giovedì 21 febbraio 2013
-Sincero e puro come...-
Abbassando, Abbassando, Abbassando gli occhi
non mi hai detto più la verità
ci siam persi senza dirlo
prima del tempo
del tempo nero ch'è venuto senza pietà
pieno di sospetti
fragili e netti.
Abbassando, Abbassando, Abbassando le mani
sulle orecchie nella mia anima
mi son detta: "Non è vero!
E'uno sguardo sincero!"
Sincero e puro come il mio pensiero
perso nel parlare serio di passione.
Passione malpadroneggiabile
mi rende molto mobile
sulle sponde del turchino spazio amabile
e volo volo volo con i piedi nell'acqua
e un caffè nella pancia
per mangiare con te.
Abbassando, Abbassando, Abbassando valigie
dentro al porto mi sopporto un po'.
La mia faccia, stanco viaggio, no, non mi dà
coraggio di credere, credere, credere senza domande
le parole che tu non mi puoi dire.
Abbassando, Abbassando, Abbassando la testa
mi conforto e non ci penso più
mi son detta: "Lascia stare.
E'una storia popolare."
e vale, vale, vale una canzone
nel parlare ludico di passione.
Passione malpadroneggiabile
mi rende molto mobile
sulle sponde del turchino spazio amabile
e volo volo volo con i piedi nell'acqua
e un caffè nella pancia
per mangiare con te
Vale, vale, vale una canzone
nel parlare ludico di passione.
Passione malpadroneggiabile...
-Assenze-
Pompa il sangue dal cuore,
è un ritmo incalzante che investe le fibre del corpo
e della mente
"Il rapporto tra uomo e donna viaggia sul limite dell'impossibile"
scrivevo, scrivo.
Il dosaggio ormonale troppo ancora accellerato
per essere dismesso.
Una strumentalità dei corpi e di un bisogno
che resterà insoddisfatto (sempre)
sarà la nuova cifra.
Osservo dall'alto la folla umana:
piccoli maschietti e femminucce che giocano
in un movimento energico e altalenante;
tanti piccoli fratelli e sorelle
persi, ognuno, nelle mura della propria solitudine.
martedì 19 febbraio 2013
-Un nuovo, gentile giorno che rinasce-
Carezza la sua pelle un vento fresco e delicato di primavera,
scende sul mio corpo il calore di questo nuovo giorno.
Rinasce, mai identico a se stesso
affondando le radici in stasi antiche
e riporta di colpo, d’improvviso, la mente in posizione
centrale.
Così, la circolarità del vivere,
il divenire continuo, incessante
si nutre della nostra presenza, di quel che siamo e di quel
che diamo.
La spirale ingrossa la sua potenza o la diminuisce
a seconda dei casi, dell’essere.
Lei vive di fiori di carta gentili
nel suo piano di terra di socialità,
di silenzi e di amore.
Come un cigno sordo si muove in eleganza
entro il mondo di silenzio che la circonda.
Non lesina il contatto, il profumo antico di un caffè che
sparge l’essenza nei vicoli.
I vicoli di questa atavica città che tutto comprende,
rinasce e decade.
Con lei si potrebbe decadere, come soldatini in un teatro di bimbo.
Come se l’essere lì dentro fosse, solo ed in sé stesso, una forma di vita.
domenica 10 febbraio 2013
-Notte-
Triste, non triste
Vero o non vero,
a che vale?
Giro lo sguardo:
la trovo, eccola,
sul ciglio di un appendino
la mia veste da camera.
Benedetta, mi veste le nudita'.
Vero o non vero,
a che vale?
Giro lo sguardo:
la trovo, eccola,
sul ciglio di un appendino
la mia veste da camera.
Benedetta, mi veste le nudita'.
venerdì 8 febbraio 2013
-Dal tempo del pressapoco all'universo della precisione-
Questo tempo imposto da violentare
vorrei
questi tempi imposti da violentare
si devono.
"Dal tempo del pressappoco all'universo della precisione"
in un passaggio obbligato
e la parola non deve mancare.
La cerco, scavo
e l'occhio acceso su questa realtà
mi impedisce il trovarla.
