mercoledì 29 ottobre 2008

-Genesi-



 Le loro giornate erano grigie, piatte, lugubri come quelle stanze buie nelle quali l’odore di antico si miscela a quello della polvere stantia, per noncuranza, per negligenza della cura di sé.  Erano donne, tre donne, ma dubbi sulla loro reale identità mi vennero spesso alla mente, da sempre forse, forse sin dalla prima infanzia, quando Esther con gli occhi lascivi apriva le sue gambe per mostrare uno spettacolo che, a mio parere, avrebbe fatto senz’altro bene a tenere per sé, a riservare a sé stessa, ma la sanità mentale credo non l’abbia mai accompagnata, credo, anzi, che il suo cervello si sia da sempre strutturato in modo  perverso.
 Oggi Esther è una delle tre donne che abitano quella casa e la sua vita sembra scorrere pacatamente, forse fin troppo, come quei laghi calmi da dove ti sembra sempre di poter scorgere improvvisamente un mostro.  Un mostro che turbi la serenità apparente del paesaggio.
 E così continua, tra alti e bassi, a percorrere il suo cammino quasi come se stesse seguendo delle tracce già percorse, già segnate da qualcuno. In realtà quelle tracce le  segnarono i suoi genitori e prima ancora di loro i suoi nonni, inconsapevolmente, tessendo una trama antica, ma sempre uguale a sé stessa nella sostanza, come se a cambiare fosse, in realtà,solo la facciata, gli abiti, l’atmosfera, il secolo, i colori e questo che noi siamo abituati a chiamare destino si ripeteva ormai da generazioni.
 A memoria non mi sembra che qualche elemento delle famiglie abbia osato trasgredire, no, a memoria no,
 la stravaganza aveva da sempre caratterizzato la famiglia paterna, sin dal secolo precedente a quello in  corso, sin dal XIX secolo.  Si narrava di questo nonno che era additato come un pazzo perché aveva la stravaganza di discorrere con i morti, anzi no di discorrere , ma sembra che i morti lo avessero scelto per parlare ai terrestri. Questo bisnonno per la verità doveva essere un elemento che, nella sua stravaganza, doveva pur contenere qualche elemento rivoluzionario, ma temo che la sua follia sia poi stata normalizzata, sia poi rientrata. Certo delle sue figlie si narrano vite che, collocate nel XX secolo dovevano apparire certamente inconsuete, come quelle figlia che amò sempre un uomo sposato, un uomo che aveva una famiglia ufficiale, ma che amava lei, avevano un loro rifugio e lui frequentava anche la casa di lei ed era accolto come il fidanzato eterno. Lui provvedeva anche alla sussistenza materiale di lei, si narra che non fosse mai riuscito a lasciare la moglie e i figli perché…, veramente il perché non l’ho mai compreso, se si riuscisse a definire questo perché tutto sarebbe piu’ semplice, comprensibile, ma tempo che non si siano mai dette parole chiare e tutto è rimasto confuso, come la loro vita, come avvolti da una nebbia perenne, umidiccia, la nebbia della paura.
 Poi dell’altra figlia si dice che avesse avuto la prima bambina prima di sposarsi, evento che per gli inizi del 1900 doveva esser visto come portatore  di scandalo, infatti questa figlia fu poi affidata ad estranei, a una tutrice che abitava in non so quale campagna, per poi essere prelevata bruscamente da loro quando le cose si furono sistemate e questa figlia oggi…
 Così la secondogenita dello stravagante che parlava con morti ebbe una progenie numerosa di cui: uno schizofrenico con seri problemi sessuali, un’alcolizzata, una infelice masochista-la figlia che fu prelevata bruscamente- un figliolino morto in tenera età e un uomo infelice incapace di mostrare i propri sentimenti, un uomo vissuto sempre alla sua ombra, all’ombra di questa mamma chioccia, come un rapporto incestuoso ed io ho sempre nutrito dubbi sulla possibilità di un  incesto. Quest’uomo infelice ha poi generato due figlie, una delle due era, per l’appunto, Esther.
 Da parte della mamma, invece, il quadro si complica ancora di piu’, poiché se finora ho parlato di una famiglia il cui germe della follia ha serpeggiato in modo subdolo, ho pur sempre parlato di una famiglia i cui membri hanno  ricoperto cariche statali o cariche di potere all’interno della società, una famiglia benestante che non concepiva il potere come possibilità di ricchezza, ma come affermazione del proprio io represso.
