo, di liberare l’etica, per così dire, da una forma di reificazione,  cioè  pensare che l’etica fosse la descrizione di certi fatti, di certi oggetti che dovremmo chiamare etici; se fosse così l’etica sarebbe una scienza, ma  Wittgenstein ha sempre escluso che l’etica possa essere una scienza, se fosse una scienza non sarebbe etica; dall’altro, ha cercato, per così dire, di individuare quello che potremmo chiamare un atteggiamento etico e lo ha individuato attraverso una serie di espressioni che sono tutte espressioni, detto con una parola non tanto bella in italiano,  tentative, provvisorie, che però sono parole come “Accettazione di tutto ciò che accade”, “Passività” che sono difficili da interpretare perché possono sembrare indicare un certo atteggiamento rispetto ad altri atteggiamenti, però W. ha cercato di dire “Che cosa significa accettare tutto ciò che accade indipendentemente da come accade?”,” Che cosa significa avere questo atteggiamento, una sorta di nietzschiano  dire  sì a tutto ciò che accade al di là delle istituzioni di gerarchie, di differenze, al di là soprattutto della assolutizzazione di qualcosa, di parti, di situazioni, di determinati valori, di determinati sensi”, una cosa difficile, ma se parliamo dei due aspetti,  non è che abbiamo due W., non abbiamo piu’ W.

I.:  Sarebbe interessante approfondire questo aspetto. Un’etica che non è normativa, un’etica che non determina un comportamento, che non è morale, nel senso di bene e male, ma come W. stesso dice,  un’etica trascendentale, in che senso essa crea le condizioni di possibilità per, a questo punto, quella che lui chiama vita felice? Cosa vuol dire che l’etica crea le condizioni di possibilità per una vita degna, felice, giusta in qualche modo?

L.P.: Sì, che l’etica sia trascendentale è una delle affermazioni piu’ famose, ma anche piu’ difficili da interpretare del T.  Nei Quaderni W. dice che l’etica non è nel mondo, ma è condizione del mondo. In una terminologia poco wittgensteiniana, che risente forse di concezioni filosofiche anche molto lontane da W., si potrebbe dire che la vita felice si apre al mondo diversamente dalla vita infelice perché in qualche modo la vita infelice non si apre al mondo, ma si disperde nel mondo,  è una terminologia questa che ho usato, che non è wittgensteiniana ,  forse,  è un po’ heiddegeriana, ma quando si fa filosofia la cosa importante è utilizzare il pensiero per cercare di capire e di orientarci.  La differenza è proprio questa, insomma, una vita infelice è una vita che si affida, per il proprio senso, a ciò che accadrà, a ciò che si desidera che accada e si affida a quelli che nella terminologia del trattato sono i fatti del mondo, ma siccome questi fatti del mondo sono contingenti  ci troviamo in qualche modo in balia di questi fatti mentre crediamo di affidarci a questi fatti, ecco perché nella conferenza sull’etica W. dirà che una delle esperienze assolute, cioè etiche, è quelle di sentirsi al  sicuro qualsiasi cosa accada. Ecco, la vita felice in qualche modo è la vita di chi si sente sicuro qualsiasi cosa accada, in una accezione.  Ecco questo (per me questo è un punto fondamentale)  non è una rinuncia all’impegno nel mondo, al fare, al progettare, al  cercare di alleviare le sofferenze o ai propri progetti di esistenza nel mondo, ma si tratta di fare tutte queste cose che richiedono responsabilità, impegno nei confronti degli altri con questo atteggiamento di fondo. 
A me piace dire che si dovrebbe essere , utilizzando termini wittgeinsteiniani, passivamente attivi.

I.: Un’altra delle dimensioni importanti che lei ha messo in luce in queste lezioni è quella dell’esperienza.
W. è un filosofo in prima persona, uno che ricorre sempre al suo vissuto, sia per partire nelle sue riflessioni, che per esemplificarle. Esperienze come quella di sentirsi al sciuro qualunque cosa accada e,  soprattutto, sempre nella conferenza sull’etica, l’esperienza della meraviglia, dello stupore perché il mondo esiste,  sono esperienze che ci riportano ad una dimensione mistica, quasi. In che modo possiamo dire che l’etica e la mistica diventano coincidenti, se lo diventano?