Immagini, emozioni
scavo
cerco:
"Affondare nel tuo corpo di morbidezza vorrei
socchiudere gli occhi nel tuo infinito,
nuotare entro lo scuro di te,
sfiorare con le labbra morbide la tua anima in attesa.
In un'estasi di piacere far perdere te
senza che una possibile via di uscita si possa trovare.
In un labirinto senza uscita
con tutte quelle possibili da annichilire
cosicchè anche il pensiero del come fare
possa svanire, come un mai esistito, un mai nato.
In questo scorrere di vite disordinate, di tempi inorganici
ascolto un pensiero, di gioia(?)
che mi appresta un sentire diverso, represso, riperso?
In questo scorrere di vita me abbandono in un sentire
di piacere, di gioia non funzionale,
non organizzata, non indirizzata, non finalizzata.
Me abbandono persa in un'idea di non ritorno.
giovedì 7 febbraio 2013
-Jules Laforgue-
-La sigaretta-
Sì, questo mondo è piatto, e quanto all'altro, frottole.Senza speranza vado mansueto alla mia sorte;
per ammazzare il tempo, aspettando la morte,
fumo in faccia agli dei sottili sigarette.
Su,viventi, affannatevi, o scheletri futuri.
Me, l'azzurro meandro che verso il cielo si torce
mi sprofonda in un'estasi infinita e m'addorme
come ai morenti aromi di mille bruciatori.
Ed entro nel fiorito eden dai sogni chiari,
dove elefanti in fregola si intrecciano alla fioca
danza delle zanzare, in fantasiosi valzer.
E quando poi pensando ai miei versi mi scuoto,
contemplo, il cuore pieno di dolce gioia,il caro
mio pollice arrostito come un cosciotto d'oca.
mercoledì 6 febbraio 2013
-Paradiso perduto-
Nel buio dell'esistenza
lì dove tutto è sordo
rimbomba la voce della mia disperazione.
Cavalieri senza armature
piegati al gioco crudele
di questa bassa umanità.
Immersi tutti in questa melma viscida
di sentimenti calpestati, sviliti.
Contrasta su tutto ciò il cielo chiaro, limpido,
conferma, da sè, l'altro.
L'altro di amore, di cura, di rispetto e tenerezza.
Quell'altro nel quale bisognerebbe essere immersi
nella forma di un Eden,
di un Paradiso perduto..
martedì 5 febbraio 2013
da Identità e riconoscimento tra individuo e gruppo di Andrea Porciello
Che poi mi stupisco sempre di piu' nel constatare quanto la base del pensiero di coloro che si definiscono come vicini alla concezione comunitaria sia identica, se non sovrapponibile, a quella liberale!:
La differenza tra uno Stato inteso in senso comunitario ed uno Stato inteso in senso liberale si sostanzia nella concezione liberale di uno Stato che “ non ci riconosce in quanto portatori di determinati valori comuni o (ancora peggio) in quanto facenti parte di una determinata etnia, e dunque in quanto ad esempio bianchi, eterosessuali, cattolici etc…., ci riconosce semplicemente in quanto esseri umani, in quanto entità degne di essere considerate a prescindere dall’idea del bene sviluppata all’interno della rispettiva comunità di riferimento. L’idea di neutralità politica finisce,così facendo, col coincidere con quella di un dialogo razionale tra soggetti moralmente e culturalmente distanti, in quanto recanti concezioni del bene differenti, se non addirittura antitetiche, che, mettendo da parte le convinzioni controverse, retrocedono su di un terreno neutro nel tentativo di pervenire ad un accordo politico di convivenza pacifica che si fondi su principi accettabili da tutte le parti in gioco. A partire da tali basi, i liberali ritengono possibile che persone provenienti da comunità che manifestano differenti dottrine comprensive, non dimeno possano affermare ragionevolmente la stessa concezione politica, e abbracciare un nucleo di valori politici sulla cui base strutturare i rapporti di riconoscimento reciproco, approdando così facendo ad un “regime costituzionale multiculturale”.