 Quest’altra famiglia, invece era molto piu’ patologica nel senso che il male non aveva un “contenitore sociale” che lo racchiudesse ed infatti nelle su manifestazioni era molto piu’ genuina, non eclatante, pur sempre nascosta, ma in un certo senso con una forza dirompente sempre sul nascere.
 Per narrare di questa famiglia dovrei parlare della guerra perché quello che so di questa famiglia lo posso solo contestualizzare in quell’humus, humus di paura.
 Il capofamiglia che ho potuto immaginare come un uomo ambiguo, mite, ma deciso, di una mitezza che sapeva, però, di autoritarismo, un autoritarismo molto ben camuffato, credo che lo scopo della vita di quest’uomo fosse elevarsi ad altri ranghi, ma di lui non posso dire molto se non che adorava una delle figlie che aveva generato con la sua succube moglie.
 Quest’uomo morì d’infarto durante la guerra lasciando i figli e la moglie nella piu’ nera miseria, so, infatti che i figli minorenni si adattarono a svolgere tutti i lavori pur di assicurarsi qualcosa da mangiare e quando le situazioni si assestarono un po’, si narra che fu trovata una banconota di grande valore in uno dei libri del papà defunto. La figlia di quest’uomo aveva un rapporto particolare con il papà , le sue versioni stridono nettamente con quello che si racconta dall’esterno, come se tra i suoi ricordi e la realtà fosse stata operata una cesura e , certamente una forte omissione.
 Questa figlia malata psichicamente, ma mai riconosciuta tale dalle istituzioni, fu anche internata un giorno, in età adulta quando già aveva procreato, in una clinica psichiatrica, era stata una ragazza stranamente vivace tanto che il papà aveva dovuto rinunciare all’iscrizione a scuola per tenerla chiusa in casa, fu in quell’occasione che imparò a suonare il pianoforte, il tutto si svolgeva in un’abitazione sita nell’antico centro di Napoli, un’abitazione nella quale si respirava ancora l’ antica Napoli greco-romana.
 Questa ragazzina era la preferita di questo papà che, a suo dire, la viziava terribilmente, ma io dubito che sia la realtà. Questa ragazzina testarda e cocciuta ed oltremodo vanitosa non volle vedere il padre in punto di morte, il padre che la reclamava, e solo perché non fu capace di andare oltre il suo orgoglio, non fu capace di andare oltre un forte litigio del giorno prima, ma lei, in realtà non ha mai accennato a nessuno di quest’evento, quasi credo che lo abbia rimosso. Questa ragazzina, oltremodo caparbia e psichicamente labile, ha poi sposato un uomo, un uomo conosciuto e visto solo due volte prima del matrimonio e lo avrebbe sposato solo per andare vai dalla casa dove pativa la fame, lei, infatti, essendo la maggiore, avrebbe dovuto provvedere al sostentamento della famiglia, ma dubito che un carattere come il suo le avesse potuto consentite quest’atto di responsabilità, quindi andò via, abbandonò tutti e si sposò.
 Il marito era nella’Arma e  la portò subito a vivere in Sicilia in una casa molto povera, in un’abitazione sita al pianterreno, una piccola abitazione composta da un grande camera soppalcata, lei ha sempre raccontato che il marito le prime notti di nozze non dormiva con lei, ma si andava a coricare con la sua amante che aveva il letto sopra questo soppalco e lei sentiva strani gemiti e, a suo dire, non ne capiva la natura.
 Così cominciò la vita matrimoniale di questa ragazzina caparbia per poi concludersi, molti anni dopo, nell’odio, in litigi furiosi e in tanto altro che per raccontarlo dovrei scrivere un romanzo.
 Il marito si rivelò molto presto un uomo con gravi e seri problemi di natura sessuale, non ultimo la pedofilia.
 Questa coppia ebbe tre figli, due donne e un uomo, non tutti, di origine paterna certa. Ecco Esther era la nipote di questa donna. Ed Esther era fortemente turbata psichicamente, ed Esther viveva con la mamma e la sorella in questa casa lugubre, infelice, grigia dove si imponeva, come una regina, l’incomunicabilità, il sielnzio e la solitudine.

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