Intervistatore:
<<Cosa ti aspetti da tuo marito?>>
Intervistata:
<<Che sia gentile con me>>
Intervistatore:
<<E cosa ti aspetti dal matrimonio? Cosa si aspetta tuo marito da te?>>
Intervistata:
<<Ci aspettiamo di essere l'uno con l'altra gentili per tutta la nostra vita>>.
venerdì 20 aprile 2012
giovedì 19 aprile 2012
Non esiste al mondo tenerezza piu' grande che quella procurata dai cuccioli, dai bambini e quando poi sono carne della nostra carne o per nascita o per cura, la sensazione e' lacerante nel senso esplosivamente piu' piaceve del termine..
giovedì 12 aprile 2012
-Come...-
Come una paura di perdere
un qualcosa, di morire un po’ o
come un sogno sospeso in
una dimensione altra che non puo’ morire
perché non esiste di vita
nostra, di senso della proprietà,
di attaccamento.
Come un sogno radicato in
un tempo eterno
che sovrasta il passato,
il presente, il futuro
che vive con
flussi di effluvi, di arancioni sfuocati,
di cenni ad immagini
scomposte.
Come una terra nella
quale tutto ciò è sepolto ed insieme custodito,
di nessuno, di tutti o di
uno solo che lo rivive in un tempo esso stesso indefinito.
martedì 10 aprile 2012
Al signor Martino gli fu cambiato il nome, abbreviato in Mino per falso ossequio alla modernita'. Gli fu cosi' tolta la protezione del Santo. Gli fu cosi' tolta, in una mossa, l'identita'.
riadattamento di una metafora dello scultore contadino Domenico Perrini.
venerdì 6 aprile 2012
-Cit. Mattew Fox-
"Forse chiamando la mia teologia soft la gente tradisce un pregiudizio contro il femminile, visto che riconoscere l'aspetto femminile della Divinità è importante per la mia teologia. Credo, piuttosto, che denunciare chi la pensa diversamente sia un modo finto di essere duri che rivela una mollezza di fondo, una mancanza di autentica forza spirituale e intellettuale".
-Cit. Mattew Fox_
"La disciplina richiede discernimento, non è un valore in sè. Quando la disciplina serve a creare bellezza e giustizia e amore, è buona e importante."
-Cit. Mattew fox-
"Se la storia europea del ventesimo secolo ci insegna qualcosa è che dovremmo mettere in discussione un bisogno troppo profondo di struttura ed obbedienza".
-Intervista a Matthew Fox-
<<Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa>>
Gran parte degli studi biblici concorda che Gesu' non disse quelle parole, essendo esse un gioco di parole in greco e Gesu' non sapeva il greco. Furono quasi certamente aggiunte quando la questione dell'autorità della Chiesa si fece piu' urgente.
Ratzinger fu scioccato dalle rivote giovanili del '68: prima come teologo aveva espresso pensieri progressisti al Vaticano II, dopo diventò molto rigido e si concentrò sulla propria ascesa. Dovrebbe domandarsi come mai era così a disagio di fronte al caos.
Gran parte degli studi biblici concorda che Gesu' non disse quelle parole, essendo esse un gioco di parole in greco e Gesu' non sapeva il greco. Furono quasi certamente aggiunte quando la questione dell'autorità della Chiesa si fece piu' urgente.
Ratzinger fu scioccato dalle rivote giovanili del '68: prima come teologo aveva espresso pensieri progressisti al Vaticano II, dopo diventò molto rigido e si concentrò sulla propria ascesa. Dovrebbe domandarsi come mai era così a disagio di fronte al caos.
"...l'aglianico è tra le quattro o cinque piu' straordinarie varietà a bacca rossa della tradizione europea, e le sue potenzialità non sono ancora del tutto espresse. Vitigno antichissimo, introdotto probablimente in Campania e Basilicata da coloni greci già nel VII secolo a.C., è presente in tutto il sud Italia, isole comprese, ma trova la sua massima diffusione-e intensità espressiva- in Campania (Taurasi e al Falerno del Massico) e in Basilicata.
L'Aglianico del Vulture nasce su una terra vulcanica capace di trasmettere profumi di intensità quasi violenta e sapori di energia trascinante. Di carattere eclettico, dà vini molto godibili nelle versioni piu' leggere e prodotti molto complessi, straordinariamente longevi in quelle piu' strutturate. I migliori sono inebrianti fin dall'olfatto, ricchi di sfumature aromatiche, capaci di un'alternanza peculiare tra note scure di "terra" (humus, catrame, radice di liquirizia, sentori ferrosi), note fruttate e sentori piu' sottili e delicati, eterei.
