lunedì 22 dicembre 2014

-Oltre il Te-

Il tempo percorre leggero
Queste vene del mio corpo
Corpose ne solcano i sentieri
Ne scandiscono la temperatura varia
Ne battono il ritmo silente della vita in sè
Dalla periferia al centro
Dal centro alle periferie
Quasi invisibile
Quasi silenzioso
Come rugiada che posa gentile
Sulla carne del tuo petalo
Anemone prezioso e fragile
Fiore del vento
Che nel tempo te fluttui
Immemore di un giorno futuro
Che te non vedrà piu’.
In un’amnesia di uno strozzato palpito
Di un immoto fluire
In un futuro che forse sarà
Se certo
Oltre il te.

mercoledì 26 novembre 2014

-L'ascolto-



L’amante dice all’amata che lei gli manca sempre di piu’ e che entra sempre di piu’ nel suo cuore.

Il ‘Sempre di piu’ ‘ mi stride; l’infinito, l’assoluto, l’eternità preparano le loro danze nel teatrino dinanzi alla vista; luminose, profonde, calde, sicure accolgono l’anima tormentata e sofferente.

Il tempo mutevole di questo stare, qui, entro questo qui, stride. La stanchezza degli sguardi, la noia dei cuori, l’infedeltà delle inquiete menti preparano la coppa di fiele.

Si dice così: Sempre di piu’; si dice così: Mio amore; si dice così: Ti voglio.

E i passaggi in questo infinito andare verso un dove che non sappiamo, proseguono la loro corsa inquieta di domande incessanti e continue.

Un legame profondo dovrebbe unire due anime. Due: il numero perfetto al quale sempre si ricorre per sciogliere l’abisso della solitudine, della paura, dell' incertezza. Un legame profondo dovrebbe unire due cuori, due menti, due corpi, due fluidi mutevoli in corsa nel tempo verso l’eternità.

Eppure la domanda di inadeguatezza (mi) sorge spontanea, anche essa incessante ripercuote il suo suono nel cervello. La paura di un attimo sospeso nel vuoto, nel quale il respiro viene a mancare e non c’è niente che si possa piu’ dare, dire.

L’inadeguatezza di chi si chiede se mai potrà modellarsi nell’ampolla di un senso di calore, di pace, di tenerezza infinita: ferma, centrata, immobile, stabile.

Con un occhio proteso verso l’infinito ed un cuore protetto in un caldo amore.

Ci si chiede e si protende l’orecchio in ascolto. In ascolto…

mercoledì 12 novembre 2014

-Malgrado gli amorevoli occhi-

Per i bambini gli oggetti non sono solo cose, prodotti che consumano il loro essere nel ciclo intrinseco di produci-consuma-getta, bensì cose dotate di un’anima. Ognuna di esse un sogno gettato sul proprio divenire un qualcuno, un qualcuno che non si sa ancora chi sarà. Un dramma vissuto da mane a sera senza che la speranza di poterlo risolvere accompagni il suo sciogliersi, unico lenitivo alla disperazione, l’abbandono al tempo che a loro tutto permette di dimenticare.
Forse era così, per te, quella bicicletta di cui tanto mi parlavi, quel giorno della befana arrivò improvviso a inondarti di stupore e meraviglia, ti rivedo nella luce soffusa del giorno, in quei lontani anni '60, in una foto sbiadita che il tempo non manca di riconsegnare ogni giorno alla mia memoria. Era, per te, quella bicicletta un sogno che occupava le tue notti di bimbo sveglio, testardo, capriccioso e sognante. Ogni capriccio, un riccio che la tua mamma ti permetteva, morbidamente spazzolandolo.
Forse immaginavi di poter essere un corridore, che nei giornali della tua esistenza il tuo nome spiccasse per grandezza, per doti non comuni o forse sognavi di poter correre libero per i vicoli del tuo quartiere, sospinto dalla tua forza e sferzato dalle folate invisibili del vento.
Ti vedevi, solo e libero, correre nella grandezza dei tuoi sogni immensi in quell’amore di donna che sempre ti accompagnava e proteggeva…
Poi quella bicicletta ti fu sottratta! I soldi mancavano ed era un lusso che non si poteva permettere, ma la tua mente di bimbo pensò: “Un inganno!”! Un dispetto compiuto appositamente perché tu ne sentissi il peso, eri stato colpevole di qualcosa, avevi mancato e non lo sapevi? Una violenza improvvisa si impossessò di te, come un demone che si svegli di colpo , bruscamente, e decida di voler dimorare entro te.
Quella sensazione non ti ha, poi, mai piu’ abbandonato. Ti coglieva improvviso e ti sentivi posseduto da lui, a niente poteva valere il mio sguardo, i miei occhi, la mia bocca supplichevole, dovevi agire ed io lo sapevo. Ti lasciavo fare, libero di compiere il tuo destino tragico perché neanche al mio amore era dato di poterti risolvere a mio piacimento.
Pensasti, anche quel lontano giorno, che i tuoi appositamente non volessero farti inebriare la gola di quel succo frizzante e scuro che tanto desideravi, quella coca cola che ti rubasti e che ti portò diritto all’ospedale, anche allora pensasti che fosse stato un dispetto, che l’avevano nascosta per non fartela assaporare e, quasi come destino precoce, attaccato addosso, marchio infame e scomodo del quale non ti saresti piu’ liberato, il demone nella tua mente ti fece agire d'impulso, lui che non ti voleva vedere correre nel mondo fiero, libero, audace e forte. Quella bottiglia di coca cola era, in realtà, solo un contenitore scelto a caso per riporvi della candeggina e tu eri solo in casa, avevi aspettato che tutti uscissero per potertene appropriare, non riuscivi proprio ad immaginare il motivo per il quale volessero privartene ed allora agisti con tutto l’impeto che ti contraddistingueva.
Una coca cola, una bicicletta. Storia semplice, due indizi per un unico destino, forte, segnato.
Così io e i passi sempre uguali del mio cammino, sempre gli stessi, identici, una strada che percorro ogni giorno abbandonata in un unico grande sogno da scoprire volta per volta, una strada identica che percorro ad un metro da terra con gli occhi rivolti sempre un po’ piu’ su, nel sogno persi.
Pensando di poter essere qualcuno, qualcosa, perdiamo sempre il sogno che ci chiama, ci sospinge in alto, in una direzione sconosciuta, non permessa, inafferrabile, ed ogni giorno una nuova luce ad accoglierci, un nuovo destino da risolvere, da rispolverare.
Nella mia storia un segno diverso , un’incisione fortuita di maggiore tempo a disposizione, un noi da sognare e da realizzare senza che il noi della nostra carne possa abitare ancora i nostri spazi e cingere i nostri fianchi.
Un nuovo compleanno, un giorno qualunque in un 2014 che segna i dieci anni della tua dipartita.
Un biglietto sempre identico che recita la nenia di sempre, la nostra, la tua:
"Che tu possa essere sempre felice e serena, ti adoro, tuo Lucio".
Ed un passante all’angolo che mi taglia la strada, un venditore seduto sul gradino nel suo giorno immenso di attesa e sogno, un lavatore di vetri con il suo secchio colmo di acqua pulita e cristallina, che corre deciso nel suo destino sempre identico di strada, di occhi da cogliere al volo, di spinte e mani respingenti, di finestrini chiusi. E lui ricomincia momento dopo momento imperterrito la sua disperazione di sogno, miseria e vita.

