venerdì 23 novembre 2012
-Un vento che va-
Una folata di vento
sulla striscia di un momento che va
una prospettiva, un'ombra
una regolazione di diaframma e tempo.
Una posa.
Un infinito che percorre i sentieri di queste vene fino al cuore.
Un sobbalzo,
un accostarmi a te con il pensiero.
Una lacrima che scende
un volto bagnato ed un cuore che non riesce a fermarsi.
Un ricordo.
venerdì 2 novembre 2012
-Il ricordo che ho di te-
In cristalli liquidi di memoria
si muove-delicato-il ricordo che ho di te.
Agli occhi socchiusi,
sul confine dell’infinito,
la bocca pudica semi aperta
scioglie la risata argentea.
Schizzi di luce vivida, diamantina
splendono dalla tua anima brillante
al sole es-posta.
martedì 30 ottobre 2012
-Selvaggi-
Vi
guardo nei vostri cervelli arrugginiti,
vecchi
compagni di ventura,
col
cervello in bilico tra un gioco perso e, per questo, conciliante
ed una
speranza di un sogno lungo un brivido.
Quel
brivido che sa di un vizio da non poter lasciare.
Quel
vuoto cieco nel quale abbandonare ogni peso,
troppo
insopportabile per membra così stanche.
Vi
appartengo un po’,
scissa in/tra gli occhi vitrei del cane da
guardia
che
scuote questa mia illusione.
Appostato
su ogni palazzina,
dietro
ogni balcone,
mi ricorda, gelido,
quanto, quel
vizio conciliante sia,
esso stesso, ancora, schiavitu’.
esso stesso, ancora, schiavitu’.
Così,
troppo.
Indomiti
cavalli selvaggi
sguazzano
nella pianura.
lunedì 29 ottobre 2012
-Di te-
Prima che venga giorno
una tua parola, senza perchè, vorrei ritrovare.
Un senso di te che non sia di male,
di un non dover essere stretti nel chiedersi
"Che nome dare?".
Prima che venga un nuovo giorno
di te, nuovamente, mi vorrei inebriare.
Della tua voce di possesso marcata,
di vergogna segnata.
una tua parola, senza perchè, vorrei ritrovare.
Un senso di te che non sia di male,
di un non dover essere stretti nel chiedersi
"Che nome dare?".
Prima che venga un nuovo giorno
di te, nuovamente, mi vorrei inebriare.
Della tua voce di possesso marcata,
di vergogna segnata.
mercoledì 5 settembre 2012
-Profili-
Scalpita nelle zampe
un uccellaccio diurno.
Becchetta nelle piume
un uccellaccio sul tetto.
Si illumina nel suo profilo nero la luce del sole.
un uccellaccio diurno.
Becchetta nelle piume
un uccellaccio sul tetto.
Si illumina nel suo profilo nero la luce del sole.
venerdì 24 agosto 2012
-Narciso-
Immersa in un gioco di ombre e di luci che tutto contrasta,
il vero dal falso.
Su quella linea di demarcazione
nettamente
provare ad osservare.
I vari perche':
tentativi di salvaguardia di un se'
profondamente deturpato?
L'immagine che si restituisce ai miei occhi e' proprio questa:
di una bruttezza orribile, mostruosa.
Un narciso pomposo
presente a quel se' sociale
sul quale impietoso, gira, scava.
Nel tentativo di divenire cio' che non e',
ma che gli hanno fatto credere di essere.
il vero dal falso.
Su quella linea di demarcazione
nettamente
provare ad osservare.
I vari perche':
tentativi di salvaguardia di un se'
profondamente deturpato?
L'immagine che si restituisce ai miei occhi e' proprio questa:
di una bruttezza orribile, mostruosa.
Un narciso pomposo
presente a quel se' sociale
sul quale impietoso, gira, scava.
Nel tentativo di divenire cio' che non e',
ma che gli hanno fatto credere di essere.
sabato 11 agosto 2012
-Notte delle stelle cadenti-
Un amore presente mi ruba i pensieri.
Mi sorprende dal cielo una stella che parla di una Luce.
Sul profondo del blu immenso, immobile, mi osserva.
Ricorda la promessa d'eternita'.
Una brezza serale carezza la mia veste,
fresca del profumo di fiori d'arancio
dal giardino segreto dal quale tutto cio' proviene.
Mi sorprende dal cielo una stella che parla di una Luce.
Sul profondo del blu immenso, immobile, mi osserva.
Ricorda la promessa d'eternita'.
Una brezza serale carezza la mia veste,
fresca del profumo di fiori d'arancio
dal giardino segreto dal quale tutto cio' proviene.
giovedì 9 agosto 2012
-Ritorni-
Muove il mio corpo una leggera melodia balneare,
ritmo di tempi viventi.
Sospende la mia mente il ricordo di lui,
pulviscoli di sabbia sottile sfiorano i miei occhi.
Mani antiche, nella notte, mi riportano indietro,
a quel che sarebbe stato e non fu,
a quella promessa persa nell' oscurita' del tempo.
Incisa in parole eterne, ritornate a me-mai per caso-:
«Pensi di poter imporre qualcosa di diverso con la presenza di F.?
No, io so quanto mi ami, te lo leggo negli occhi.
Ti reincontrero', un giorno, in qualsiasi stazione di questo pianeta».
ritmo di tempi viventi.
Sospende la mia mente il ricordo di lui,
pulviscoli di sabbia sottile sfiorano i miei occhi.
Mani antiche, nella notte, mi riportano indietro,
a quel che sarebbe stato e non fu,
a quella promessa persa nell' oscurita' del tempo.
Incisa in parole eterne, ritornate a me-mai per caso-:
«Pensi di poter imporre qualcosa di diverso con la presenza di F.?