L'Aglianico del Vulture nasce su una terra vulcanica capace di trasmettere profumi di intensità quasi violenta e sapori di energia trascinante. Di carattere eclettico, dà vini molto godibili nelle versioni piu' leggere e prodotti molto complessi, straordinariamente longevi in quelle piu' strutturate. I migliori sono inebrianti fin dall'olfatto, ricchi di sfumature aromatiche, capaci di un'alternanza peculiare tra note scure di "terra" (humus, catrame, radice di liquirizia, sentori ferrosi), note fruttate e sentori piu' sottili e delicati, eterei.
-Genitori oggi-
Divertentissimo, acuto e lucido giudizio sui genitori di oggi, definiti come la generazione di genitori con ansie da accudimento ossessivo e, di conseguenza, come coloro che non hanno in sè e non inducono i figli al senso della responsabilità personale..
Il senso inteso sia come valutazione derivante dall'attività propriamente mentale, sia e soprattutto come risultato di un'esperienza emotivo-sensoriale..
Il senso inteso sia come valutazione derivante dall'attività propriamente mentale, sia e soprattutto come risultato di un'esperienza emotivo-sensoriale..
mercoledì 28 marzo 2012
-La contraddizione-
"Quando delle cose diciamo che son finite con ciò s'intende che non solo hanno una determinazione, che non solo hanno la qualità come realtà e determinazione che è in sè, non solo son terminate, così da avere poi un esserci fuor del loro termine-ma che anzi la loro natura, il loro essere. è costituito dal non essere. Le cose finite sono, ma la loro relazione a se stesse è che si riferiscono a se stesse come negative, che appunto in questa relazione a sè si mandano al di là di se stesse, al di là del loro essere. Esse sono, ma la verità di questo essere è la loro fine" Il finito, insomma, è negativo o dialettico, è e non è, e ciò non in momenti diversi o successivi, bensì a un tempo e nella sua piu' profonda e intrinseca natura: quando il finito è, non è. "E' la natura stessa del finito, di sorpassarsi, di negare la sua negazione e di diventare infinito"
[...]mentre i singoli lavori utili o concreti, che producono valori d'uso diversi, sono per l'appunto lavori diversi, i lavori in quanto produttori di valore sono eguali, parti di un unico lavoro generale o comune, dunque separato dalle specificità individuali, di un lavoro che ha perduto il suo legame con le soggettività, e quindi con le differenze specifiche dei lavori singoli. "Siffatto lavoro-spiega Napoleoni-il lavoro cioè separato dalla soggettività, è ciò che Marx chiama lavoro astratto: l'attività lavorativa umana in generale, non differenziata al suo interno, e che, al suo interno, po' essere distinta solo in parti quantitativamente identiche. Il lavoro privato, di per sè asociale, diventa sociale in quanto perda la sua natura immediata di lavoro concreto, utile, determinato, e si rovesci nell'opposto, ossia in lavoro astratto". E' qui implicito il carattere contraddittorio del lavoro nella società borghese. Poichè il lavoro astratto è sì lavoro sociale, ma non perchè sia la somma dei singoli lavori individuali, bensì', al contrario, proprio perchè è la negazione dei singoli lavori differenti.
Ovvero, per usare le parole di Marx, "il lavoro privato deve dunque rappresentarsi immediatamente come il suo contrario [...], come lavoro astrattamente generale": solo così il lavoro individuale diventa lavoro sociale.
E' qui celata, secondo Marx, la contraddizione che costituisce il fondamento della società capitalistica e del suo movimento "sussultorio". Tale società, infatti, è basata sulla separazione fra particolare e universale, fra individuale e sociale, sicchè l'unità sociale capitalistica non è immediata, non è "bell'e pronta", ma è "risultato in divenire", cioè diviene unità grazie all'unificazione di elementi separati e contrapposti: è dunque un'unità profondamente contraddittoria. Questa unità contraddittoria è la stessa che caratterizza la merce in quanto unità contraddittoria di valore d'uso e di valore di scambio: nella produzione capitalistica il valore d'uso non costituisce piu' il presupposto e il fine della produzione, bensì è mezzo per qualcosa d'altro, per il valore. Per realizzarsi in quanto cellula dell'articolazione sociale, la merce deve compiere un vero e proprio "salto mortale", cioè deve trasformare la sua natura concreta a particolare, il suo valore d'uso, in un elemento astratto e universale, il valore. Ma ciò significa che, per funzionare come valore, la merce deve trasformare il suo corpo mortale nella forma luminosa del denaro.
