"[...]il dibattito filosofico contemporaneo ha dedicato moltissime pagine al problema relativo a tali "precondizioni di integrazione", ed in modo particolare al tema identitario. Le posizioni espresse all'interno di tale dibattito sono tante, ma sembrano muoversi tutte all'interno di uno spazio teorico definito, che trova in due posizioni concettuali le proprie linee di demarcazione piu' estreme: tutte sembrano rientrare nello spazio delimitato da un lato dalla teoria liberale americana neocontrattualista, e dall'altro dalla teoria comunitarista di matrice canadese.
[...]seguendo le indicazioni offerte...da Taylor, possiamo affermare che in base a tale prospettiva il concetto di identità culturale dell'individuo rimanda necessariamente ed in maniera molto intima a quello della comuntià.
L'idenitià altro non sarebbe che "la visione che una persona ha di quello che è, delle proprie caratteristiche fondamentali, che la definiscono come essere umano"(Habermas, Taylor, Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento, Feltrinelli, 1999). Il che sembra mettere in luce due aspetti fondamentali: innanzitutto il fatto che l'identità si basa sulla "visione che una persona ha di se stessa", quindi sul sentimento di sè come individuo, ed inoltre che la naturale esigenza di inseirirsi e, dunque, di far parte di una dimensione interpersonale al fine di prendere coscienza di sè come essere umano, puo' essere compresa, esclusivamente, nel confronto con l'altro, e nel riconoscimento reciproco delle rispettive specificità. L'identità, insomma, è secondo Taylor, sì, l'idea che la persona ha di se stessa, ma tale idea, com'è evidente, dipende in misura determinante dal giudizio espresso dall'altro, ossia dal riconoscimento o dal misconoscimento da parte delle persone che la circondano. "Un riconoscimento adeguato non è soltanto una cortesia che dobbiamo ai nostri simili: è un bisogno umano vitale". Ancora con le parole di Taylor, "il non riconoscimento o il misconoscimento, puo' danneggiare, puo' essere una forma di oppressione, che imprigiona una persona in un modo di vivere falso, distorto ed impoverito". (Taylor, Radici dell'io. La costruzione dell'identità moderna, Feltrinelli, 1993).
[...]Ma come, tra gli altri, Ricoeur ha piu' volte sostenuto, il concetto d'identità se per un verso, rinvia a "medesimezza" (memetè), cioè identificazione, uguaglianza con se stesso e con gli altri, appartenenza a gruppi o categorie; dall'altro, cosa del tutto trascurata dalla prospettiva filosofica comunitarista, esso rinvia anche a individuazione (ipseità), singolarità personale ed irripetibile, differenza."
In Identità e riconoscimento tra individuo e gruppo, Andrea Porciello. Editoriale Scientifica 2011.
[...]Ma come, tra gli altri, Ricoeur ha piu' volte sostenuto, il concetto d'identità se per un verso, rinvia a "medesimezza" (memetè), cioè identificazione, uguaglianza con se stesso e con gli altri, appartenenza a gruppi o categorie; dall'altro, cosa del tutto trascurata dalla prospettiva filosofica comunitarista, esso rinvia anche a individuazione (ipseità), singolarità personale ed irripetibile, differenza."
In Identità e riconoscimento tra individuo e gruppo, Andrea Porciello. Editoriale Scientifica 2011.
.jpg)