-Le relazioni d'incertezza-
"[...]come svuotata di qualsiasi sostanza, quale "corpo" l'opera d'arte moderna puo' ancora offrire alla nostra attenzione? Piu' il suo statuto, le sue frontiere, i suoi mezzi e il suo fine diventano incerti tanto piu' imponenti e imperiosi diventano al contrario i sistemi per raccoglierla, conservarla, esporla e spiegarla. Ed ecco che una vera e propria scienza museografica si mette in moto per delimitare un oggetto che si assottiglia sempre piu'. Fra l'occhio dell'osservatore e l'oggetto si frappone un apparato tanto piu' pesante e imperativo quanto piu' ambigua è la natura stessa dell'oggetto. Costruzioni di cemento, di acciaio e di vetro, dotate di macchinari ingegnosi, e monumenti di carta-scritti teorici, manifesti, analisi di ogni tipo, si consacrano alla gnoseologia di un oggetto che si fa sempre piu' raro e, in ogni caso, sempre piu' evasivo. Come in fisica fondamentale, si costruiscono macchine sempre piu' grandi per osservare fenomeni sempre piu' piccoli."
Jean Clair, Critica della modernità
lunedì 4 febbraio 2013
-Ombre sul cuore-
Ombre sul mio cuore
ottenebrano.
Interno mai pienamente mutabile in esterno.
Battaglia incombattibile.
Resa incondizionabile.
Contrapposizione irrisolvibile.
Essere imperfetto per definizione: sentire-essere.
Tutto ciò è.
domenica 3 febbraio 2013
-Non tutto è quello che sembra-
Nella penombra il tuo corpo nudo mi appare,
curvo su di sè in quest'atto di pudica meraviglia.
Cerchio non chiuso racchiude, in sè,
un dramma chiamato vita.
Tanti piccoli deliri iscritti nella sua geografia.
Come orgasmi incompiuti,
tensioni nell'atto di.
In questa notte di febbraio che mi ostino
a confondere in giugno o in ottobre
una presenza muta accompagna il mio, di corpo, sordo.
L'apparenza dei sè si scoglie dentro,
nel dentro, in quel territorio
entro il quale pochi osano scavalcare le recinzioni.
In presenza sorda accompagni me.
Il me delle mie risate, il me delle mie ombre.
Chiudi, tu stesso ombra onnipresente, il senso del mio me.
venerdì 1 febbraio 2013
-L-W.-
Noi quando siamo davanti qualche cosa, a qualche particolare intanto possiamo comprenderlo in quanto stabiliamo dei rapporti tra questo particolare e altri particolari che hanno con il primo una serie di connessioni che si configurano come somiglianze o come differenze. Quello che ci mette in grado di cogliere tali somiglianze e differenze non è l'intelletto, non è la ragione, non è una situazione intellegibile, ma è una dimensione sensibile, è un sentire, un cogliere di colpo, una netta, sostanziale differenza tra l'intelligere e il sentire. Il sentire è ciò che ci permette di cogliere ciò che accomuna un insieme di particolari e di dati.
Riuscire a comprendere ciò che sta davanti a noi. La filosofia non ha il compito di rivolgersi a qualcosa di nascosto perchè non c'è nulla di nascosto. Dobbiamo saperlo guardare
Riuscire a comprendere ciò che sta davanti a noi. La filosofia non ha il compito di rivolgersi a qualcosa di nascosto perchè non c'è nulla di nascosto. Dobbiamo saperlo guardare
-L.W.-
-Ludwig Wittgenstein-
"Solevo credere che il linguaggio ci desse un quadro
del mondo, ma non puo' darci un quadro di come arriva a questo. Questo sarebbe
come cercare di vedere voi stessi attraverso qualcosa; come possa fare ciò il
linguaggio è inesprimibile. Questo è il mistero! Era tutto sbagliato! Il
linguaggio non è affatto un quadro, è un attrezzo, uno strumento. Non c'è un
solo quadro del mondo, ma molti d differenti giochi linguistici, differenti
forme di vita e di fare cose con parole, non tutti sono legati insieme. I
limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo. Continuiamo ad
arrampicarci sulle pareti della nostra gabbia. Io...mi dispiace molto...oggi il
vostro insegnante non vale niente...mi sento svuotato...scusate"
giovedì 31 gennaio 2013
-Assiotea-
"I grandi uomini non si sentono soli al pensiero che ci troviamo immersi in mondi infiniti, mentre quelli piccoli come noi si sentono sicuri solo in una città prigione come Atene con le sue leggi speciali dettate da voi filosofi per poter controllare tutto e tutti. Mi dispiace dirlo davanti ai suoi allievi, Platone, ma sento di doverlo fare a nome di coloro che non ci sono piu' perchè tu hai decretato la cancellazione della loro esistenza, delle loro idee. Tu non sei il piu 'grande filosofo, ma solo il piu' potente. Cancelli il pensiero degli altri per far trionfare il tuo, ma che gara è questa! Vinci perchè sei da solo!"