Ovvero-come spiega assai bene Marina Bianchi- "la merce come cosa sociale, come valore di scambio, si stacca, si separa dal suo corpo naturale, dal suo valore d'uso", e quindi, mentre "il valore di scambio non puo' esistere se non ha a sua base il valore d'uso", "d'altro canto esiste solo se ne prescinde, solo in quanto si rende indipendente dall'uso particolare". Valore d'uso e valore di scambio "sono opposti e devono essere uniti, sono separati, ma sono separabili. Non possono stare l'uno senza l'altro, ma sono sempre l'uno contro l'altro". Questa contraddizione che caratterizza la merce è la contraddizione dell'unità sociale capitalistica, ne determina l'andamento sussultorio e contiene in germe la possibilità delle crisi.
Ovvero, per usare le parole di Marx, "il lavoro privato deve dunque rappresentarsi immediatamente come il suo contrario [...], come lavoro astrattamente generale": solo così il lavoro individuale diventa lavoro sociale.
E' qui celata, secondo Marx, la contraddizione che costituisce il fondamento della società capitalistica e del suo movimento "sussultorio". Tale società, infatti, è basata sulla separazione fra particolare e universale, fra individuale e sociale, sicchè l'unità sociale capitalistica non è immediata, non è "bell'e pronta", ma è "risultato in divenire", cioè diviene unità grazie all'unificazione di elementi separati e contrapposti: è dunque un'unità profondamente contraddittoria. Questa unità contraddittoria è la stessa che caratterizza la merce in quanto unità contraddittoria di valore d'uso e di valore di scambio: nella produzione capitalistica il valore d'uso non costituisce piu' il presupposto e il fine della produzione, bensì è mezzo per qualcosa d'altro, per il valore. Per realizzarsi in quanto cellula dell'articolazione sociale, la merce deve compiere un vero e proprio "salto mortale", cioè deve trasformare la sua natura concreta a particolare, il suo valore d'uso, in un elemento astratto e universale, il valore. Ma ciò significa che, per funzionare come valore, la merce deve trasformare il suo corpo mortale nella forma luminosa del denaro.
Ovvero-come spiega assai bene Marina Bianchi- "la merce come cosa sociale, come valore di scambio, si stacca, si separa dal suo corpo naturale, dal suo valore d'uso", e quindi, mentre "il valore di scambio non puo' esistere se non ha a sua base il valore d'uso", "d'altro canto esiste solo se ne prescinde, solo in quanto si rende indipendente dall'uso particolare". Valore d'uso e valore di scambio "sono opposti e devono essere uniti, sono separati, ma sono separabili. Non possono stare l'uno senza l'altro, ma sono sempre l'uno contro l'altro". Questa contraddizione che caratterizza la merce è la contraddizione dell'unità sociale capitalistica, ne determina l'andamento sussultorio e contiene in germe la possibilità delle crisi.
martedì 27 marzo 2012
[...] Mentre Lenin prevedeva che la distruzione del mercato avrebbe semplificato la vita sociale a tal punto che persino le cuoche avrebbero potuto svolgere funzioni di governo, Weber ammoniva che la statizzazione integrale dei mezzi di produzione avrebbe portato alla fusione del potere politico con il potere economico e quindi alla restaurazione, sotto mentite spoglie, della "schiavitu' di Stato", tipica dei grandi imperi afro.asiatici.
L.P.-1978-
L.P.-1978-
giovedì 22 marzo 2012
1978 -Terrorismo e quadro politico-
..e leggete leggete cosa affermava Fabrizio Cicchitto nel 1978 a proposito del terrorismo, ma si sa è l'umanità...
"Ma cominciamo dal sistema dominante. C'è il problema della rigidità e della mancata alternanza.