L.P.:  Allora, quando si ha a che fare con quella che possiamo chiamare etica si debba parlare in prima persona, questo W. lo afferma esplicitamente nella conferenza sull’etica, dice : “Da qui in avanti non posso che parlare in prima persona”, del resto questa prima persona appare anche in contesti in cui non sembra apparire.  Durante questo seminario ho cercato di mostrare che  la prima occorrenza della formula: “Tutto ciò che accade”, che è la prima proposizione del T. “Il mondo è tutto ciò che accade”, compare in un contesto in cui W. durante la guerra, in una situazione di  estrema difficoltà personale, di difficoltà sia esterna che interna, dice: “Quello che dovrei fare è accettare tutto ciò che accade”, cioè quindi accettare il mondo comunque sia il mondo, perché quel mondo che lui deve accettare in quel momento è un mondo terribile, c’è una delle guerre piu’ terribili, in una situazione soggettivamente ed oggettivamente difficile.
 Il punto fondamentale,  per me,  è che questa prima persona non riporta solamente ad un insieme di emozioni, di sentimenti soggettivi, ha un valore molto piu’ forte.
In che senso poi noi colleghiamo, o W. collega, l’etica e  la mistica, io tenderei ad escludere che quando W. parla di mistica pensi all’esperienza mistica nel senso della tradizione, anche se forse in parte lo pensa, perché l’esperienza mistica fondamentale è: “che il mondo è” , e l’etica è, per così dire, questa accettazione che il mondo è, comunque  sia, e forse allora etica e mistica sono due nomi diversi per la stessa cosa.

I.: Le sue parole ci riportano a questo periodo della guerra che è stata ovviamente centrale nella formazione del pensiero di W. Un momento di svolta molto importante è stato riportata nei Quaderni quando letteralmente, dopo pagine e pagine di osservazioni sulla logica formale, irrompe la questione  del senso: “Cosa so di Dio e del fine della vita” e poi dirà oltre: “Chiedersi del senso è pregare”. Questa irruzione della domanda di senso nella riflessione di W. (certamente le condizioni che viveva hanno una parte), ma in che modo ha poi funzionato da  miccia, da punto di partenza per il suo pensiero?

L.P.: Partirei da questo: abbiamo una testimonianza di Russell che aveva conosciuto W. prima della guerra e poi lo ha ritrovato dopo la guerra. Già prima della guerra Russell aveva in qualche modo difficoltà a capire W., c’è un aneddoto famoso in cui W. irrompe dell’appartamento di Russell, comincia a camminare su e giu’, siamo in piena notte, a un certo punto Russell gli chiede: “A che cosa stai pensando, alla logica o ai tuoi peccati?”  e la risposta di W. fu: “Ad entrambi” e già in questa risposta anedottica c’è questo collegamento tra logica ed etica; per tornare piu’ nel dettaglio della domanda, è chiaro che la guerra fu un’esperienza fondamentale per W.,  che poi andò in guerra come volontario nell’esercito austriaco proprio, in qualche modo, per fare un’esperienza fondamentale, come racconta la sorella Ermine, la sorella maggiore, W. andò in guerra non per motivi patriottici, ma andò in guerra perché voleva provare che tipo di uomo era,  e quindi andò in guerra per motivi etici, diciamo, da un certo punto di vista.
E’ vero che nei Quaderni queste riflessioni irrompono,  la famose annotazione che lei ricordava dell’ 11 giugno 1916 è lì che compare, però, se noi completiamo i Quaderni con quelle parti che erano state lasciate da parte dagli esecutori letterari, vediamo che questi temi dell’accettazione, della passività sono già presenti fin dal 1914; quindi io credo che quasi fin dall’inizio, se non fin dall’inizio, in qualche modo questa commistione, questo incontro, questa sintonia tra riflessione e logica e  problematica  etica fosse al cuore del centro del filosofare di W.

I.: Importante è anche il rapporto tra etica ed estetica. W. accenna,  soprattutto nei primi anni, in una dimensione particolare lui dice: “Come vedere il mondo sotto specie, sotto  forma, di eternità”. Cosa significa eternità e che relazione ha con l’arte?