Assiotea, la donna che sfidò Platone.
venerdì 14 dicembre 2012
-Di notte, di giorno?-
Centellinando una sensazione di essere
al ciglio di un'immagine riflessa
che non riflette, in giusta dose,
una sommaria appartenenza già malamente avvertita.
In egual guisa ti riguardo nei miei sogni e torni,
tormenti, con un'immagine simile alla tua,
il ricordo che ho di te.
Mi ritrovo sull'onda dello stesso sentire a guardare
l'immagine del sosia che non sei tu.
E' il terrore di perderla che si è impossessato di me.
Perdita di te, perdita di me
e mi domando se mai qualcosa sia realmente stato
al di là di questo sentire fluttuante del non essere.
Come un demone scaltro, senza preavvisi arriva,
armandosi di notte e riemergendo di giorno in una scelta causale di gesti, di umido
che narra di desideri inappagati.
venerdì 23 novembre 2012
-Un vento che va-
Una folata di vento
sulla striscia di un momento che va
una prospettiva, un'ombra
una regolazione di diaframma e tempo.
Una posa.
Un infinito che percorre i sentieri di queste vene fino al cuore.
Un sobbalzo,
un accostarmi a te con il pensiero.
Una lacrima che scende
un volto bagnato ed un cuore che non riesce a fermarsi.
Un ricordo.
venerdì 2 novembre 2012
-Il ricordo che ho di te-
In cristalli liquidi di memoria
si muove-delicato-il ricordo che ho di te.
Agli occhi socchiusi,
sul confine dell’infinito,
la bocca pudica semi aperta
scioglie la risata argentea.
Schizzi di luce vivida, diamantina
splendono dalla tua anima brillante
al sole es-posta.
martedì 30 ottobre 2012
-Selvaggi-
Vi
guardo nei vostri cervelli arrugginiti,
vecchi
compagni di ventura,
col
cervello in bilico tra un gioco perso e, per questo, conciliante
ed una
speranza di un sogno lungo un brivido.
Quel
brivido che sa di un vizio da non poter lasciare.
Quel
vuoto cieco nel quale abbandonare ogni peso,
troppo
insopportabile per membra così stanche.
Vi
appartengo un po’,
scissa in/tra gli occhi vitrei del cane da
guardia
che
scuote questa mia illusione.
Appostato
su ogni palazzina,
dietro
ogni balcone,
mi ricorda, gelido,
quanto, quel
vizio conciliante sia,
esso stesso, ancora, schiavitu’.
esso stesso, ancora, schiavitu’.
Così,
troppo.
Indomiti
cavalli selvaggi
sguazzano
nella pianura.
lunedì 29 ottobre 2012
-Di te-
Prima che venga giorno
una tua parola, senza perchè, vorrei ritrovare.
Un senso di te che non sia di male,
di un non dover essere stretti nel chiedersi
"Che nome dare?".
Prima che venga un nuovo giorno
di te, nuovamente, mi vorrei inebriare.
Della tua voce di possesso marcata,
di vergogna segnata.
una tua parola, senza perchè, vorrei ritrovare.
Un senso di te che non sia di male,
di un non dover essere stretti nel chiedersi
"Che nome dare?".
Prima che venga un nuovo giorno
di te, nuovamente, mi vorrei inebriare.
Della tua voce di possesso marcata,
di vergogna segnata.
mercoledì 5 settembre 2012
-Profili-
Scalpita nelle zampe
un uccellaccio diurno.
Becchetta nelle piume
un uccellaccio sul tetto.
Si illumina nel suo profilo nero la luce del sole.
un uccellaccio diurno.
Becchetta nelle piume
un uccellaccio sul tetto.
Si illumina nel suo profilo nero la luce del sole.
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