"Vi fu un tempo in cui la terra, almeno per quel che ne
sappiamo, mancava completamente di vita animale e vegetale e, a detta dei nostri
migliori filosofi, era solo una sfera incandescente coperta da una crosta che
andava gradatamente raffreddandosi. Ora, se a quell’epoca
fosse esistito un essere umano che, sprovvisto di ogni nozione scientifica,
avesse potuto vedere la terra come un qualsiasi altro mondo a lui completamente
estraneo, non gli sarebbe forse parso impossibile che da quella specie di
tizzone ardente potessero nascere e svilupparsi creature dotate di una qualche
sorta di coscienza? Non avrebbe egli negato che potesse contenere un germe
qualsiasi di coscienza?
Eppure col volgere
dei millenni la coscienza apparve, perché allora non esisterebbero nuove strade
attraverso cui essa giungerà a manifestarsi anche se per ora quelle strade sono
invisibili ai nostri occhi? Pensate alla straordinaria evoluzione delle
macchine in questi ultimi secoli e osservate con quale lentezza progrediscono
il regno vegetale e quello animale.
Le macchine piu’ altamente organizzate sono creature non di
ieri, ma addirittura degli ultimi cinque minuti, oserei dire, di fronte alla
storia dell’universo, supponiamo che gli esseri coscienti esistano da venti,
venticinque milioni di anni, guardate quali passi da gigante hanno fatto le
macchine nell’ultimo millennio; il mondo non puo’ forse durare altri venti milioni
di anni? Ma se dura altri venti milioni di anni che cosa finiranno
per diventare le macchine? Non è piu’ prudente
distruggere il male all’inizio e impedire loro di progredire ulteriormente? Chi puo’ dire che la macchina a vapore non possieda una
qualche sorta di coscienza? Dove comincia e dove finisce la coscienza? Chi puo’
fissare il limite? Chi puo’ fissare un qualsiasi limite? Non sono forse le cose
intessute tutte le une nell’altra e le macchine non sono legate in mille modi
alla vita animale?
Non vorrei che si
pensasse, tuttavia, che io abbia paura delle macchine attualmente esistenti,
probabilmente tutte le macchine conosciute sono solo prototipi della vita
meccanica futura.
Rispetto alle macchine dell’avvenire quelle di oggi sono come i primi dinosauri
rispetto all’uomo. Le piu’ grandi con tutta probabilità si rimpiccioliranno
molto. Alcuni dei primi
vertebrati avevano proporzioni molto maggiori di quelle ereditate dai loro
discendenti dotati di organismi piu’ perfetti, allo stesso modo che le macchine,
a mano a mano che si sviluppano e progrediscono, si riducono di dimensioni, ma
ci troviamo di fronte altri interrogativi.
Che cos’è l’occhio dell’uomo se non una macchina attraverso
cui la piccola creatura che vi siede dietro nel cervello puo’ guardare? E ancora, chi ci ha mostrato l’esistenza di organismi infinitamente minuscoli che pullulano
insospettati intorno a noi, l’occhio o la piccola macchina ottica? E guardate la
capacità di calcolo dell’uomo tanto vantata, non possediamo forse macchine in
grado di proseguire tutte le operazioni piu’ in fretta e piu’ correttamente di
noi? Chi ci assicura che l’uomo vede e sente veramente, egli è un tale alveare, un tale brulicante
nido di parassiti che c’è da chiedersi se il suo corpo non appartenga piu’ ad
essi che a lui e se dopotutto egli non sia altro che una specie di formicaio.
Non potrebbe dunque anche l’uomo diventare una specie di
parassita delle macchine, un pidocchio affezionato che fa loro il solletico? Si
puo’ rispondere che anche se le macchine riuscissero a sentire perfettamente ed a parlare col
massimo buon senso il loro udito e la loro favella sarebbero al nostro servizio
e non al loro, che l’uomo sarà sempre la mente direttiva e la macchina, la sua
serva; che appena la macchina non rende piu’ il servizio che l’uomo si aspetta
da essa è destinata a morire, che la macchina si trova, rispetto all’uomo,
nella stessa posizione degli animali inferiori perchè persino la locomotiva
altro non è se non una specie di cavallo piu’ economico, cosicchè lungi
dall’essere destinati a raggiungere nella loro evoluzione una forma di vita
superiore a quella umana, le macchine devono la loro stessa esistenza e il loro
progresso unicamente alla capacità che hanno di soddisfare i bisogni dell’uomo
e di conseguenza sono e saranno sempre inferiori a lui.
Tutto ciò non farebbe
una grinza, ma in realtà pian piano attraverso impercettibili mutamenti il
servo finisce per diventare padrone e già siamo arrivati al punto in cui
l’uomo, se fosse costretto a fare a meno della macchina, soffrirebbe
terribilmente.
Quanti uomini vivono
attualmente in stato di schiavitu’ rispetto alla macchine, quanti trascorrono
l’intera vita, dalla culla alla tomba, a curare giorno e notte le macchine.
Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno
reso schiavi o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico,
non è evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi?
La macchina a vapore
assorbe il cibo e lo consuma col fuoco esattamente come l’uomo, alimenta la
combustione con l’aria, esattamente come l’uomo, ha un polso e una
circolazione, come l’uomo.
Per ora, lo ammetto, il corpo dell’uomo è ancor il
piu’ versatile, ma è anche piu’ antico.
Date alla macchina a vapore solo metà del tempo di cui
l’uomo ha potuto disporre, fate che essa approfitti ancora del nostro cieco
amore per lei e a quali vette non
giungerà tra breve.
Indubbiamente determinate funzioni della macchina a vapore
resteranno immutate per miriadi di anni, forse sopravviveranno persino quando
l’uso del vapore sarà superato.
Il pistone, il
cilindro, la ruota motrice, il bilanciere e altre parti della macchina
probabilmente ci saranno sempre, proprio come certi modi di mangiare, di bere e
di dormire che l’uomo ha ancora in comune con molti animali inferiori; per ora
il fuochista è per la sua macchina piu’ o meno quello che è il cuoco per noi.
Pensate agli uomini che lavorano nelle miniere e nei pozzi
di carbone, pensate ai mercanti che vendono il carbone e ai treni che lo
trasportano, ai macchinisti, alle navi da carico, che esercito di servitori
impiegano le macchine, guardate i miraboli congegni con cui già oggi la
macchina a vapore è in grado di regolarsi da sola e di adattarsi alle
circostanze.
Guardate come essa sa
rifornirsi d’olio, come sa indicare i propri bisogni ai suoi custodi, come
attraverso il regolatore sa dosare l’applicazione della propria energia,
guardate quell’immaganizzatore di inerzia e di movimento che è il
bilanciere, guardate i respingenti della
vettura ferroviaria, guardate come tutti questi miglioramenti siano stati
studiati per garantire la conservazione della macchina e per proteggerla contro
gli incidenti che possono capitarle e pensate a come essa si evolverà,
progredirà nei millenni se l’uomo non si renderà conto del pericolo che corre e
del triste destino che sta preparando a se stesso.
Da Erewhon di Samuel Butler.