L.P.: Sul rapporto tra etica ed estetica, tra l’altro, c’è una proposizione del T. che compare già nei Quaderni: “Etica ed estetica sono la stessa cosa”  che è fortissima ed ha prodotto moltissime interpretazioni. Affermazione, per così dire, molto poco nietzschiana,  perché in una prospettiva nietzschiana, o in una vulgata nietzschiana ,  etica ed estetica spesso, se non sempre,  divergono. Credo che per capire questo bisogna introdurre un altro concetto che non è mai stato evocato finora ed è il concetto di armonia; una vita buona, una vita felice è chiamata da W. anche una vita armonica; armonica in che senso:  in armonia con il mondo.  E forse in maniera molto classica W. collega l’etica e l’estetica attraverso questo concetto di armonia. Essere in armonia con il mondo vuol dire non volere rendersi impotente nei confronti del mondo e questa impotenza nei confronti del mondo è un altro dei termini, dei concetti, delle nozioni che indicano l’etica in W.
Per quanto riguarda l’eternità W. distingue tra due nozioni di eternità , eternità in quanto finita, durata nel tempo ed eternità  come atemporalità; io credo che l’arte per W., e anche in questo senso mi pare una concezione forse molto classica dell’arte, l’arte per W. è ciò che rende, pensiamo alla pittura che è piu’ semplice, che rende qualcosa non come una cosa tra le cose, ma in qualche modo la sottrae da quella rete di rapporti che sono rapporti temporali, rapporti di uso, rapporti di utilizzazione e per così dire la fa emergere per quello che è,  e quindi l’arte, detto un po’ diversamente,  ci fa stupire che ci sia il mondo, credo che in qualche modo questa sia l’idea di W.; ecco, è da dire che mentre W. è quasi sempre collegato, visto il periodo in cui vive e l’ambiente viennese in cui è nato, è quasi sempre collegato con esperienze come la musica tonale, come il romanzo di Musil, in realtà W. aveva gusti, per così dire piu’, tradizionali;  in musica pensava che con Schubert o  dopo  Schubert non meritasse piu’ forse ascoltare la musica, curiosamente non è collegato, voglio dire esplicitamente a tutto quel contesto culturale, inizio 900, a cui di solito lo si collega, e questo è anche un problema storico interpretativo rispetto a certe immagini di W. che abbiamo.

I.: Restando nell’ambito dell’arte, ma anche in quello dell’esperienza in prima persona di cui abbiamo parlato prima, perché  questi momenti di rapimento, di fusione, se vogliamo, con l’oggetto artistico dovrebbero in qualche modo risolvere la domanda del senso? Perchè la domanda del senso  non potrebbe riapplicarsi, come spesso succede,  anche sull’istante dello stupore, perché questo dovrebbe continuare ad avere un suo significato autonomo che va oltre la sensazione vissuta sul momento? Questa è  una mia personale curiosità.

L.P:: E’ un’ottima domanda direi, partirei da quello che dice W. in un passo  del T. molto famoso e molto bello anche,  che coloro che hanno a lungo ricercato il senso della vita  una volta che lo hanno trovato non hanno saputo dire in che cosa consisteva. Allora io credo che l’idea di W sia questa, mettiamola così in maniera semplice, che finchè noi ci chiediamo qual è il senso del mondo non siamo in armonia con il mondo, nel momento in cui siamo in armonia con il mondo non esiste  qualcosa che sia il senso del mondo,  se non il nostro essere in armonia con il mondo. Credo che formulato in maniera così, come si puo’ dire,  schematica,  questo sia il movimento di pensiero di W. Ovviamente uno potrebbe chiedersi perché dovrei essere in armonia con il mondo? E questa domanda puo’ avere una valenza politica, puo’ avere valenza di altro tipo, per esempio, uno si potrebbe dire: “il mondo i in cui sono non mi piace, non mi piace l’ingiustizia che vi domina, non mi piacciono queste cose”, ecco, essere in armonia con il mondo non vuol dire accettare il mondo nel senso di accettare che le cose vadano come vanno, non è una forma di conservatorismo o, come molti hanno detto, di quietismo. Essere in armonia con i l mondo vuol dire, per esempio,  anche per chi si impegna attivamente per trasformare le cose nel mondo,  sapere, essere consapevoli, diciamo così, che nemmeno in questo c’è il senso del mondo, nemmeno in questo, e quindi non c’è conservatorismo perché si puo’ essere in armonia con il mondo da rivoluzionari e da conservatori, quindi è un atteggiamento, per così dire, che pervade e attraversa ogni nostra modalità, che puo’ attraversare ogni nostra modalità,  di stare al mondo per trasformarlo, ma anche per cercare di mantenerlo così com’è.