mercoledì 29 ottobre 2014

-Gennaro Chiariello, un perfetto capro espiatorio-

Trascrizione dell'arringa difensiva dell'avvocato Serra, 9 ottobre 1984.

"Il movimento carcerario di alcuni detenuti era fatto per ordini di Cutolo. Il fatto di andare da un carcere all'altro [...]. Ora voi mi dovete dire questo: Come avveniva tutto cio'? Qui noi abbiamo delle dichiarazioni di Sgambati che trovano preciso riferimento nella realtà. Come avveniva tutto ciò? Significa che il signor Cutolo aveva delle possibilità a livello ministeriale per chè il movimento detenuti lo fa il ministero [...] è inutile rivangare adesso il caso Cirillo, povero Cirillo che per fortuna sta a casa sua tranquillo, ma anche quello fu un episodio...e il processo che è indagine della Procura della Repubblica di Ascoli Piceno incominciò proprio con questo fatto, perchè, si badi bene, voi avete chiesto l'invio di tutti i registri del carcere di Ascoli Piceno incominciò proprio con questo fatto perchè si badi bene Lei signor Presidente...avete chiesto l'invio di tutti i registri del carcere di Ascoli Piceno, ma non ve li hanno mandati perchè quei registri sono sotto sequestro, ma voi lo sapete perchè sono sotto sequestro! Sono sotto sequestro perchè si sta indagando, o si stava indagando, o adesso si è insabbiata anche questa indagine, perchè qui in Italia  facilmente si insabbiano le indagini, se al carcere di Ascoli Piceno si erano presentati ministri, sottosegretari, sindaci, assessori, deputati al Parlamento, senatori, per parlare con il signor Cutolo e naturalmente avevano dovuto creare una certa situazione, tanto che si disse, a una certa epoca, "erano cancellati dei nomi" o mancavano addirittura dei fogli dal registro colloqui, ecco perchè quei registri sono stati sequestrati! Allora, ditemi, voi eccellenze del Tribunale, voi pensate che il Chiariello Gennaro è l'ultima ruota del carro di una scala gerarchica che incomincia dal ministro e finisce all'agente. egli è una delle ultime ruote del carro, volete voi che Chiariello Gennaro che vedeva questo movimento nel carcere di Ascoli Piceno, volete voi che Gennaro Chiariello, ammesso e non concesso che Cutolo gli abbia chiesto "Per favore fammi il favore di telefonare a Morelli dato che sei dello stesso paese e digli così di farmi venire Carolina a colloquio", dovesse dire di no? A prescindere dalla umanità che Chiariello ha posto sempre nell'esercizio delle sue mansioni di agente di custodia, ma ammesso e non concesso, volete voi che Chiariello dicesse no a Cutolo, a cui non dicevano di no i ministri? Ma, insomma, voi mi dovete dare...altro che associazione per delinquere... Chiariello era un individuo il quale si prodrigava, ma si prodigrava nell'ambito di un clima in cui tutti si prodigravano per poter agevolare il detenuto Cutolo Raffaele.
Questa è la verità, signori del Tribunale e non ce lo possiamo nascondere perchè se ce lo nascondessimo, saremmo dei vigliacchi perchè la realtà che ci circonda noi la dobbiamo osservare e la dobbiamo anche criticare al momento opportuno.
Io non credo che magistrati del valore dei magistrati di Napoli non abbiano colto tutto questo e però Chiariello era un personaggio in mezzo a questi nominativi, era il brigadiere degli agenti di custodia e si doveva dare un poco di soddisfazione anche all'opinione pubblica e allora il giudice istruttore che fa? Mette in mezzo la questione della casa..."