Noi abbiamo addirittura una situazione di stampo sovietcio morbido: l'abbiamo nel senso dell'identificazione
di un partito con lo Stato da 30 anni almeno; l'abbiamo con tutta la duttilità e le articolazioni possibili, ma questo dato è indubbio. E' qui che si innesta il processo di lenta incubazione del terrorismo, destinato a nascere sulle rigidità e sulle perversioni del sistema dominante italiano. Se le prime teorizzazionmi del terrorismo possono risalire al 70-71, è nel 69 che si verifica la rottura, e la lacerazione viene prodotta dalla violenza dello Stato.
Questo, secondo me, non va mai messo da parte nella ricerca delle cause.
Non la violenza a volto aperto ma quella subdola, e ben piu' pericolosa, che prenderà il nome si strage di Stato: intendo la strategia della tensione che con Piazza Fontana si colloca in un pezzo di Stato. Non dico in tutto lo Stato, si badi bene, perchè se fosse in tutto lo Stato saremmo oggi in una situazione ben alrimenti drammatica. Dico che pezzi di Stato, pezzi di gruppi dominanti, pezzi di DC hanno tentato un'operazione che non gli è riuscita; però questo tentativo, questo che è un complotto per usare la parola che Minucci esita ad abbandonare, ha determinato una profonda lacerazione psicologica nella realtà del paese, in settori giovanili soprattutto, e di proporzioni così vaste da avere conseguenze di non facile riassorbimento. Io lo dico non a scopo giustificazionista, ma per darci una speigazione del fenomeno. Cioè lo Stato ha aperto il fuoco e lo ha aperto barando al gioco, non in chiave seccamente repressiva ma in chiave eversiva.
Io infatti non sto dicendo che lo Stato è Piazza Fontana, nè sto dicendo che lo Stato è un comitato di affari armato che uccide la gente. Sto dicendo un'altra cosa: che una delle ragioni del terrorismo, una delle ragioni che ha spinto la gente a mettersi su un certo terreno, è il fatto che lo Stato, in un suo settore chiave, ha barato al gioco e ha sempre coperto con la dissimulazione la propria responsabilità, rendendosi di conseguenza incredibile. Dopo di che, secondo me, i brigatisti rossi sono caduti esattamente nella trappola che avevano preparato gli strateghi della tensione."
"Ma cominciamo dal sistema dominante. C'è il problema della rigidità e della mancata alternanza.
Noi abbiamo addirittura una situazione di stampo sovietcio morbido: l'abbiamo nel senso dell'identificazione
di un partito con lo Stato da 30 anni almeno; l'abbiamo con tutta la duttilità e le articolazioni possibili, ma questo dato è indubbio. E' qui che si innesta il processo di lenta incubazione del terrorismo, destinato a nascere sulle rigidità e sulle perversioni del sistema dominante italiano. Se le prime teorizzazionmi del terrorismo possono risalire al 70-71, è nel 69 che si verifica la rottura, e la lacerazione viene prodotta dalla violenza dello Stato.
Questo, secondo me, non va mai messo da parte nella ricerca delle cause.
Non la violenza a volto aperto ma quella subdola, e ben piu' pericolosa, che prenderà il nome si strage di Stato: intendo la strategia della tensione che con Piazza Fontana si colloca in un pezzo di Stato. Non dico in tutto lo Stato, si badi bene, perchè se fosse in tutto lo Stato saremmo oggi in una situazione ben alrimenti drammatica. Dico che pezzi di Stato, pezzi di gruppi dominanti, pezzi di DC hanno tentato un'operazione che non gli è riuscita; però questo tentativo, questo che è un complotto per usare la parola che Minucci esita ad abbandonare, ha determinato una profonda lacerazione psicologica nella realtà del paese, in settori giovanili soprattutto, e di proporzioni così vaste da avere conseguenze di non facile riassorbimento. Io lo dico non a scopo giustificazionista, ma per darci una speigazione del fenomeno. Cioè lo Stato ha aperto il fuoco e lo ha aperto barando al gioco, non in chiave seccamente repressiva ma in chiave eversiva.
Io infatti non sto dicendo che lo Stato è Piazza Fontana, nè sto dicendo che lo Stato è un comitato di affari armato che uccide la gente. Sto dicendo un'altra cosa: che una delle ragioni del terrorismo, una delle ragioni che ha spinto la gente a mettersi su un certo terreno, è il fatto che lo Stato, in un suo settore chiave, ha barato al gioco e ha sempre coperto con la dissimulazione la propria responsabilità, rendendosi di conseguenza incredibile. Dopo di che, secondo me, i brigatisti rossi sono caduti esattamente nella trappola che avevano preparato gli strateghi della tensione."
venerdì 16 marzo 2012
Racconto per bambini
"Racconti per bambini"
Il re non vedeva di buon occhio che suo figlio,
abbandonando le strade controllate,
si aggirasse per le campagne per formarsi un giudizio
personale sul mondo;
perciò gli regalò carrozza e cavalli.
furono le sue parole.
era il loro significato.