I.: Quindi se capisco  l’impostazione etica di W. fa riferimento a uno speciale rapporto con tutte le possibili modalità e in questo senso si puo’ anche rintracciare una impostazione del problema del nichilismo, si puo’ intendere così? Non diciamo affrontarlo di petto come un problema risolvibile con delle proposizioni, ma attraverso lo studio del rapporto che noi stabiliamo con il problema del nichilismo.

L.P.: Questa è una domanda un po’ complicata, nel senso che  non sempre mi è chiaro che cos’è il nichilismo. Se nichilismo è inteso nel senso nietzschiano , “i valori non hanno piu’ valore”, ecco in un senso determinato, W. potrebbe dire: “che i valori non abbiano piu’ valore potrebbe essere qualcosa che è successo nel nostro mondo, nella nostra  cultura”, allora bisogna vedere se questa è una diagnosi storica, se questa è una constatazione, quindi se si pone nel mondo, dentro il mondo, per così dire, o se è qualcosa che ha a che fare con il mondo in quanto tale. Allora in questo senso, credo  che  nel primo senso, a W. forse non interessa la cosa, nel secondo senso credo che W. non abbia mai escluso che ci possa essere una vita felice e quindi una vita che,  come dice lui, che ha valore assoluto, ma una vita che ha valore assoluto è una vita che non si affida per avere valore a nessun valore determinato in opposizione ad altri valori.

I.: Un’ultima domanda, il non senso di W. di cui lei ci ha parlato in questo seminario sembra essere radicalmente diverso dalla mancanza di senso che oggi spesso si trovano a vivere i ragazzi soprattutto in giovane età. D’altronde sappiamo che W. invitava i suoi giovani ammiratori e collaboratori a fare qualcosa di pratico, a cercare nel fare  una vita degna. È attuale questa visione? Come va interpretata con un linguaggio dei giovani di oggi questo tipo di esortazione?

L.P.: Forse questa è la domanda piu’ difficile di tutte perché le altre hanno a che fare con una interpretazione, una lettura di W.; questa, per così dire, chiede di mettere un po’ alla prova W. con questioni presenti.
Andiamo in ordine: sicuramente la mancanza di senso, nel senso in cui si parla oggi, di mancanza di senso, è qualcosa che si potrebbe dire, accade nel mondo. Perché mancanza di senso cosa vuol dire? Mancanza di orientamento, mancanza di punti di riferimento, mancanza anche di autorità? Mancanza di persone che possano rispondere responsabilmente (responsabilmente vuol dire assumendosi la responsabilità della risposta) alle domande che un giovane puo’ chiedere, soprattutto alla domanda:  “Come dovrei vivere?
Cosa dovrei fare?”  Non tanto:  “Che scuola  dovrei fare, a che scuola dovrei iscrivermi”, ma “Cosa dovrei fare di fronte a tutte le sfide che quotidianamente ci provengono dal nostro contesto?”.
  In questo periodo si parla molto di bullismo a scuola, “Che cosa dovrei fare”- puo’ chiedere un giovane -“se assisto a un atto di bullismo? Denunciare, fare a meno di denunciare, non interessarmene e la valutazione delle conseguenze di quello che farò  puo’ essere una giustificazione per il fatto, per esempio, di tacere? Queste sono questioni che noi incontriamo tutti i giorni, ma non solo i giovani, nei giovani è piu’ drammatica la cosa perché in qualche modo dei giovani noi siamo responsabili , perché l’educazione è questo, accompagnare responsabilmente un percorso, un cammino;  allora, è chiaro che tutte queste cose hanno a che fare con le questioni dell’etica,  ovviamente, ma hanno a che fare anche con le questioni dell’etica nel senso di W. Allora io direi che, premesso che W. era contrario a dare norme e indicazioni, l’unica cosa forse che si puo’ ricavare oggi passando attraverso queste pagine che sono dense, brevi,  forse anche troppo brevi,  di W. è questo:  di fronte a situazioni come quelle che in parte viviamo bisogna evitare innanzitutto l’idea che si possa produrre un’etica,  io direi,  come algoritmo o come calcolo, che significa evitare un’etica come scienza;  forse la desideriamo, e forse anche i giovani e noi stessi di fronte a un dilemma etico vorremmo poter calcolare, come diceva Leibniz.  Il secondo  è riconoscere che la responsabilità, cioè il decidere in prima persona, non è il segno di una mancanza, ma è, per così dire, la prima mossa etica;  se noi riuscissimo non a dare, come si dice spesso,  valori ai giovani, ma dare l’idea che si è responsabili di quello che si fa, cioè dare libertà, io direi, la cosa sarebbe molto significativa.