-Anni '80-



8 ottobre 1984, Avvocato Serra in difesa di Gennaro Chiariello:



“Noi che viviamo le carceri, perché, in buona sostanza, dopo 40 anni circa di professione io ho passato forse piu’ ore nel carcere di Poggioreale che a casa mia, io vi posso dire che questo avviene tutti i giorni. Il brigadiere e l’appuntato e l’agente di custodia “Fammi o piacere, imbucami questa lettera”, la imbuca, forse è anche contro il regolamento, però questo serve a mantenere tranquilla una popolazione carceraria che, diciamo, forse, nei limiti del regolamento, sarebbe trattata troppo duramente e sarebbe trattata con troppa severità. In fin dei conti loro scontano una pena e già sono privati di tante cose, degli affetti, della loro casa, della libertà, della libertà di movimento, finanche, alle volte, della libertà di pensiero, ma che poi, in qualche modo li si possa agevolare, li si possa dare qualche cosa a questi disgraziati, perché badate chi è detenuto alle volte è colpevole, alle volte è innocente. Alle volte è colpevole, ma non è colpevole. Vorrei dire, molto spesso un giovane arriva al delitto solamente perché è stato portato da una società sbagliata, da una famiglia sbagliata. Quanta responsabilità dei delitti e dei reati che si commettono in Italia noi possiamo dare al singolo imputato? Quanta responsabilità è la nostra? Quanta è la vostra, quanta è quella del Governo, quanta responsabilità ci dobbiamo dividere tutti noi per questi giovani che oggi giacciono nelle galere italiane? Questo è il discorso..”

martedì 28 ottobre 2014

-Don Raffaè-

Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiero del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggioreale dal '53
e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c'è un uomo geniale che parla co' mme.
Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte ll'ore co' 'sta fetenzia
che sputa minaccia e s' 'a piglia co' mme
ma alla fine m'assetto papale
mi sbottono e mi leggo 'o ggiurnale
mi consiglio con don Raffaè
mi spiega che penso e bevimm' 'o ccafè.
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a recetta ch'a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà.
Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s'indigna, s'impegna
poi getta la spugna con gran dignità.
Mi scervello. mi asciugo la fronte
per fortuna c'è chi mi risponde
a quell'uomo sceltissimo e immenso
io chiedo consenso, a don Raffaè.
Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
l'assessore che Dio lo perdoni
'ndentro 'a roulotte ci alleva i visoni.
Voi vi basta una mossa, una voce
c'a `stu Cristo ci leva 'na croce.
Con rispetto, s'è fatto le tre
vulite 'a spremuta o vulite 'o caffè?
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a recetta ch'a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a recetta di Cicirinella
compagno di cella precisa a mammà
`Cca ci sta l'inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l'ha chi c'è l'ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
è un ambo se sogno a papà
Aggiungete mia figlia Innocenza
vuò 'o marito, nun tiene pazienza
non vi chiedo la grazia pé 'mmè
vi faccio la barba o la fate da sè?
Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi-processo eravate 'o cchiu bello,
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe `ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pé ffare presenza
io già tengo le scarpe e 'o gilè
gradite 'o Campari o vulite 'o ccafè?
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a recetta ch'a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà.
Ah, che bellu ccafè
sulo 'n carcere 'o sanno fà
co' 'a ricetta di Cicirinella
compagno di cella preciso a mammà.
Qui non c'è più decoro, le carceri d'oro
ma chi ll'ha mai viste, chissà
cheste sò fatiscenti pé cchisto 'e fetienti
si tengono l'immunità
don Raffaè voi politicamente
io vi giuro sarebbe 'nu santo
ma a'cca dinto voi state a pagà
e fora chist'atre se stanno a spassà.
A proposito, tengo nu frate
che da quindici anni sta disoccupato
chillo ha fatto cinquanta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro,
Eminenza, vi bacio e v'imploro
chillo dorme cu mamma e cu mme
che crema d'Arabia ch'è cchistu ccafè.


-Raffaele Cutolo, al di là del bene e del male, un eroe tragico dei nostri tempi-

Trascrizione della  requisitoria dell’avvocato Serra, difensore del brigadiere Gennaro Chiariello nel processo all’ Associazione per delinquere di stampo camorristico imputati appartenenti alla Nco di Sant'Antimo (tra cui Cutolo) del 9 ottobre 1984, da: http://www.radioradicale.it/scheda/17219/17244-associazione-per-delinquere-di-stampo-camorristico-imputati-appartenenti-alla-nco-di-santantimo-tra-c

