Da questo impossibile tentativo di elusione nasce forse quell'atteggiamento fanatico di chi non puo', pena il dover sentire l'angoscia stessa in modo ancor piu' smisurato -allorchè essa, con la cessazione della sua mistificazione, con l'aver reso evidente l'illusorietà dell' operazione abbia liberato la sua potenza in modo esponenziale- accettare il fallimento di questo tentativo. Accettarlo potrebbe significare, implicitamente, essere costretti a sentire la propria impotenza, impotenza il cui decorso mi sembra piu' facilmente riconducibile al maschio, al senso del dominio cui sembra richiamare la sua stessa conformazione fisica.
Con questo delirio mi piace introdurre il film "La morte scorre sul fiume", uno di quei film che potrei apostrofare come uno tra i piu' belli che abbia visto.
Ogni parola mi sembra eccedere ciò che in esso è reso in modo tanto magistrale da far dimenticare la falsa contrapposizione tra cosiddetta naturalità ed arte.
In primis il bianco e nero è lo strumento linguistico dominante, oserei dire l' ordito eliminato il quale l'opera stessa crollerebbe, così come non si potrebbe pensare alla sua esistenza senza la recitazione eccelsa di Robert Mitchum e di tutti gli altri attori, secondari e non; la bravura stessa dell'attore principale non riesce a dominare sulle parti cosiddette minori cosicchè le singolarità, pur rimanendo tali, non sono non lo restano a scapito dell'omogeneità dell'opera, ma divengono ciò che esse stesse sono chiamate a fare, ossia esprimere ciò che in loro vi è di oggettivo o per lo meno ciò che in loro puo' essere richiamato in senso oggettivo.
Vorrei fermarmi qui e indurre in chi legge il desiderio di vederlo, ma non ci riesco senza prima aver accennato a solo una parte delle suggestioni che mi ha evocato.
Il messaggio oggetto di tante riflessioni, ossia se la Giustizia sia giusta, mi sembra richiamato in piu' parti, in special modo due scene sembrano far eccedere questo senso: quella nella quale il padre prima di venir arrestato davanti ai figli, comunica loro, con una spontaneità che il conformismo del ruolo stesso di genitore "realisticamente" non consente, che dovranno mantenere il segreto inerente il nascondiglio nel quale lui ha riposto i soldi rubati e che non dovranno rivelarlo nemmeno alla mamma, la quale non avendo giudizio, non ne farebbe un buon uso e un'altra scena molto piu' suggestiva, almeno dal punto di vista della sua teatralità, nella quale un fermo immagine vede alternarsi sulla stessa, identica scena, due persone di statura morale molto diversa, quella del padre che ruba per non far morire di fame i figli in un periodo di piena crisi economica capitalistica e un pastore protestante che ruba per assecondare una patologia mentale nella quale lui si prefigura come un salvatore in un delirio di onnipotenza continuamente soddisfatto e quindi, pienamente appagante.
Lo stesso relativistico opportunismo morale, qui lasciato solo intendere, si dispiega in modo diretto nelle parole della moglie del boia, il quale stanco del suo lavoro, le prospetta il desiderio di volerlo abbandonarlo,
desiderio al quale seguono le seguenti parole della moglie: "Perchè un altro disastro in miniera come quello del '24 mi lasci vedova? Neanche per sogno vecchio mio!".
Vorrei continuare con il descrivervi le mie suggestioni, ma nel dubbio che esse siano solo il frutto di un delirio personale che non puo' interessare nessuno, vi saluto non senza, però, intravedere un barlume che mi faccia prospettare un probabile, ma incerto continuo!





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