Mi capita sempre piu' spesso di apportare critiche non nel merito, ma nel metodo di una data azione politica.
Criticare il metodo e non il merito, tuttavia, puo' significare contestare il merito, poichè la forma e il contenuto coincidono.
La forma non è neutra e modifica il contenuto, lo determina.
E' questa lezione che viene spesso sottovalutata, ma viene volontariamente omessa e bistrattata solo quando la mala fede è il concime non visibile dell' azione.
La paura da sola non determina la violenza, la mala fede sì.
martedì 28 febbraio 2012
"L'intero apparato conoscitivo è un apparato di astrazione e semplificazione-non diretto alla conoscenza delle cose, bensì al dominio delle cose".
F.NIETZSCHE, Frammenti postumi estate autunno 1884.
F.NIETZSCHE, Frammenti postumi estate autunno 1884.
mercoledì 22 febbraio 2012
-Appunti-
-CHARLES HAMILTON HOUSTON-
-THURGOOD MARSHALL-
"[...]
Quanto alle eredità
culturali, religiose e umanistiche europee, da cui si sono sviluppati i valori
universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, il termine di
confronto piu’ immediato con i problemi
posti dalla riflessione di Th.Marshall è, all’interno dell’Illuminismo
europeo settecentesco, quello con la
Scuola giusnaturalstica napoletana e la fondazione storica e
filosofica dei Diritti dell’Uomo, alla quale essa diede luogo, particolarmente
ad opera della personalità di maggior rilievo che a questa Scuola fece capo:
Gaetano Filangieri e la sua Scienza della legislazione, pubblicata a Napoli,
tra il 1780 e il 1791, in
sei Libri.
….nel pensiero di
Filangieri e della scuola a cui fa capo, i diritti fondamentali sono
riconosciuti e garantiti, non creati, dalla legge; che il loro eventuale
disconoscimento delegittima l’intero edificio dello Stato; che il loro
esercizio non puo’ essere sospeso per nessuna ragione di pubblica utilità; che
il loro riconoscimento costituisce l’autentica stella polare non solo nei
rapporti tra individui, ma anche nei rapporti tra individui e tra gli Stati nei
loro reciproci rapporti.
7. Se indiscussa è,
per Filangieri, la centralità dei Diritti fondamentali nella giustificazione
dell’intera esperienza giuridica, altrettanto fuori discussione, è, per tornare
alle appassionate ragioni addotte da Th. Marshall, il carattere universale
degli stessi, nel senso che i Diritti fondamentali o sono garantiti e
riconosciuti da tutti, e sono quindi praticati come Diritti universali senza
deroga alcuna, o scadono a ciniche formule che servono solo a mascherare i piu’
bassi interessi di gruppi sociali o di individui privilegiati.
[…]
Lette alla luce dell’esperienza del
XXI secolo e quindi inevitabilmente con il senno di poi, le riflessioni di Th.
Marshall e di Filangieri sulla schiavitu’ forniscono due profondi insegnamenti,
che spiegano le ragioni anche pratiche per le quali è così importante
riflettere, in maniera sincronica, su due Autori distanti nel tempo, ma
accomunati -il nobile napoletano e il discendente degli schiavi d’America- da
quelle eredità culturali e umanistiche, da cui si sono sviluppati i valori
universali dei Diritti inviolabili e inalienabili dell’Uomo.
Il primo insegnamento è che il
carattere universale e vincolante dei Diritti dell’Uomo non si puo’ barattare
con nessun vantaggio cd. Pratico, nemmeno con ragioni di interesse pubblico,
quali la sicurezza, come dimostrano esperienze a noi contemporanee e, sopra
tutto per l’Italia, ancora in atto, sulle quali si tornerà qui di seguito.