“Vorrei chiarire l’habitat di questo imputato, cioè i luoghi e l’ambiente in cui egli si muoveva per la sua attività di vice brigadiere degli agenti di custodia.
E’ interessante vedere e,  vorrei dire,  fare la radiografia del carcere di Ascoli Piceno all’epoca dei fatti per cui è processo specificatamente nei confronti del Chiariello.
Prima di ogni altra cosa, io devo rilevare un fatto, un particolare che, per la verità, mi ha colpito durante tutto il processo a cui, naturalmente, il tribunale non poteva dare una risposta perché non era di competenza del tribunale; mi chiedo, come mai il Procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno, che pure ebbe, in data 5 giugno 1982, un preciso rapporto da parte dei carabinieri della Legione di Ancona, nella quale si denunziavano i fatti, diciamo poco edificanti,  commessi dal brigadiere Chiariello, dal brigadiere Guarracino, assumendo i detti carabinieri che essi avevano appreso tutto ciò da fonte confidenziale, come mai, nei confronti del maresciallo Guarracino, non si è mai proceduto ad alcunchè?  E, come mai la Procura della Repubblica di Ascoli Piceno (perché, badate, tutto quello che vi dirò, vi prego, per carità cristiana, non dirò certe cose, ma cercate di intendermi), come mai, la Procura della Repubblica, pur avendo avuto questo rapporto, pur avendo interrogato i protagonisti di questo rapporto, avendo interrogato gli agenti di custodia (perché il primo interrogatorio degli agenti Iorio, Bois, Dal Federico, Urru, sono del procuratore della Repubblica, anzi di due sostituti procuratori Mandrelli e Cringoli), come si spiega che questi magistrati, in presenza delle dichiarazioni, in presenza di questo rapporto dei carabinieri, in presenza di tutto questo materiale che formava oggetto della loro attenzione, né emisero l’ordine di cattura, né emisero una comunicazione giudiziaria nei confronti sia di Chiariello, sia di Guarracino?
Io vi pongo questo quesito e voi dovete rispondere o, per lo meno, dovete pensare dentro di voi le ragioni che sono alla base di questa mancata attività del pubblico ministero in sede di Ascoli Piceno nei confronti di questi due sottoufficiali; una ragione ci deve essere, non credo che i magistrati di Ascoli Piceno dormono; credo, invece, che ci siano alla base di questa…di questo superamento da parte della Procura di Ascoli Piceno, la quale invece di procedere nei confronti …il Tribunale mi darà atto che sui verbali di interrogatorio dei vari agenti di custodia c’è Processo Astorina, non so, Mario piu’ 4…, procedeva solamente nei confronti di quei detenuti per i quali c’era stato un accoltellamento nel carcere…non so bene questo processo, però nulla ha fatto mai, neanche una comunicazione giudiziaria, nei confronti né di Chiariello, né di Guarracino, né di chiunque altro appartenesse al corpo degli agenti di custodia facente capo ad Ascoli Piceno.
Perché dico questo, perché il Tribunale deve rendersi conto del perché io pongo dei quesiti e del perché mi ponga delle domande…dico questo perché mi piace, e credo sia necessario,  chiarire l’ambiente , chiarire il… come dire…il clima in cui si viveva ad Ascoli Piceno all’epoca dei fatti.
Ad Ascoli Piceno c’era grande permissivismo, ma c’era grande permissivismo non perché il brigadiere Chiariello agevolava Cutolo o agevolava tizio o perché Guarracino agevolasse Cutolo, agevolasse l’altro, ma perché vi erano ordini superiori e questi ordini provenivano da Roma. Che nel carcere di Ascoli Piceno si avesse la mano leggera e non la mano pesante, come oggi invece hanno determinato il trattamento carcerario, ma la mano leggera perché il signor Cutolo serviva a certe cose. Io non ho il timore di dirlo perché, Eccellenze del Tribunale, lo ha detto la televisione, lo hanno detto i giornali, lo sappiamo tutti, è inutile che ci nascondiamo la faccia nella sabbia come fa lo struzzo.

Diciamoci le cose in faccia ed io, difensore di Chiariello, ho il diritto e il dovere, soprattutto, di dire al Tribunale, al Giudice che mi ascolta perché deve decidere della sorte e della vita di questo ragazzo con i suoi figli, con la sua moglie che sta qui, che piange in continuazione e deve decidere della vita di questo giovane perché il Tribunale possa dire, anche se non in una sentenza, ma tra sé e sé, ‘l’avvocato Serra ha perfettamente ragione’”

lunedì 13 ottobre 2014

-Appunti sul tema dell'identità-

"[...]il dibattito filosofico contemporaneo ha dedicato moltissime pagine al problema relativo a tali "precondizioni di integrazione", ed in modo particolare al tema identitario. Le posizioni espresse all'interno di tale dibattito sono tante, ma sembrano muoversi tutte all'interno di uno spazio teorico definito, che trova in due posizioni concettuali le proprie linee di demarcazione piu' estreme: tutte sembrano rientrare nello spazio delimitato da un lato dalla teoria liberale americana neocontrattualista, e dall'altro dalla teoria comunitarista di matrice canadese.
[...]seguendo le indicazioni offerte...da Taylor, possiamo affermare che in base a tale prospettiva il concetto di identità culturale dell'individuo rimanda necessariamente ed in maniera molto intima a quello della comuntià.
L'idenitià altro non sarebbe che "la visione che una persona ha di quello che è, delle proprie caratteristiche fondamentali, che la definiscono come essere umano"(Habermas, Taylor, Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento, Feltrinelli, 1999). Il che sembra mettere in luce due aspetti fondamentali: innanzitutto il fatto che l'identità si basa sulla "visione che una persona ha di se stessa", quindi sul sentimento  di sè come individuo, ed inoltre che la naturale esigenza di inseirirsi e, dunque, di far parte di una dimensione interpersonale al fine di prendere coscienza di sè come essere umano, puo' essere compresa, esclusivamente, nel confronto con l'altro, e nel riconoscimento reciproco delle rispettive specificità. L'identità, insomma, è secondo Taylor, sì, l'idea che la persona ha di se stessa, ma tale idea, com'è evidente, dipende in misura determinante dal giudizio espresso dall'altro, ossia dal riconoscimento o dal misconoscimento da parte delle persone che la circondano. "Un riconoscimento adeguato non è soltanto una cortesia che dobbiamo ai nostri simili: è un bisogno umano vitale". Ancora con le parole di Taylor, "il non riconoscimento o il misconoscimento, puo' danneggiare, puo' essere una forma di oppressione, che imprigiona una persona in un modo di vivere falso, distorto ed impoverito". (Taylor, Radici dell'io. La costruzione dell'identità moderna, Feltrinelli, 1993).
[...]Ma come, tra gli altri, Ricoeur ha piu' volte sostenuto, il concetto d'identità se per un verso, rinvia a "medesimezza" (memetè), cioè identificazione, uguaglianza con se stesso e con gli altri, appartenenza a gruppi o categorie; dall'altro, cosa del tutto trascurata dalla prospettiva filosofica comunitarista, esso rinvia anche a individuazione (ipseità), singolarità personale ed irripetibile, differenza."
In Identità e riconoscimento tra individuo e gruppo, Andrea Porciello. Editoriale Scientifica 2011. 