Nell’introduzione  ( andando per un attimo fuori da W.)  alla Missione dell’intellettuale  ( oggi si direbbe, ma è stato tradotto Missione del  dotto)  di Fichte si dice una cosa del genere, ora cito un po’  a memoria:  “non si deve mai volere il bene degli altri, ma si deve volere la loro libertà”, però questa libertà va, ovviamente,  accompagnata,  non è questa fai quello che vuoi, la libertà non è un dato di partenza, ma il risultato di un processo educativo  e credo che, con tutte le tutele del caso, questa potrebbe essere una lezione wittgensteiniana.

mercoledì 22 gennaio 2014

-Lettera a Reynolds, 19 febbraio 1818, John Keats-




"Penso che quasi chiunque potrebbe, come il ragno, filare dal suo interiore la propria cittadella aerea: la estremità delle foglie e dei ramoscelli su cui il ragno avvia la sua opera sono scarse, eppure esso riempie l'aria come una bella forma circolare: l'uomo dovrebbe esser pago di altrettanto esigui appigli a cui appuntare la trama sottile della sua anima ed intesservi un empireo arazzo ricco di simboli per l'occhio dello spirito, di morbidezza per il tatto dello spirito, di spazi per il proprio fantasticare, di rilievo per il proprio diletto. [...] L'uomo non dovrebbe disputare o asserire, bensì sussurrare i propri risultati al suo prossimo.



La lettera séguita infatti affermando che, pure nelle differenze di condizione e d'inclinazione, ogni spirito, come una gemma, dovrebbe poter succhiare la linfa da un humus "etereo", e così


ogni essere umano potrebbe raggiungere la grandezza, e l'umanità, anzichè una vasta landa di cespugli e rovi con qua e là una quercia o un pino solitario, diverrebbe una grandiosa democrazia di alberi d'altro fusto."


da Introduzione di Vanna Gentili a Poesie di John Keats.

lunedì 20 gennaio 2014

-Youkali-




E’ quasi in capo al mondo:

la mia barca errabonda,

assecondando l’onda,

mi ci portò un bel giorno.

L’isola è piccina,

ma l’abita una fata

che gentilmente invita

al giro tutto intorno.

Youkali è il paese dei nostri desideri,

Youkali è la felicità, il piacere,

Youkali è la terra

dove lasci ogni dolore,

è, nella nostra notte,

una specie di chiarore,

la stella da seguire.

Youkali.

Youkali è rispetto

di promesse scambiate,

Youkali è bellezza

d’amori ricambiati,

è quella speranza

che gli esseri umani han tutti nel cuore,

la liberazione

che tutti attendiamo.

Youkali è il paese dei nostri desideri

Youkali è la felicità, il piacere.

Un sogno, purtroppo, una chimera:

Youkali non c’è, non è una cosa vera.

La vita ci trascina

Faticosa, quotidiana,

ma la povera anima umana,

in cerca ovunque dell’oblio,

per lasciare questa terra

ha scoperto il mistero

Ci sono sogni sottoterra,

in qualche Youkali.