Il
secondo insegnamento si pone in una prospettiva di lungo temine, anche se non
meno importante. Nessuna rottura rivoluzionaria, anche quando è coronata da
successo e viene sanzionata, come nel caso degli Stati Uniti, da una
Costituzione, che per il suo carattere esemplare, ha assunto le dimensioni di
un’esperienza epocale, realizza la terra promessa. Le grandi esperienze
costituzionali sono valide non solo e non tanto per le scelte contenute nel
documento che le realizza, frutto di inevitabili compromessi politici e istituzionali,
ma per i processi che riescono ad innescare.
E’ questa una problematica, su cui è
necessario soffermarsi proprio per meglio capire le posizioni di Th. Marshall
da cui si è partiti. Ma è anche una problematica che si è imposta pure per
un’altra Rivoluzione, non del XVIII, ma del XX secolo, quella del 1917 in Russia, ispirata
non dalla dottrina dei diritti inviolabili o fondamentali, ma dalla critica cd.
Di classe a quella categoria, portata alle estreme conseguenze proprio dal
diretto protagonista di quella rottura rivoluzionaria; e vissuta anch’essa, in
Italia, ma anche negli Stati Uniti, da personalità come W.W.B. Du Bois, come
l’evento esemplare di una nuova epoca in nome della lotta contro
l’imperialismo.
-ANTOINE BENEZET-
1713-1784
-CLARKSON-
e, infine, ma non per ultimo...:
-WILLIAM EDWARD BURGHARDT DU BOIS-
1868-1963
Dopo aver contribuito a fondare nel 1909 la National Association for the Advancement of Colored People, "fu il dirigente piu' impegnato del lavoro dell'associazione, ma, a conclusione di un lungo impegno, protrattosi per diversi decenni, in cui diresse le lotte e le rivendicazioni degli afroamericani nella prospettiva dei diritti e della cittadinanza, egli, nel clima della guerra fredda e della polemica antimperialista contro gli Stati Uniti, se ne allontanò progressivamente, abbandonando gli Stati Uniti, se ne allontanò progressivamente, abbandonando gli Stati Uniti, dopo la sua iscrizione al Partito comunista del suo paese, per morire a novant'anni, nel 1961, come cittadino del Ghana di Nkrumah.
[...]
Proprio poco tempo prima della sua tragica morte, M. Luther King, presentando la raccolta degli scritti e dei discorsi di Du Bois, rilevava che "il dottor Du Bois è stato un genio e ha scelto di essere comunista. Il nostro anticomunismo irrazionale e ossessivo ci ha condotto in troppi gineprai per consentirci di continuare a coltivarlo come se fosse una forma di pensiero scientifico". Il che dimostra la dialettica interna di un movimento associativo, che è riuscito a guidare una lotta così complessa e difficile."
Note bibliografiche: Lenin, Stato e rivoluzione in Opere scelte; K.Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico; W.E.B. Du Bois, I negri e il socialismo, in Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo.
Da Thurgood Marshall e l'<<infame>> ruolo della schiavitu' negli Stati Uniti: un confronto con l'Italia e con l'Europa dei diritti, di Giuseppe Tucci.
-Notte tra il 21 e 22 febbraio-
Altro sogno
terribile e rispunta un nome perso nell’oscurità del passato.
Un sogno che mi ha
scaraventato indietro di scatto.
Come un essere
inchiodati ad una storia che non puo’ non ritornare.
Il presente si
offusca e perde di vitalità.
E tutto ricomincia
sempre identico a sé stesso,
cancellando
impietosamente qualsiasi idea-ipotesi-sogno di cambiamento.
lunedì 20 febbraio 2012
Sogno tra il 18 e 19 febbraio
Ero con Ale in un luogo pubblico che era situato al di sotto del livello stradale, nonostante cio' l'atmosfera che prevaleva era calda ed accogliente grazie alla temperatura estiva che avvolgeva i nostri corpi e alla luce che emanavano le pareti tinte di giallo ocra.
Il locale affacciava all esterno tramite delle porte a vetri scorrevoli che occupavano tutta la parete divisoria e che in quel momento risultavano aperte. D'un tratto un rapinatore armato di pistola cominciò a mietere il terrore tra di noi. Ale mi supplicava di portarlo via da quel luogo. La sua voce nn arrivava a me, ma solo le sue lacrime e il gesto della bocca aperta che formulava le parole. Io restavo immobile pietrificata all'idea che potesse nello spostamento da un luogo all'altro essere colpito dall'uomo armato. Pensai tra me e me che nessun uomo avrebbe mai potuto fare del male volontariamente ad un bambino, ma poi capii che dovevo abbandonare questa illusione per cedere alla realtà. Riuscii a recarmi con lui all'esterno del locale e le persone che lì erano ci aiutarono ad aprirci un varco per scappare. Ma fare ciò significava dover spostare dei pesanti blocchi di cemento. Nello spostamento un blocco schiacciò un dito del piede di Ale il quale cominciò a piangere disperatamente.
