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mercoledì 1 febbraio 2012

-da Erewhon, Samuel Butler-





"Vi fu un tempo in cui la terra, almeno per quel che ne sappiamo, mancava completamente di vita animale e vegetale e, a detta dei nostri migliori filosofi, era solo una sfera incandescente coperta da una crosta che andava gradatamente raffreddandosi. Ora, se a quell’epoca fosse esistito un essere umano che, sprovvisto di ogni nozione scientifica, avesse potuto vedere la terra come un qualsiasi altro mondo a lui completamente estraneo, non gli sarebbe forse parso impossibile che da quella specie di tizzone ardente potessero nascere e svilupparsi creature dotate di una qualche sorta di coscienza? Non avrebbe egli negato che potesse contenere un germe qualsiasi di coscienza?
Eppure col volgere dei millenni la coscienza apparve, perché allora non esisterebbero nuove strade attraverso cui essa giungerà a manifestarsi anche se per ora quelle strade sono invisibili ai nostri occhi? Pensate alla straordinaria evoluzione delle macchine in questi ultimi secoli e osservate con quale lentezza progrediscono il regno vegetale e quello animale.
Le macchine piu’ altamente organizzate sono creature non di ieri, ma addirittura degli ultimi cinque minuti, oserei dire, di fronte alla storia dell’universo, supponiamo che gli esseri coscienti esistano da venti, venticinque milioni di anni, guardate quali passi da gigante hanno fatto le macchine nell’ultimo millennio; il mondo non puo’ forse durare altri venti milioni di anni? Ma se dura altri venti milioni di anni che cosa finiranno per diventare le macchine? Non è piu’ prudente distruggere il male all’inizio e impedire loro di progredire ulteriormente? Chi puo’ dire che la macchina a vapore non possieda una qualche sorta di coscienza? Dove comincia e dove finisce la coscienza? Chi puo’ fissare il limite? Chi puo’ fissare un qualsiasi limite? Non sono forse le cose intessute tutte le une nell’altra e le macchine non sono legate in mille modi alla vita animale?
 Non vorrei che si pensasse, tuttavia, che io abbia paura delle macchine attualmente esistenti, probabilmente tutte le macchine conosciute sono solo prototipi della vita meccanica futura.
Rispetto alle macchine dell’avvenire  quelle di oggi sono come i primi dinosauri rispetto all’uomo. Le piu’ grandi con tutta probabilità si rimpiccioliranno molto. Alcuni dei primi vertebrati avevano proporzioni molto maggiori di quelle ereditate dai loro discendenti dotati di organismi piu’ perfetti, allo stesso modo che le macchine, a mano a mano che si sviluppano e progrediscono, si riducono di dimensioni, ma ci troviamo di fronte altri interrogativi.
Che cos’è l’occhio dell’uomo se non una macchina attraverso cui la piccola creatura che vi siede dietro nel cervello puo’ guardare? E ancora, chi ci ha mostrato l’esistenza di organismi infinitamente minuscoli che pullulano insospettati intorno a noi, l’occhio o la piccola macchina ottica?  E guardate la capacità di calcolo dell’uomo tanto vantata, non possediamo forse macchine in grado di proseguire tutte le operazioni piu’ in fretta e piu’ correttamente di noi? Chi ci assicura che l’uomo vede e sente veramente,  egli è un tale alveare, un tale brulicante nido di parassiti che c’è da chiedersi se il suo corpo non appartenga piu’ ad essi che a lui e se dopotutto egli non sia altro che una specie di formicaio.
Non potrebbe dunque anche l’uomo diventare una specie di parassita delle macchine, un pidocchio affezionato che fa loro il solletico? Si puo’ rispondere che anche se le macchine riuscissero a  sentire perfettamente ed a parlare col massimo buon senso il loro udito e la loro favella sarebbero al nostro servizio e non al loro, che l’uomo sarà sempre la mente direttiva e la macchina, la sua serva; che appena la macchina non rende piu’ il servizio che l’uomo si aspetta da essa è destinata a morire, che la macchina si trova, rispetto all’uomo, nella stessa posizione degli animali inferiori perchè persino la locomotiva altro non è se non una specie di cavallo piu’ economico, cosicchè lungi dall’essere destinati a raggiungere nella loro evoluzione una forma di vita superiore a quella umana, le macchine devono la loro stessa esistenza e il loro progresso unicamente alla capacità che hanno di soddisfare i bisogni dell’uomo e di conseguenza sono e saranno sempre inferiori a lui.
 Tutto ciò non farebbe una grinza, ma in realtà pian piano attraverso impercettibili mutamenti il servo finisce per diventare padrone e già siamo arrivati al punto in cui l’uomo, se fosse costretto a fare a meno della macchina, soffrirebbe terribilmente.
 Quanti uomini vivono attualmente in stato di schiavitu’ rispetto alla macchine, quanti trascorrono l’intera vita, dalla culla alla tomba, a curare giorno e notte le macchine.
Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno reso schiavi o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico, non è evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi?
 La macchina a vapore assorbe il cibo e lo consuma col fuoco esattamente come l’uomo, alimenta la combustione con l’aria, esattamente come l’uomo, ha un polso e una circolazione, come l’uomo.
 Per ora, lo ammetto, il corpo dell’uomo è ancor il piu’ versatile, ma è anche piu’ antico.
Date alla macchina a vapore solo metà del tempo di cui l’uomo ha potuto disporre, fate che essa approfitti ancora del nostro cieco amore per lei  e a quali vette non giungerà tra breve. 
Indubbiamente determinate funzioni della macchina a vapore resteranno immutate per miriadi di anni, forse sopravviveranno persino quando l’uso del vapore sarà superato.
Il pistone, il cilindro, la ruota motrice, il bilanciere e altre parti della macchina probabilmente ci saranno sempre, proprio come certi modi di mangiare, di bere e di dormire che l’uomo ha ancora in comune con molti animali inferiori; per ora il fuochista è per la sua macchina piu’ o meno quello che è il cuoco per noi.
Pensate agli uomini che lavorano nelle miniere e nei pozzi di carbone, pensate ai mercanti che vendono il carbone e ai treni che lo trasportano, ai macchinisti, alle navi da carico, che esercito di servitori impiegano le macchine, guardate i miraboli congegni con cui già oggi la macchina a vapore è in grado di regolarsi da sola e di adattarsi alle circostanze.

 Guardate come essa sa rifornirsi d’olio, come sa indicare i propri bisogni ai suoi custodi, come attraverso il regolatore sa dosare l’applicazione della propria energia, guardate quell’immaganizzatore di inerzia e di movimento che è il bilanciere,  guardate i respingenti della vettura ferroviaria, guardate come tutti questi miglioramenti siano stati studiati per garantire la conservazione della macchina e per proteggerla contro gli incidenti che possono capitarle e pensate a come essa si evolverà, progredirà nei millenni se l’uomo non si renderà conto del pericolo che corre e del triste destino che sta preparando a se stesso.

Da  Erewhon di Samuel Butler.