martedì 7 ottobre 2014

-Due in Uno-



Mi riempio di Te.
Le mie mani compiono le tue antiche movenze,
il mio corpo si espande del tuo.
Due in uno.

Come un piacere fisico
vibri ogni mia particella,
non esausto, baci, in sogno, le mie labbra
ed io, nel mondo, ne sono avulsa.
Parte, non parte di esso.

Allora mi sospingi a te in un caldo abbraccio,
mi chiami.
Il vento, in alto, nelle nuvole che compongono il cielo,
mi sussurra, mi attira a sé.

La dimenticanza di te, tu, non puoi volere.
Pretendi tutto, pretendo tutto e solo te voglio.

venerdì 12 settembre 2014

-Odio chi-



Odio gli indifferenti, gli egoisti.
Quelli che ‘esistono solo loro’ e devono salvaguardare il proprio culo per non farsi troppo male (hanno forse paura delle cicatrici).
Odio i buddhisti, con o senza la h, quelli che ‘basta volere una cosa per ottenerla’ e che ‘devi pensare positivo’.
Odio i manipolatori, quelli che credono di esser nati per deviare i destini altrui e che si impegnano affinchè tu possa intraprendere la strada da loro scelta al prezzo di menzogne e di realtà inventate all’uopo.
Odio chi si riempie la bocca di grandi proclami e poi, appena ne ha la possibilità, non perde l’occasione per schiacciarti come una formica.
Odio chi si iberna per non avvertire le sensazioni che il corpo reclama.
Odio chi ritiene di essere superiore sulla base di un obiettivo raggiunto che, in genere, viene simboleggiato da una laurea o da un buon matrimonio o da una buona professione.
Odio chi ritiene di poter giudicare ‘perché chi è causa del suo mal pianga sé stesso’.
Odio chi affida i propri figli a cialtroni e conformisti di ogni sorta e poi vive l'opportunistico terrore che possano essere deviati, nella loro 'formazione', da chi vive un'esistenza scandita dal cuore e non dal calcolo, con tutti i rischi infettivi che essa puo' comportare.
Odio chi (i propri figli) li deve tutelare ad ogni costo tranne, poi, lasciarli nelle grinfie di un compagno/a anaffettivo ed egoista.
Odio chi ricerca l’errore grammaticale per gridare al vento che sei un’ignorante.
Odio chi ritiene di essere superiore perché non si è concesso.
Odio chi ritiene di avere un gran cuore e poi sceglie, per compagno/a di vita, una persona crudele, classista ed egocentrica.
Odio chi passa da modesto ed aspetta il tempo buono per piazzarsi nella tua vita.
Odio chi dice di volerti tanto bene, ma l'unica cosa a cui è interessato è: essere presente solo per ingrossare il proprio ego spropositato.
Odio chi sa sempre qual'è la cosa giusta da fare (per te), e poi annega in un mare di opportunismo che gli consuma le giornate in un non senso di disperazione.
Amo le persone semplici, quelle che hanno fiducia e ti guardano con un sorriso negli occhi, senza prima aver scandagliato le forme dell’abbigliamento, senza che 'se fai questo o se fai quell'altro, sei uno buono, altrimenti passi dalla parte dell'umanità negletta'.
Amo chi si infuria perché ritiene di aver subito un’ingiustizia e piange disperato nel chiuso della propria stanza.
Amo chi ama oltre le parole, con i fatti, oltre tutto.
Odio me stessa perché odio.
Amerei me stessa se potessi essere superiore all’odio, se potessi comprendere, con il cuore, il mondo intero, il giusto e l’ingiusto, se potessi mostrare la mia fragilità senza aver paura di essere giudicata.
Amerei meglio me stessa se, con la forza del mio amore, potessi essere quella che sono senza paura e librare nell’aria come una leggera e spensierata farfalla, distante dalle inezie, dai piccoli pettegolezzi di bottega, dalle grandi scortesie degli uomini importanti, dalle donne altezzose tutte secche e fashion che ti guardano dall’alto in basso come un brutto anatroccolo piccolo e nero;distante da chi pretende il tuo amore e le tue attenzioni costi quel che costi e solo perché ha deciso di volerlo, da chi impone la sua presenza con lusinghe fatate dense di sensi di colpa da instillarti.
Amerei, odierei, amo, odio, voglio, non voglio, in un senso che non sembra piu’ esserci, in un affogare, sommersa da una valanga di terra nera, infertile che tutto sembra voler seppellire.

