venerdì 16 dicembre 2011
-Giuda-
Questo è il Gesu' della mia tradizione, colui attraverso il quale puo' passare ciò che oserei chiamare un riferimento culturale, il Gesu' uomo del quale potrei parlare a mio figlio.
Dall'arguto ed esaltante testo di Helmut Gollwitzer ( 29 dicembre 1908-17 ottobre 1933) "Legno storto-incedere" riporto un brano, un brano che ci parla di Gesu' come di un uomo nel quale l'intelligenza diviene una dote profondamente umana al servizio dell'umanità, intelligenza che solo poteva e puo' emergere grazie ad un propedeutico distaccamento dal conformismo e dal mondo stesso.
Il dialogo immaginario di Gesu' con Giuda, del quale si parla in questo brano, permette numerosi spunti di riflessione. Spunti che, appunto, fanno emergere la figura del Maestro come di un uomo profondamente consapevole dei limiti di colui con il quale condivideva la vita, Giuda, che aveva amato e dal quale era amato.
Amato come si puo' amare un figlio, del quale si comprendendono i motivi di un potenziale agire non retto.
Non parla dell'azione di Giuda come di un'azione predestinata e volta al raggiungimento di un obiettivo metastorico, bensì di un'azione la cui portata lui aveva sapientemente già intuito in quanto già conosceva quello che era Giuda e quello che erano i discepoli e conosceva dall'altro lato sè stesso.
A questo punto il brano si eleva al massimo quando dalle sue parole
traspare una accorata e impotente constatazione, quando il legame tra bene e male si mostra nella sua assoluta tragicità, quando si evidenzia il bisogno stesso che Giuda sentiva di Gesu', bisogno tanto forte da fargli compiere il cosiddetto salto nel buio, quel salto che solo un legame irrinunciabile ti puo' far compiere.
Così Giuda non si protegge e non protegge il soggetto amato e vive i suoi limiti, vive il suo legame nonostante tutto.
"Quando ti ho chiamato per essere uno dei dodici già sapevo che eri quello che sei oggi, io ti ho accettato come colui che ora hai provato di essere.
Tu sei colui che ho amato, tu sei colui che volevo al mio fianco per essere a tua disposizione.
Per lungo tempo è stato evidente che non soltanto tu, ma tutti voi, miei discepoli, mi avreste portato la morte concordemente a quello che voi
siete e che io sono. Perchè non ti sei protetto dalla tua colpa proteggendoti da me stesso!
Entrambi, Dio e io siamo morti per causa tua, di conseguenza anche tu sei morto perchè essere con me era la tua vita, lo sapevi ed ora lo sai ancora meglio.
La mia morte è stata anche la tua morte, ora non devi pu' cercare è già accaduto. Ti sei legato a me in modo tale che la mia morte è stata pure la tua e per questo motivo non potrai piu' liberarti di me.
Quando in seguito alla scelta che io feci di te, tu scegliesti me e divenisti mio discepolo, tu riconoscesti in me la tua vita.
Tu non sei stato deluso come ora ritieni quando pensi che questa scelta abbia portato la morte ad entrambi, a te ed a me.
Tu ed io restiamo vita per coloro che ci hanno mandato a morte non soltanto fino a quando non ci uccideranno, ma specialmente quando ci uccideranno.
E' esattamente questo il motivo per cui ora ti parlo. La morte a cui tu ci hai costretto non era quella definitiva, come quella che tu hai cercato, anche se tu ora lo pensi.
Io ero per te il mondo della vita, lo sono tutt'ora, lo sono sempre stato, così da poterlo essere ancor di piu' in questo momento."
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