"Clock clock clock", oscilla il pendolo del tempo e rimango sopesa tra sogno e realtà,
la sospensione mi immobilizza e inghiotto l’amaro boccone
(ricercando per me stessa) i termini piu’ adatti, ma non li trovo;
poi il boccone troppo ingombrante buttato giu’ nell’esofago non scende e mi nausea.
E se potessi scegliere un nome adatto per me stessa
sceglierei questo: nausea.
E il tempo moderno mi distacca da sé, io lo distacco e lo sputo
perchè ora nessun effetto potrebbe essere raggiunto
meglio che con lo stupefacente.
Perché il raziocinio in cui ci stringe e costringe
questo tempo moderno mi repelle,
il sogno così vicino mi appare distante,
e mi chiedo se in me si annida la schizofrenia, la
vigliaccheria, il rifiuto all’azione o
se è il tempo moderno che me la sta conficcando nel
cuore, nei gesti, nel fare, nell’essere.
E me la sbatte dinanzi, mi sbatte dinanzi lo spettro di me stessa
e mi immobilizza, gli occhi, se potessero, fuoriuscirebbero dalle orbite
L’essere borghese si affaccia nel mio mondo in tutta
la sua ipocrisia e navigo su questa imbarcazione ondeggiante su un mare impietoso.
La morte-unico fenomeno isolato-come la nascita non domanda,
non richiede, ma il dolore urla, strazia l’udito e i cuori si sommuovono.
Come una rivolta senza senso, senza fine, senza ideale perché nel tempo moderno non c’è ideale che regga
in questo fantasma di mondo dove comanda l’apparire.
E allo schaivo non vien detto che gli si richiederà in
cambio un prezzo, un prezzo troppo alto per poter essere pagato, così soccomberà, ma io non voglio soccombere.
Salvami dal mio stesso tormento, ti prego, se puoi, salvami.
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