PERSONA di Ingmar Bergman.
RISCRITTURA (appunti)
Il corpo disteso e la schiena arcuata, la sua schiena arcuata e i due seni con le estremità irte per l'eccitazione. Attendevano in un fremito. Un fremito che le faceva irrigidire. Attendevano quelle dita sottili, eleganti. Attendevano che potessero finalmente sfiorarle.
E godeva. Il piacere era quasi pieno e lo attendeva. In modo inconsueto, decodificato, godeva.
Si discostava dalla realtà e quanto piu' la rifiutava con la menzogna, tanto piu' la realtà le andava contro e l'immagine sua si cristallizzava in quella bellezza perfetta, ideale.
Rincorreva il sogno di un corpo perfetto, di un'infanzia eterna che si donasse a tutti per puro narcisismo e nel donarsi si soddisfaceva, ma era nulla e si dissolveva.
Nulla. Nulla se non quel piacere regalato dall'unica che la aveva amata realmente, ma era nulla.
Lei era nulla e si dissolveva nell'aria come ombra, come un soffio divino, perfetto, da adorare.
Come quel suo falso corpo perfetto, divino, falsamente adorabile.
E il figlio la cercava ancora, ma poi svelò l'inganno e se ne liberò. Si liberò di lei.
Si liberò di lei e di quel quarto comandamento e creò una nuova vita.
La sua. E godeva e ne ere felice e si dissolveva nella gioia pura e non attendeva piu' niente.
Godeva baciato dal tempo, dalla vita ed era felice. Pieno. In un attimo d'eternità. Pieno, felice.
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