domenica 9 novembre 2008


R/esistendo a stento.
Sul filo del rasoio scappa il piede di qua e si lacera e scorre il sangue,
scappa il piede di là e cade nel vuoto, ma non odo lo schainto.
Non si schianta il corpo.
Se, precipitando, cadesse, si avvertirebbe uno schainto, qualcosa di vivo.
 Un suicidio del copro foriero di una rinascita dell'anima.
Sporgo l'orecchio e con esso l'udito, ma  nessun suono risuona  nel cavo uditivo.
Sospengo, trattengo le forze, il respiro.
Con/centro.
Sangue che cola dalle vene, lacerazione che sgorga il dolore.
E sentire nel sangue che cola il dolore che va via.
Sollievo del cuore.
Ossigenzione del cuore.
Con il sangue il dolore va via.
Non si puo'.
Ritorno indietro. Qualche passo indietro, mi con/centro.
Resto così, in questa sospensione.
Elimino la vista, ma non mi accieco.
Rimango immobile in equilibrio.
Sospendo l'udito, mi fermo, mi con/centro.
Altro tempo è stato
per il sangue sgorgato. (fa rima)
Il piede pur sempre lacerato, (ancora una rima)
perchè indietro non si torna,
non ci è dato.

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