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mercoledì 22 gennaio 2014

-Lettera a Reynolds, 19 febbraio 1818, John Keats-




"Penso che quasi chiunque potrebbe, come il ragno, filare dal suo interiore la propria cittadella aerea: la estremità delle foglie e dei ramoscelli su cui il ragno avvia la sua opera sono scarse, eppure esso riempie l'aria come una bella forma circolare: l'uomo dovrebbe esser pago di altrettanto esigui appigli a cui appuntare la trama sottile della sua anima ed intesservi un empireo arazzo ricco di simboli per l'occhio dello spirito, di morbidezza per il tatto dello spirito, di spazi per il proprio fantasticare, di rilievo per il proprio diletto. [...] L'uomo non dovrebbe disputare o asserire, bensì sussurrare i propri risultati al suo prossimo.



La lettera séguita infatti affermando che, pure nelle differenze di condizione e d'inclinazione, ogni spirito, come una gemma, dovrebbe poter succhiare la linfa da un humus "etereo", e così


ogni essere umano potrebbe raggiungere la grandezza, e l'umanità, anzichè una vasta landa di cespugli e rovi con qua e là una quercia o un pino solitario, diverrebbe una grandiosa democrazia di alberi d'altro fusto."


da Introduzione di Vanna Gentili a Poesie di John Keats.

venerdì 30 dicembre 2011

-Camille Claudelle-




Camille Claudelle -8 dicembre 1864, 19 ottobre 1943-

Fu una scultrice francese, la sua fu una vita dolorosa e dall'epilogo tragico.
Sempre ripudiata dalla madre venne, in età adulta, dalla stessa e dal fratello che adorava, rinchiusa in manicomio e ivi morì dopo trenta anni di degenza senza mai ricevere visite dai familiari o dalle persone che la avevano amata ed apprezzata.


La sua forte personalità suscitò timore nel  compagno Auguste Rodin, dal quale decise di allontanarsi  in quanto nel mondo dell'arte il suo nome lo si associava sempre a quello, piu' celebre, di lui; la loro relazione, tuttavia, non fu definitivamente spezzata fino a quando Rodin non la abbandonò respingendo lei e il figlio che portava in grembo e che mai nacque;  d' altronde Rodin, pur essendone profondamente attratto, non interruppe mai il rapporto con la moglie vivendo contestualmente entrambe le relazioni.









Di lei scrissero:
"Ha una natura profondamente personale che attira per la grazia, ma respinge per il temperamento selvaggio"
                                                                                         il compagno Auguste Rodin;

"Questa signorina Claudelle dovreste vederla scolpire, è come se la creta, l'argilla, il marmo seguissero gli ordini delle sue dita delicate. Peccato che sia una donna e che sia destinata a rimanere sconosciuta. Lei, però, è sicura di diventare una scultrice famosa"                        

                                                  Alfrede Boucher, suo maestro all'Accademia Colarossi;

"Ha una fronte superba, la carnagione lunare, gli occhi di un blu così profondo e così raro che si puo' trovare solo nei romanzi. Ha una tale bellezza che mi soggioga. Riesce ad esercitare su di me un'ascendente così forte da sembrare crudele. In sua presenza sono rapito e incapace di parlare, ma lei sembra non esserne conscia e si aggira per il mondo con aria smarrita, come un fragile uccellino appena uscito dal nido" 
                                                                                                       suo fratello Paul;

"Possiede un fascino assoluto e totale dedizione alla scultura. Nulla di strano che non appena io abbia posato il mio sguardo su di lei tutto il resto mi sia sembrato privo di vita. Camille è la vita stessa!" 
                                                                                        il compagno Auguste Rodin;

"E' sicura che tutto si risolverà, che potrà coronare il suo sogno eppure mi chiedo: Vuole davvero sposare Rodin oppure è spinta soltanto dal desiderio di condurre una vita normale? Possibile che una donna tanto diversa dalle altre senta la necessità di essere accettata dalla società? E la società è pronta ad accettare una donna come lei? 
                                                                                                        suo fratello Paul.



In manicomio scrive al fratello:

"I tuoi silenzi mi uccidono Paul, a volte vorrei avere la forza di farla finita, mi si rimprovera, come fosse un crimine spaventoso, di aver vissuto sola coi miei gatti, di avere manie di persecuzione. Qualcuno potrebbe riconoscermi il merito di originalità e dare qualche compenso alla povera donna che hanno spogliato del suo genio. No! Un manicomio. La mia colpa è quella di essere una donna che ha voluto vivere come voleva e per questo deve essere eliminata"

giovedì 15 dicembre 2011

Dora Carrington e Lytton Strachey







Dora Carrington aveva una relazione d'amore con Lytton Strachey, ma lui era omosessuale, dopo qualche tempo di convivenza nella tenuta di campagna di Ham Spray, Dora accettò la proposta di matrimonio di Ralph P., . Prima di accettare scrive a Lytton:
"L'altra sera dormivo al suo fianco, ho pianto pensando al destino crudele che, facendomi nascere donna non mi permette di stare con te. Ralph è un caro ragazzo, ma non lo am,o, non cambierò il mio cognome con il suo, così potrai sempre chiamarmi Carrington. Una volta mi hai detto che mi amavi come un'amica potresti dirmelo ancora?"
Tuttavia accetta e continuano a vivere tutti e tre ad Ham Spray, dopo qualche anno Ralph si invaghisce di un'altra donna, interviene Lytton il quale esorta Ralph di  non abbandonare Dora, così raggiungono un accordo secondo il quale avrebbero vissuto tutti e quattro nella tenuta di campagna, Ralph per lunghi periodi di tempo con la compagna, alternandoli a periodi in cui vi sarebbe rimasto senza di lei.. A tal proposito Dora scrive alla compagna del marito queste parole: 

"Io accetto tutto questo solo per amore di Lytton, accetto perchè so che la mia felicità con lui è ironicamente legata a Ralph. Sono costretta a piegarmi a quanto avete deciso, per questo ti chiedo alli'inizio di essere comprensiva"

domenica 7 dicembre 1997

-Per la mia Valeria-



Per la mia Valeria
Com'è bello stare con te, vorrei che questi momenti non finissero mai, momenti di felicità, di tenerezza e serenità. Come è incantevole vederti lavorare con i tuoi fili colorati, lì seduta e coperta tra le lenzuola con il tuo corpo seminudo che si intravede appena un pò di sesso.
Quanto sei bella, mia piccola, dolce, incantevole donna, sì, proprio così, donna, quella che il mio io ha sempre sognato e desiderato.
Morirò con te e la tua anima, morirò con te e il tuo corpo, moriremo insieme quando il nostro amore e i nostri corpi spegneranno per ultimi la luce di questa terra.
Con immenso amore, tuo e per sempre Lucio.

7 dicembre 1997