lunedì 8 settembre 2014

-Forevermine-



<<Ero un cameriere di spiaggia, la stagione era appena cominciata. Era il secondo anno che lavoravo lì. Andavo all'Università. S.era mio amico>>

<<Io ero in vacanza con mio marito, era piu' grande di me, eravamo sposati da appena otto mesi. Lui era in politica>>
<<La prima volta che ti vidi uscivi dal mare e portavi un costume bianco. Sulla radio della spiaggia c'era una canzone di J.R. Hai ordinato dell'acqua>>
<<Poi ti ho cercato dovunque, non l'avevo mai fatto questo. Non mi ero mai sentita così prima>>
<<Capii che niente sarebbe stato come prima, che la mia vita era cambiata, capii che era una cosa importante, che saresti stata mia per sempre>>.






<<Mia adorata Ella, pensare a te mi impedisce di impazzire. Mi impedisce anche di uscire da qui.
[...]
Sento sempre la tua presenza accanto a me, mi circonda come l'aria. L'amore è una forza fisica, come la gravità o la coesione. Tu sei costantemente con me. Sento il tuo odore sul cuscino, le mie lenzuola sono i tuoi vestiti. Insaponarmi le mani è come toccare la tua schiena. Nei miei pasti c'è il tuo sapore. Ormai sei tutto per me.
L'immagine del tuo corpo mi colpisce con tale forza, mi ha sempre colpito con tanta forza che sono certo di essere nato per vederla.
Il tuo viso, la tua gola, le tue labbra, i tuoi seni...
Anche se non puoi rispondermi i tuoi pensieri mi raggiungono lo stesso, viaggiano da te a me per via telepatica e penetrano come piccoli cuori nella mia cella, fino alla mia branda.
Non possono tenermi qui per sempre. Un giorno mi rilasceranno e quel giorno mi troverai alla tua porta e staremo insieme, per sempre>>.

martedì 8 luglio 2014

-Il secondo Te-



Ho incontrato un secondo Te.
E rischio, così, di estirpare, da lui, la dignità che gli è propria.
Mi allontano dal secondo Te
senza che la mia mano
abbia potuto sfiorare la sua anima,
la pelle vibrante del suo corpo in attesa.

Già il mio cuore è suo
e il pensiero a lui corre
mentre crea nella mia vita qualcosa che si approssima ad un senso di felicità.


E tu continui a splendere lì nel cielo diurno o notturno che sia.
Una Luce di Stella splendente che abbraccia la mia vita
che la rese speciale e che continua a splendere su di me.


Come dicesti un giorno:
In qualsiasi parte di questo universo ci rincontreremo un giorno.
Io sarò lì ad aspettarti.

giovedì 22 maggio 2014

Abbandonando la resistenza

E poi mi torna in mente un volto arcigno,
una parola impigliata in tra le labbra che svolta male.

E un accenno di perfidia dagli occhi al cuore in un solo getto ritmato.
Anche il mio mi torna in mente e cerco di riconoscerlo.

Se ci riuscissi? E se potessi dire male di me?
E’ in agguato!

Tenebrosa la sua figura dietro l’angolo si asconde.
Di nero vestita, di ossa sghignazzanti il suo viso di me ride.

Ripararmi vorrei, al calore, al sicuro in un abbraccio di silenzio che solo me possa stringere.
Ma ritorna di nuovo, spietata, la realtà a ricordarmi che impera,
con la sua voce stridula, che a lei ancora non posso sfuggire.

E nel tempo che passa lascio me, i miei sogni di vite diverse.
Nell’amaro di un pianto strozzato tutto il senso di ciò che non puo’ essere e che pur vorrebbe.

In un bocciolo che alla vita si schiude poter ritrovare una pace che non c’è.
E ritrovarsi ad attendere che lo stridore passi.

Di nuovo e di nuovo ancora.
Abbandonando, quasi, la resistenza.

giovedì 8 maggio 2014

-Noi-

Mi strappa da te questo tempo accecante
di bianco vestito.

I vuoti che si insinuavano tra il tempo del Noi
nella mia irrequieta testa
come spilli pungenti interrompevano il fare comune del giorno qualunque
insensato senza Noi.

Sprazzi di follia rivestivano quietamente il ritmo instabile del cuore
in un tempo di attesa che di sè tutto riempiva.

Poi un uomo in attesa di spalle
ripreso alle spalle
e un volto improvviso ad illuminare una nuova immaginazione.

Una voce, un flusso di suoni senza un senso apparente
ed il sentirli scorrere sopra di me.

Un corpo che si avvicina,
una mano che sfiora
un bacio sull'orlo della bocca.

Ed un tumulto di corpi su corpi che tutto empiva.
Un paradiso sfiorato di abbandoni.
Entro te, entro me.
Entro la perfezione imperfetta del Noi.

Una vita sola vorrei di arte vestita
delle nostre parole accennate o declamate con forza.
Del Nulla oltre il Noi da rischiare, da tentare, da incidere malamente o meno
con punta metallica di cesello.

Che il Nulla fosse oltre questo nostro Noi
di grazia o di sgrazia vestito
insofferente, pacato, stridulo o perfetto, sereno, fibrillante.