Youkali…..

domenica 19 gennaio 2014

-John Keats, passo di una lettera a Bailey, 22 novembre 1817-

Cio' che l'immaginazione afferra come Bellezza dev'essere verita', sia che prima esistesse o no; poiche' io ho di tutte le nostre passioni la stessa nozione che ho dell'amore: tutte, se al sublime, sono creartici di Bellezza essenziale.

domenica 5 gennaio 2014

-Noi-




I gradini di marmo precedono il  passo
entro il riposo nella mia alcova.
Lì dove tu hai segnato il nostro destino,
le tue mani i miei confini,
le tue labbra i miei umori,
la tua voce il nostro futuro.
Futuro inscritto nella geografia dei nostri desideri,
nel terreno fermentato dal nostro inconscio da vivere,
da scoprire insieme.
In quell'insieme che non prevede oltrepassi, competizioni,
ma unioni di pelli, di corpi, di saliva, di penetrazioni,
del nostro possesso.
Che esso si trasfiguri in vite da venire, in esplorazioni
che noi racchiudano e oltrepassino.
Lì ci incontreremo, piu' perfetti che mai,
nei nostri sogni che uno solo ne formeranno, sublimeranno,
il nostro.

mercoledì 11 dicembre 2013

-Assenza-


Proseguo così, 
nel tentativo  di andare oltre.

Guardo a me davanti nel tutto
e nel tutto non intravvedo niente, se non un vuoto.

Dentro il vuoto scintille di follia
che turbano il mio cervello
e non so per quanto tempo ancora potrò sorreggerlo 
nel confine di questa vita.


Vita che, senza te, è piena Assenza.

giovedì 5 dicembre 2013

Il tempo



Passa il tempo, questo fottuto compagno di viaggio avvinghiato alla nostra pelle come una pulce affamata.

Non passi tu e la condanna del ricordare.

mercoledì 27 novembre 2013

-Luci della ribalta-

Calvero: -Sempre la stessa!
Terry: -Ti pare?
Calvero: -Sì, un pò piu' matura soltanto.
Terry: -Non voglio esserlo troppo.
Calvero: -Nessuno lo vuole.
Terry: -Mi ci hai costretto tu, andando via.
Calvero: -Ah Terry, è stato per il meglio, tutto per il meglio.
Terry: -Non lo so, ma è finito qualcosa, per sempre.
Calvero: -Nulla finisce, cambia soltanto.
Terry: -Io ti amo ancora-
Calvero: -Mi ami certo, mi amerai sempre.

-Luci della ribalta-




Calvero: -Ah, il cuore e la mente, che grande mistero!

-Luci della ribalta-



Calvero: -Sprecare l'amore per un vecchio!


Terry: -L'amore non è mai sprecato.


Calvero: -Terry, sei come una suora, vuoi rinunciare a tutto nella vita per il mio bene. Non è bello, sciupare la gioventu'. Tu meriti piu' di questo!


Terry: - Calvero!


Calvero:-Lasciami andar via!


Terry: -Ma cosa ti prende ora?!


Calvero: - Non so che fare! Se avessi la forza di andarmene! Invece resto qui a tormentare me stesso e questo non va.Tutto ciò è falso! Per un uomo della mia età, la verità è tutto! Tutto! Solo questo mi resta, questo, la verità e, se possibile, un pò di dignità.


Terry: - Mi ucciderò se tu mi lasci! Io odio la vita, il tormento, la crudeltà della vita. Non potrei vivere senza di te! Non vuoi capirlo. Io ti amo!

-Luci della ribalta-



Nevil: -Lei è giovane, all'alba della vita, questo affetto è romanticismo di gioventu', ma non è amore".


Terry: -No, si sbaglia, lo amo davvero.


Nevil: -Ne ha pietà!


Terry: -No, non è pietà, è qualcosa in cui sono vissuta, cresciuta, è la sua dolcezza, la sua tristezza, la sua anima di cui non potrò fare a meno.

domenica 24 novembre 2013

-Pensieri fermati-


  • L'ideologia altro non è che una delle tante maschere indossate da gruppi di umani per cercare di sfuggire alla caducità dell'esistenza.
  • L'amicizia dovrebbe essere quell'intimo, profondo, quasi invisibile legame entro il quale due persone tenderebbero, pur senza  riuscirci sempre, alla lealtà delle parole e dei gesti. E quando questa non fosse possibile si sceglierebbe senz'altro il silenzio alla maschera grottesca dell'incomprensione. 
  • Siamo sempre piu' certi del dolore, del tormento e dell'angoscia che sono nell'esistenza eppure continuiamo a desiderare per i nostri figli una vita felice e nella quale questi sentimenti siano  marginali! Quanta irrazionalità nel suo svolgersi!

venerdì 22 novembre 2013

-Fantasmi-




Con i loro artigli ben curati, sorrisi mielosi, voci abbassate
vorrebbero trascinarmi via da te.

