mercoledì 26 novembre 2014
-L'ascolto-
L’amante dice all’amata che lei gli manca sempre di piu’ e che entra sempre di piu’ nel suo cuore.
Il ‘Sempre di piu’ ‘ mi stride; l’infinito, l’assoluto, l’eternità preparano le loro danze nel teatrino dinanzi alla vista; luminose, profonde, calde, sicure accolgono l’anima tormentata e sofferente.
Il tempo mutevole di questo stare, qui, entro questo qui, stride. La stanchezza degli sguardi, la noia dei cuori, l’infedeltà delle inquiete menti preparano la coppa di fiele.
Si dice così: Sempre di piu’; si dice così: Mio amore; si dice così: Ti voglio.
E i passaggi in questo infinito andare verso un dove che non sappiamo, proseguono la loro corsa inquieta di domande incessanti e continue.
Un legame profondo dovrebbe unire due anime. Due: il numero perfetto al quale sempre si ricorre per sciogliere l’abisso della solitudine, della paura, dell' incertezza. Un legame profondo dovrebbe unire due cuori, due menti, due corpi, due fluidi mutevoli in corsa nel tempo verso l’eternità.
Eppure la domanda di inadeguatezza (mi) sorge spontanea, anche essa incessante ripercuote il suo suono nel cervello. La paura di un attimo sospeso nel vuoto, nel quale il respiro viene a mancare e non c’è niente che si possa piu’ dare, dire.
L’inadeguatezza di chi si chiede se mai potrà modellarsi nell’ampolla di un senso di calore, di pace, di tenerezza infinita: ferma, centrata, immobile, stabile.
Con un occhio proteso verso l’infinito ed un cuore protetto in un caldo amore.
Ci si chiede e si protende l’orecchio in ascolto. In ascolto…
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