Come che sia
l'eterno di sè, esso se potesse riempire.

mercoledì 23 aprile 2014

-Versi sciolti in cuore denso-

In tela nera su ordito forte consunta dal tempo
resistente ad esso come eternità
ne solca, con piè da gigante, gli spazi
resistendo in me.

Il candore del tuo viso agli occhi tenaci -i miei- posa sul cuscino di piume e di candore.
Gli occhi intensi, delicati-i tuoi-
offrono la morbida bocca di rosa su fiori di campo a me.

Così vegli, così vegliate sul mio sonno entrambi.
Avvolto in un sopore denso come in una bolla di sapone
dona grazie a voi.
Ringrazia per l’immeritato amore.

Trepida l’intrepido cuor
Tentenna il certo sentire
A te, tenero Amor.

venerdì 18 aprile 2014

-Morsa di acciaio-

La mente, sentita la compressione come stretta morsa di acciaio,
improvvisamente si libera, trascendendola.
In un guitto repentino,
fuori di sé, osserva il circostante.

Resta in quel dolore di capo, ma lo elude
e guarda, finalmente libera, le inezie che accadono.

Quel potere che avrebbe voluto soggiacerla col dominio,
con le strette e miserevoli pretese di subordinazione,
-infamie fangose e viscide-
di traverso, impigliato nei suoi stessi nodi, rimane immobile ad osservarla in atto fallace di protesta.

Una passeggiata tra i vicoli restituisce la leggerezza , il vento.
E nel sogno la presenza piena e soda di Lui la chiude nella sua vita.
In atto sempre di tentare, non piu’ di essere
scioglie le pretese di quella che un giorno nominava come Vita.

mercoledì 16 aprile 2014

-Commiato-

In quel preciso momento fatato mutò la mia vita. Non la sua direzione, che mai una mi sembrò piu’ naturale di quella. Fatato fa assonanza con fatale. Eri lì, sul ciglio di quella strada perso nel tuo mondo, ebbro di estasi e di piacere. In su quel ciglio sembravi aspettare me, sembravi…che forse e poi…
Che forse e poi io non posso essere quella che non sono.  E negare non penso sia mai servito ad essere umano per la vitalità, per la sopravvivenza sì, ma io non sono una di quelle persone che si accontentano di quel che casualmente la vita propone. La vita deve essere la mia vita. Non altro.

Eri così leggermente piegato in posizione eretta, stabile sul bacino, come ad aspettare di intercettare un giusto segnale dal cielo. Gli occhi socchiusi su un infinito che era solo tuo. Aspettavo che li aprissi per scorgere di dentro se potevo trovare un posticino per me. Avevo già deciso. Terrorizzata da quella malia nella quale già stavo affondando. Attesi che ti inebriassi fino in fondo del tuo momento, di quella folata di vento che ti aveva rapito al mondo. Attesi e ci parlammo. Lì fu la svolta, mi chiesi se non avessi paura e cosa mai dovessi fare per questa paura.  Ma cosa mai avrebbe potuto fare una come me? Una struttura emotiva e mentale come la mia? Cosa, se non tuffarmi in quell’abbandono?

Lo sapevo e quello che piu’ spaventa è che non potetti fare a meno di essere quello che ero.
Forse nella mia vita solo con te sono stata quello che veramente sono. Solo con te compiutamente felice, e non si puo’ tornare indietro, ed io sapevo tutto.