Con la forza dei modi ben disposti, dei corpi ben centrati,
nella loro illusione di stabilità,
ancora provano a strattonare il mio cuore altrove.

Ed io, banderuola instabile, non percepivo l’inganno.
Un anno sospesa nel tempo a pensare di potermi dedicare a chi stava per trapassare.

In quell’anno, la mia mente, ben protetta, mi giocava questo scherzo.
Io sospesa in un qualcosa che non c'era.

L’esistenza, invece, era ed io me ne allontanavo.
Poi è andata via, è volata in silenzio in un altrove che non so.

Con gli occhi  che  indagavano e mi scavavano il cuore.
Volevano dirmi qualcosa, lasciarmi un segno della mia aleatorietà.

E’ la vita, si direbbe,
è l’umanità, direi.
Senza eroi, né principi o principesse.

In un nulla temporale che si trasforma in eternità.
Un nulla di rumori scomposti, invadenti
che saluto dalla libertà di questo

tempestoso, folle, mare.




venerdì 15 novembre 2013

- Perfect Day -




Si svolge, a me davanti, un teatrino della vita che non mi appartiene.
Svolgo, nel film della mia vita, la magia del tuo odore, della tua carne consumata, evaporata.
Quattro ossa racchiuse  e tenute strette in un loculo freddo di marmo.
Strette tra di loro per aspettare di ricongiungersi a me.
Solo allora sarai libero di volare nel cielo infinito,

lì dove potrai finalmente perderti, ritrovato in me, nella nostra promessa unità.

mercoledì 13 novembre 2013

-Nessuno-




Non credo alla bibbia, mi chiedo perché
Dovrei consultarla, offende gli dei
Non prego la chiesa il fetore che fa
Non credo nel cielo e nemmeno all'inferno
E non so distinguere il bene dal mare
Che nutre Cariddi di voracità
Non credo al mercato, produce demenza
Così com'è falsa la beneficienza
Diffido del saggio e di quello che sa

Finisce l'erba e l'acqua scola
Un bimbo chiede come mai
Fiorisca il cardo di viola
Poi fra le viole sceglie te
Perciò stanotte dormi qui
Che non esiste oscenità
Freghiamo la pornografia
E dammi figli e verità
E sesso orale e santità
Non mi resta più nessuno
Tranne te

Io credo nel caos e nella violenza
Guardate le spiagge, guardate la fame
Il figlio di troia che appalta la Rai
Io credo nel peggio che deve arrivare
Nell'ego dei calcoli dei governanti
E quindi mi servono armi lo so

E allora li cerco in amori di stelle
ma anche fra croci e fra cassaintegrati
I muscoli magri da cerva che hai

Arrivi e dici dolcemente
Che vecchio stupido che sei
Ed accarezzi con la mente
Le rughe che ti regalai
E vieni a vivere con me
Un mondo atroce vieni qua
a sopportarne la follia
E dammi figli e oscenità
E tenerezza e dignità
Non ho amato mai nessuno come te




-La morte-


Nei tramonti dentro
gli occhi tuoi 
e lungo i viali
di Parigi o di Los Angeles
ritrovo il mondo,
nei fiori di campo e nei passeri se nevica, 
li vedo campare 
senza niente da mangiare 
osservo Dio, lo lascio fare. 
Certe notti da nevrastenia 
da soffocare 
apro la finestra
e volo via 
si fa per dire 
Come la ginestra
nata sulla pietra lavica 
mi vedo lottare 
come mosca nel bicchiere
eppure Dio, lo lascio fare
La morte non esiste più
non parla più
non vende più
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni 
e le parole. 
Il tempo non le imbianca più
e non si seccano
a lasciarle stese al sole.
Stringimi le mani, 
non è niente, 
che la guerra passerà. 
Certi inverni freddi 
certi guai
mi fan paura,
prego nel restare
 ancora qui
mi illudo ancora. 
Poi improvvisamente
arrivi tu 
sorridi e penso che 
non ho più timore
lascio correre
il dolore
non c’è più
e niente muore 
baby 
La morte non esiste più
non parla più
non vende più 
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni e le parole.
Il tempo non le imbianca più
e non si seccano
a lasciarle stese al sole. 
Credimi,
morire non è niente
se l’angoscia se ne va!
La morte non esiste
più non compra più 
non vende più 
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni 
e le parole.
 Il tempo non le imbianca più
 e non si seccano a lasciarle stese al sole. 
Parlami d’amore,
 nonostante la stagione che verrà.



