martedì 18 novembre 2008

-Sogno-



 Era china su di lui, mentre gli occhi di quel corpo di uomo erano chiusi, immersi ancora nel sonno, come le sue membra, abbandonate in quella dolce malia.
 Lui si affidava a quell’ora mattutina, a quell’alba e a quell’amore così struggente nella sua dolcezza.
 Erano loro, soli. Il mondo e i suoi giochi perversi/diversi ruotavano lì, intorno ai due corpi, lo scenario mutava in immagini che si sovrapponevano le une alle altre senza riuscire a rubarne la centralità. Il loro  sentire ne costituiva il fulcro, sembrava  centrifugare la realtà esterna, come un turbine di vento che vaghi nell'etere, piantato, però,  con un’estremità nella terra.
 Gli sfiorò leggermente le labbra e lui socchiuse gli occhi, poi li riaperse e li richiuse con un movimento impercettibile, veloce, giusto il tempo che l’immagine di lei gli arrivasse al cervello conficcandovisi per sempre.
 Dagli occhi l’immagine discese verso il cuore e poi risalì sulle labbra fino a farle schiudere in un tenero e tenue sorriso, come un fiore notturno che sbocci solo quando la rugiada  accarezza la sua superficie, provocandola quasi.
 Così gli occhi di lei accarezzavano quel corpo di uomo, le sue labbra, le  ciglia e le baciò.
 Gli baciò le ciglia, gesto così consueto nel loro amore, delicatamente le labbra le sfiorarono, con la delicatezza con cui ci si avvicina ad una fragile  ragnatela, che vive di vita propria.
 Dalla bocca di lui un suono uscì e si materializzò per lei, nel suo orecchio, fino a divenire un:
<<Buongiorno Amore>>
 e, tendendo  il braccio, fino ad allora ancora abbandonato, le carezzò  le guance.
 A quel gesto seguì un fremito dei corpi, un’eccitazione involontaria che si manifestò con una lieve erezione per lui e un brivido che percorse   il corpo della Lei.
<<E’ tardi>>, sussurò la donna, <<è ora che io vada a lavoro, non volevo svegliarti, ma non potevo andare senza prima nutrirmi dell’immagine di te. Ti amo Elios, tienilo nel tuo cuore, quest’amore, io vado, ti ho lasciato la macchinetta del caffè pronta sul fornello, a stasera Amore>>.
 Ma quella malia non poteva lasciarlo indifferente e volle baciarla con passione e la loro intimità si svelò al mondo distratto, le loro carnose labbra si unirono e le lingue fecero il resto, quella di lui insisteva nel voler entrare, poi si fermava improvvisamente e  lasciava lo spazio a quella di lei che ora  incideva e vi si tuffava con irruenza  per andare,  ogni tanto, a visitargli la pelle del  collo, quella pelle così inebriante, i cui pori sembravano aprirsi quando le era accanto.
 L’odore della   pelle di lui   le si era insinuato nelle narici e nelle cellule olfattive e mai la avrebbe piu’ abbandonata, anche se  si fossero dovuti separare per sempre, le sarebbero rimasti dentro, come un’intimità perversa che non vuole sentire altre ragioni, oltre quelle dei sensi.
 Si baciarono ancora fino a quando dovettero quasi separarsi con forza e lei  si staccò, si sperse nei suoi occhi e con un misurato sorriso sul viso gli disse:
 <<No, ora devo andare, ci vediamo appena possibile>>.
 Ma lui non voleva lasciarla andare, sapeva che l’avrebbe rivista la sera, ma non voleva avviarsi nel mondo da solo, senza quel tepore che emanava dal corpo di lei e che gli avvolgeva il cuore.
 Quando trascorrevano il tempo insieme, infatti, era come se, perenne, una nebbiolina avvolgesse i loro cuori e sospendesse i loro occhi, tanto che la gente  incontrata per caso li guardava stupiti, affascinata da tanta sintonia tra cuori.

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