Da quel momento nel quale la pronuncia del tuo nome visse e  si formalizzò in quel “Finale”. Mi sembrò un sinistro presagio  e mi dissi che forse sarei dovuta fuggire, che quel finale alludeva a strani presentimenti e così fu ed è così  ancora oggi.
Se un mese dopo circa tu non mi avessi lasciata  trasportare in quel modo così brutale da mio padre, se tu mi avessi tenuta con te, oggi non sarei qui, ed in quel modo io avrei voluto che andasse. Ti pregai , ma tu preferisti consegnarmi alla vita. Il perchè non lo so e forse anche tu non potevi essere altro che quel che eri. Così il cerchio cominciò a stringersi su di noi e così il conto alla rovescia. Di quelli che non ti danno tregua e che sembrano stringerti la testa in una morsa di acciaio tanto da far desiderare la morte.
Così non fu per me e continuai a vivere e continuo a sopravvivere ancora ora.
In su quel ciglio di strada ti sorpresi, ti rivolsi la parola e in quell’ appuntamento serale si risolse il nostro destino.
Arrivasti tardi al Modernissimo, io ti aspettai con un’amica, forse Elena, non so. Quando ti vidi arrivare trafelato capii che non saremmo entrati nel cinema, mi dicesti che non potevi, che dovevi provvedere, mi parasti dinanzi la tua fisicitià, quel corpo che già desideravo in un modo spropositato e che a pensarci ora eccitazione mi pervade.  Lì dinanzi a me ti fermasti e  dritto negli occhi ci guardammo. Entrasti in me in modo definitivo. Parlammo della roba, della rota e cominciammo a dirigerci a passo veloce dallo spacciatore in via Rossaroll. Ricordo tutto di quella strada. Te dinanzi a me che,  a passo svelto,  mi precedevi e la tua mano che si allungò verso il mio corpo e mi prese la mia nella sua. La tua mano forte e calda. Mi dissi che mai avrei potuto farne piu’ a meno. Sono folle ancora ora, so’ che non posso continuare così a parlare di te perché il dolore è troppo forte, ma cosa fare? Rimuovere? Vorrei solo morire, non mi sembra d’altra parte di avere altre possibilità, ma poi penso ad Ale,  mio figlio, e so che devo continuare ancora un po’, almeno fino a quando lui non sarà grande ed autonomo,  poi potrò sparire.
Così prendesti la mia mano nella tua e non mi lasciasti piu’,  arrivammo dallo spacciatore costeggiando il vicolo della tua casa. Vicolo che si impresse nella mia mente come un chiodo. Facesti un tentativo suonando un citofono, ti andò male,  allora proseguimmo su per una salita. Mi lasciasti un attimo, con un po’ di preoccupazione  e tornasti dopo pochissimo.
Non ricordo dove consumammo, forse a casa tua. Se mi fermo a pensarci tutti i momenti si presentano chiari  alla mia memoria come se fossero stati vissuti ieri. Era settembre del 1996. Tu preparasti con una carta telefonica una striscia  e con un soldo arrotolato sentii il sapore scendere nella mia gola, quell’amaro dolce che non dimenticherò piu’.
Non ricordo di quanto fu precedente  la prima volta che senti te dentro di me, ricordo che in macchina in via Foria una sera mi chinai su di te e ti slacciai i  pantaloni e sentii il tuo piacere e il tuo profumo nella mia bocca. Eri vestito di nero con un lupetto e un jeans.  Quella sera, invece, quella in cui consumammo la roba ricordo che tutto si ampliò a me dinanzi, ma soprattutto ricordo una cosa. Sopra tutto il senso di dolcezza che si impossessò del mio cuore, lo sentii sciogliersi e capii che ero pronta per lasciarmi andare finalmente all’amore.
Quando miei passati uomini  seppero e videro del nostro amore mi dissero : hai trovato finalmente chi ti farà fermare, erano dispiaciuti che proprio con te io avessi fato questa scoperta, ma loro che mi conoscevano sapevano che era la verità, lo vedevano.
Quante notti, quante sere nella tua casa, felici. Non ricordo il giorno del primo buco e non ricordo neanche la sensazione, anzi se mi ci soffermo la ricordo, La roba non salì piano piano al cervello,  ma tutta di un botto e il calore mi pervase improvvisamente: fu qualcosa di grandioso e di inenarrabile.
Le nostre notti d’amore sul tuo divano-letto  hanno un che di magico, io ero una pallina che si raggomitolava nelle tue braccia e che si trasformava, poi,  in tigre per donarti il piacere che desideravi. Ci legavamo ogni tanto ed io facevo in modo che il tuo desiderio salisse fino alle stelle per poi farlo scendere  tutto di un colpo e pregustavo nella mia mente il momento nel quale sarebbe toccato a me. La prima  notte di capodanno passata insieme non la dimenticherò piu’. Facemmo l’amore dalle 22 e allo scoccare della mezzanotte il nostro orgasmo arrivò simultaneamente. Solo a pensarci mi salgono i brividi da dietro la schiena.

E ti desidero e tu non ci sei ed io no so come mai potrò continuare così, senza di te. 

mercoledì 2 aprile 2014

-Visioni-

Di tanta amarezza denso il corpo dal cuore
che la luce di fuori soffoca il cervello e annebbia lo sguardo.
Stringo gli occhi nel rifiuto
armeggio sul tempo provando ad immaginarlo.
E un tempo di sogno sovrappone al tempo presente.

Un gelo che intero il corpo aveva immobilizzato in una morsa di terrore:
“Che non sia per me! Che da me lontano arranchi le sue grinfie!”;
provando a fingere un sonno che dalla finzione stessa sia richiamato
mi annido nel ricordo del tuo volto.

Dense su di esso strisce di pianto e un non volere che sia così.
Nel rifiuto della luce, armeggiando con il tempo ti ritrovo.
Il tuo segno che è poi scomparso, passato, fugace, come una scia di Luce.

Nell’istante del sonno richiamato avevo invocato a te, al tuo calore,
che in qualche modo potessi tu venire a me.
Immaginavo che il segno avrebbe esulato dai modi delle mie aspettative.

Così è venuto il messaggio per poi sparire.
A me ha detto del tempo delle passioni, della loro eternità.
E di quanto il Sogno sia Vita
di quanto al cervello sveglio sono nascoste le vie del suo mistero
Che perenne lo accompagna da mane a sera da sera a notte, dal buio alla luce.


Perpetuamente…

mercoledì 26 marzo 2014

-Amore e Morte-


Così come nella Follia si annida la parte piu’ profonda di noi,
lì dove la ragione, con i suoi schemi rigidi, castrati e lucidi
è funzionale all’adattamento in questo mondo,

così nell’Amore è la Verità.

martedì 25 marzo 2014

-Entro-


Che niente disturbi la quiete del nostro amore.
Io, che ricerco la solitudine per stare con te accanto,
in religioso silenzio mi approssimo.
E entro quel silenzio tu, le tue movenze, la tua forza che sento, oltre la materialità.

Stregata, in affannoso fare, mi dibatto per l'attimo di solitudine con te.
Solo lì posso finalmente ascoltarti, abbandonarmi alla non vita
entro le pareti di cemento di questa vita.

Tu da morto, fantasma, mi sussurri del tuo amore
e che non vuoi andare via,
distaccarti da me.

Perchè, oltre anche la morte, si impone l' unione nostra,
e niente, mare, tempeste, temporali, azione d'uomini, potrà sgretolarla.