-L'aeroplano-









Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio 
Cosa resta di noi: un rottame di Volksvagen 
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà 
La verità se ne sta sulle stelle più lontane 
Ci rimane una città, un lavoro sempre uguale 
Una canzone che fa sottofondo all'Indecifrabile.
Cosa rimane di noi, ragazzini e ragazzine
La domenica dentro le chiese
ad ascoltare la parola di Dio.
Il futuro era una nave tutta d'oro
che noi pregavamo ci portasse via lontano
Cosa rimane di noi
Ora che ci siamo amati ed odiati e traditi
E non c'è più limite

Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l'aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano

Che cosa resta degli anni passati ad adorarti
Cosa resta di me
delle bocche che ho baciato in discoteca
Che cosa ne è della nostra relazione
Stupidi noi che piangiamo disperati
Che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa
La nostra esperienza a che cosa servirà

Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l'aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano




giovedì 15 agosto 2013

.-Lucio-


In un buio di un'esistenza lontana ritrovo le mie mille domande sospese nel tempo.
A te ritorno sempre con il cuore e con la mente
di te riempio quei minuscoli puntini bianchi nel cuore che lasciano adito a dubbi.

Quando di te dimentico vagheggio in un fare che mi parla di quello e di quell'altro
in un fare che si risolve in un presente che non posso abolire.

Vago, temporeggio in questo non sapere cosa sia realmente tutto cio',
il tutto? Il resto di un qualcosa che non doveva piu' essere oltre il noi.

E quel tempo nel quale, scossa dallo spavento, i nostri corpi si separarono per un quando che è divenuto un sempre.

Ogni tanto parlo di te e mi chiedono di te, di quello che nel mio cuore ancora c'è.
Si cerca di rispondere per non rischiare di non tessere le fila di un senso che, si dice, deve esserci.

E così si vagheggia come quando tu c'eri in carne ed ossa ad abitare questi spazi
quando ancora lo stupore sulle labbra delle persone si leggeva in quel non detto
in quell'immagine di me e di te che non conciliava il senso di un esistente
dal quale noi ci eravamo distanziati.

Nel nostro amore, nei nostri baci, nelle strette di mano che mai si perdevano
ci eravamo illusi di poter fermare il tempo.

Quel tempo che ci ha colto così paralizzati nell'ultimo istante di realtà.

mercoledì 14 agosto 2013


Frulla nel cervello l'infelicita', inebetendolo.
Chiudo le palpebre sull'esistenza,
recuperandola.

sabato 16 marzo 2013

-La conversazione-



Risvolto, trasudo, mi denudo.
Te, davanti a me.
Ti bacio, ribacio, riscopro.
Te, davanti a me.
(Quante melodie che non devono prendere altre vie.)
Te,davanti a me.
Gli occhi negli occhi.
Neri.
Te, davanti a me.
Io, davanti a te.
Mi baci, ribaci, riscopri.
Io davanti a te.
Ti perdo, mi perdo,
ti scopro, mi sfuggo,
Mi sperdo, riprendo.
Te davanti a me.
Parole di senso, di me, di te.
Chi ero, chi sono.
Da dove vengo, non mi ritrovo.
Mi sperdo, mi perdo.
Riprendo.
Te voglio, non voglio.
Ti tocco, ti sfioro, ti lascio.
Gli occhi negli occhi.
I nostri, le mani.
Le scene riprendo, non mollo.
Le prendo, le fermo, le scatto.
Non voglio, non volgo.
Rivoglio, ti rivoglio.
Ti lascio, riprendo.
Ti gioco.
Ti voglio (bene).
Te davanti a te.