lunedì 12 gennaio 2009


La tua gentilezza mi conquista,
la tua grazia maschile mi seduce. 

Un travaso di fiori i tuoi sorrisi e il tuo sguardo,
fiori che travasano dall’ampolla di vetro. 

Eros e amore stretti in un solo abbraccio
e corpi che rompono le loro catene di carne
per gridare alla magnifica liberazione.

Spezzare le catene tra  unioni malate 
in cui l’unico imperativo che prevale è sempre e solo 
l’inerzia sado-maso.

Mi hai colpito, 
la freccia scocca sulle labbre, 
nei cuori e tra le parole garbate.

Tra quella tensione verso l’autenticità 
che rende complici due esseri umani 
e ci si scopre diversi 
e si seguono le tracce dei personali divenire.

La noia non regna
e non irretisce in un abbraccio mortale la conoscenza. 
Tra l’artista e l’uomo non c’è cesura, 
non puo’ esserci artista vero in un uomo perfido,
 in un atteggiamento accomodante,
 comodo che rende flosci i corpi, 
che scioglie i cuori come cioccolata fusa, 
dolce per il palato e molle per i corpi. 

Il tuo corpo mi richiama il desiderio,
 il desiderio della sua conoscenza, 
così la carezza che ha aleggiato sulla pelle, 
così un desiderio, una stella, un’utopia.

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