Io nn ebbi la forza di andargli vicino e scappai. Sentivo le sua urla e mi piegai per terra coprendomi le mani sulle orecchie per scappare da quel dolore.
Il locale affacciava all esterno tramite delle porte a vetri scorrevoli che occupavano tutta la parete divisoria e che in quel momento risultavano aperte. D'un tratto un rapinatore armato di pistola cominciò a mietere il terrore tra di noi. Ale mi supplicava di portarlo via da quel luogo. La sua voce nn arrivava a me, ma solo le sue lacrime e il gesto della bocca aperta che formulava le parole. Io restavo immobile pietrificata all'idea che potesse nello spostamento da un luogo all'altro essere colpito dall'uomo armato. Pensai tra me e me che nessun uomo avrebbe mai potuto fare del male volontariamente ad un bambino, ma poi capii che dovevo abbandonare questa illusione per cedere alla realtà. Riuscii a recarmi con lui all'esterno del locale e le persone che lì erano ci aiutarono ad aprirci un varco per scappare. Ma fare ciò significava dover spostare dei pesanti blocchi di cemento. Nello spostamento un blocco schiacciò un dito del piede di Ale il quale cominciò a piangere disperatamente.
Io nn ebbi la forza di andargli vicino e scappai. Sentivo le sua urla e mi piegai per terra coprendomi le mani sulle orecchie per scappare da quel dolore.
sabato 18 febbraio 2012
-Vergogna prometeica-
Dalle prime pagine dell'interessantissimo libro di Gunther Anders "L'uomo è antiquato" pubblicato per la prima volta nel 1956, estraggo questo brano nel quale l'autore cerca di approfondire il suo concetto di vergogna prometeica, la vergogna che lui attribuisce all'essere umano nei confronti dei suoi prodotti e che avrebbe la capacità di modificargli la struttura psichica e il suo stare nel mondo.
Spunto di riflessione è anche il testo nella nota nella quale si evidenza la base teorica della società borghese e la sua origine nell'individualsimo.
"...cercando di approfondire in cosa consista e da dove si origina la vergogna prometeica "trovo che il suo oggetto fondamentale, ossia la " macchia fondamentale" di chi si vergogna, e' l' origine. T. si vergogna di essere divenuto invece di essere stato fatto, di dovere la sua esistenza, a differenza dei prodotti perfetti e calcolati fino nell' ultimo particolare, al processo cieco e non calcolato e antiquatissimo della procreazione e della nascita.
(...) Ma se egli vergogna di questa sua.origine antiquata, si vergogna naturalmente anche del risultato difettoso e inelluttabile di questa origine: di se stesso."
Dalla nota:
L'ultimo tentativo di sconfessare il natum esse proviene dalla rivoluzione borghese, particolarmente dalla filosofia che l' accompagna" ossia da Fichte con una connotazione esclusivamente morale-politica e posteriormente da Heidegger dove il significato politico e' completamente eluso, lasciando la spazio a quello intimistico.
Spunto di riflessione è anche il testo nella nota nella quale si evidenza la base teorica della società borghese e la sua origine nell'individualsimo.
"...cercando di approfondire in cosa consista e da dove si origina la vergogna prometeica "trovo che il suo oggetto fondamentale, ossia la " macchia fondamentale" di chi si vergogna, e' l' origine. T. si vergogna di essere divenuto invece di essere stato fatto, di dovere la sua esistenza, a differenza dei prodotti perfetti e calcolati fino nell' ultimo particolare, al processo cieco e non calcolato e antiquatissimo della procreazione e della nascita.
(...) Ma se egli vergogna di questa sua.origine antiquata, si vergogna naturalmente anche del risultato difettoso e inelluttabile di questa origine: di se stesso."
Dalla nota:
L'ultimo tentativo di sconfessare il natum esse proviene dalla rivoluzione borghese, particolarmente dalla filosofia che l' accompagna" ossia da Fichte con una connotazione esclusivamente morale-politica e posteriormente da Heidegger dove il significato politico e' completamente eluso, lasciando la spazio a quello intimistico.
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