Guardi il tuo piccolo con quel particolare sentimento che
fuoriesce dal cuore per giungere agli occhi e pensi di volerlo preservare
da quel dolore che potrebbe approssimarsi a breve, potrebbe. Dolore prossimo e probabile.
Pensi che sia un dolore innaturale e che quel suo piccolo
cuoricino potrebbe non contenerlo. Così pensi, anzi non riesci neanche a formularlo questo
pensiero postumo perché l’idea, solo quella, di un dolore forte mal si concilia
con la delicatezza del cucciolo.
Come quando dopo l’atto del generare la mente sembra
scoppiare in alcuni istanti per le immagini di incidenti violenti che senza
chiedere il permesso la violentano. Quelle immagini la cui forza impetuosa ti portava a
chiederti dove risiedesse la loro origine, poi ad una mente lucida e razionale la risposta si presenta
naturalmente e ti trovi a dirti che quell’amore così assoluto è tanto
stra/ordinario da non contemplare neanche la minima possibilità di una macchia
e la mente, che non è abituata a tanto purismo, mal lo sopporta e come una
purificazione affida al sogno ed all’inconscio la produzione di immagini di
probabili violenze.
Così tu oggi guardi il tuo piccolo e ti dici che lui non
deve assolutamente poter provare quel dolore, ti giustifichi dicendoti che è un dolore straordinario e che
la voglia di proteggerlo all’estremo nasce da lì, ma poi ti soffermi come in
uno specchio cieco e ti guardi nell’anima. Pensi ai bambini che stanno sistematicamente assassinando,
pensi ai bambini privati dell’amore di chi possa prendersene cura, pensi ai
bambini a cui viene rubata l’infanzia in modo così innaturale, pensi ai
bimbi che affollano le case famiglia e ti ricordi di qualcosa, il dolore affolla il cuore e le lacrime, le guance e pensi a
loro ed alla loro capacità di sopravvivere oltre tutto.
Non vuoi ricordarti di te, ma sai che quanto vedi lo vedi
solo in quanto hai cuore ed occhi per vederlo.
Certo hai ancora paura di chiamare Davide, di chiedergli il
perché, ma ora sei una donna, incompleta, certo, ma donna.
Torni al tuo bambino ed al dolore prossimo e ti dici
che non puoi. Lo vedi ridere, dire al babbo che non puo’ parlare per
telefono perché troppo impegnato a fare l’ometto, in quello che ancora lui
chiama gioco.
Lo vedi felice, sereno, ridente, timido, sazio dei giochi e
consapevole. Pienamente.
Vedi la persona che lui è, l’altra sera ti ha stupito poiché
il 6 gennaio sera dopo aver ricevuto l’ultimo gioco, stesso lui te lo ha detto
che è sazio.
“Ma mi regalano sempre macchinine…”per poi rendersi conto da
solo che il problema non sono le macchinine, ma tutti gli oggetti ricevuti e
allora fa un elenco di tutto, di tutto quello che gli è stato regalato e rimane
perplesso.
Il suo modo per dirti che è sazio, lo ha detto a se stesso ed a te, te lo ha comunicato. Lui sa tutto, ha in sé già la verità.
Ti ha chiesto anche ancora ed ancora perché il babbo non è a
dormire con lui, aggiunge alla sua consapevolezza tasselli. Di ora in ora, di momento in momento a seconda della sua
capacità di tenere in sé il sentimento del dolore, dell’impotenza, del
rifiuto e scarta quanto non gli serve. Lui è la tua guida per relazionarti con lui. Lui contiene già tutto, niente va messo, ma al limite va
estratto con cautela e attenzione, quando lui lo chiede.
E l’ascolto assume un’importanza fondamentale, anzi assume la natura di fondamento, come se la relazione si basasse solo sull’ascolto. Per ascoltare c’è bisogno di tempo e loro si nutrono
del nostri/vostri tempi e lo richiedono con forza, senza lesinarlo.
Lui ti ha chiesto cosa significasse “separazione”, altre
volte ha sentito dalla tua bocca uscire questo termine, ma solo due giorni fa
ti ha posto la domanda “E gli altri?”.
Poi ha detto che lui si arrabbia, ma non se due persone si
separano, ma se il babbo va a lavorare.
Perché lui sa la verità, ma lui sa quanto e come vuole
contenerla. Lui sa che la befana e babbo natale non esistono, ma vuole
crederci. Lui ha bisogno di sapere che il male va arginato ed ha
bisogno di rappresentazioni che lo aiutino nell’esorcizzare i suoi sentimenti.
Ieri ti chiedevi se proprio avresti dovuto e potuto
evitargli quel dolore, non è nelle tue possibilità poiché esime da te la
probabilità dell’evento, ma continui a tormentarti per ritardare quel dolore.
Oggi sai nella tua estrema lucidità che la vita è
accompagnata dal dolore e che tu non puoi, non puoi proprio evitarglielo. Quel dolore ti dicevi che è un dolore innaturale ed
ingiusto, ma il dolore è mai naturale e giusto?
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