No, io so quanto mi ami, te lo leggo negli occhi.
Ti reincontrero', un giorno, in qualsiasi stazione di questo pianeta».
-Scherzo 3-
Partire sull'orlo dell' infinito
con la prua diretta in avanti
e una scia di luce a ricoprire il cammino:
indietro, su cio' che e' passato
in avanti, su cio' che e' da venire.
con la prua diretta in avanti
e una scia di luce a ricoprire il cammino:
indietro, su cio' che e' passato
in avanti, su cio' che e' da venire.
-Scherzo 2-
La luce si spezzetta nelle onde morbide e gioca con il mio cervello.
Sinapsi aguzzate alla ricerca di qualcosa che e'.
Sinapsi aguzzate alla ricerca di qualcosa che e'.
-Scherzo1-
Placida, serena, scorre su una tavola di mare, una leggera barchetta.
Incrocia il suo cammino con una piu' grande.
Imperterrita prosegue
lasciando dietro di se' attoniti pensieri.
Incrocia il suo cammino con una piu' grande.
Imperterrita prosegue
lasciando dietro di se' attoniti pensieri.
martedì 7 agosto 2012
-Lei-
Di roccia granitica,
il tuo involucro di pelle,
mi respinge da se'.
In abissi di incertezza,
in un cieco andare,
mi dibatto.
Maschera grottesca, affamata
avida di qualcosa che non sa, che non vede.
Essere in una pudica vergogna
di qualcosa che non sa.
il tuo involucro di pelle,
mi respinge da se'.
In abissi di incertezza,
in un cieco andare,
mi dibatto.
Maschera grottesca, affamata
avida di qualcosa che non sa, che non vede.
Essere in una pudica vergogna
di qualcosa che non sa.
venerdì 27 luglio 2012
-Vuoto-
E per non continuare a fingere che non ci sia,
Lui che ritorna sempre
ad ogni colpo di vita, fedele.
Rivederlo negli occhi imbalsamati di pianto,
risentirlo nelle labbra impiastricciate di dolore.
Un tonfo sordo che ripercorre le cavità
di questo corpo.
Ritrovarlo ad ogni incrocio di strade non percorse
e in quel vuoto sentire risuonare la sua lucida presenza.
La presenza di Lui, questo vuoto freddo
che sprofonda e risale dal cavo e che ritorna.
Sempre.
venerdì 13 luglio 2012
-You don't know-
La mia
anima tocca terra
e
polvere sporca.
Reclama
il diritto di non essere salvata da questo,
da
questo che esiste,
da
questo stare
-I am-
Tu non
sai
-You
don’t know-
quanto
si puo’ preparare un suicidio del corpo,
un
suicidio tanto pensato, tanto atteso.
Una vita
determinata solo da questo andare,
da
questo incedere del tempo
che solo
la risolve in sé stessa.
Forma di
spirale che, nella sua fine mai conclusa,
cerca
incessantemente il filo della sua origine.
mercoledì 27 giugno 2012
-Monadi-
"Comunque il pensiero che miliardi di singole entità, nonostante siano reciprocamente cieche, debbano comunque creare insieme un "mondo", proprio un mondo, proprio un sistema-mondo, mi sembra privo di senso e addirittura contraddittorio. E anche l'affermazione che tutte queste monadi, nonostante la loro totale cecità reciproca, stiano bene insieme le une con le altre grazie a un'"armonia prestabilita"; e inoltre in virtu' di questo stare bene insieme dimostrano addirittura l'esistenza di un elemento prestabilizzatore, ovvero l'esistenza dio Dio, questa affermazione non puo' essere accettata da nessun uomo sensato, era soltanto una dichiarazione ingannevole, con la quale Leibniz voleva evitare che lo si ritenesse un eretico come quell'altro, il nostro misterioso progenitore che egli aveva visitato in tutta segretezza in Olanda".
G.Anders, La battaglia delle ciliege
La storia qui raccontata si svolge all’interno di una casa nel centro storico di Napoli in una serata afosa. Le finestre aperte per la grande calura, permettevano all'aria fresca di entrare e sfiorare i corpi affaticati e caldi.
Il televisore acceso trasmetteva il film Kung Fu Panda 2. La scena era quella nella quale il panda scopriva di non essere figlio naturale del suo
papà che lo aveva cresciuto, comunque, con tanto amore.
Il momento in cui il Panda entra in crisi cominciando a
porsi la domanda esistenziale sul “Chi sono”.
Uno dei due corpi stesi sul divano letto era di una mamma,
l’altro del figlio di 7 anni.
La mamma si volta verso il figlio e gli spiega il senso
della storia, allora il bimbo dice, come in un impeto di consapevolezza: “E’
vero, ma io chi sono? E tu chi sei? Chi siamo?”
La mamma: “Questo è un grande problema, siamo un nome, il
nostro nome e siamo le azioni che facciamo, nessuno sa chi è”.
Il bambino, perso ormai nei sentieri del suo pensare: “Io
sono figlio tuo e di papà, tu sei figlia di tua mamma e tuo papà, tua mamma è
figlia di un'altra mamma e di un altro papà…e poi? Prima, prima, da dove
veniamo?”
mercoledì 20 giugno 2012
-Abissi-
In abissi di melanconia
gioco a perdermi per ritrovarmi
-pezzi di me dispersi in un cieco andare senza senso-
li ritrovo in una figura di morto
sepolto nella terra nuda.
Mi ritrovo così a sentirmi viva nel pensare ad un corpo morto.
Questo lutto che non puo’ esistere.
Questa morte che sostituisce la vita
o questa vita che sostituisce la morte.
Come l’uno o l’altro,
come un sole e una luna che si alternano.
In un cielo notturno annebbiato
dai fumi dell’alcol
li ho visti entrambi
scagliati lì nel fondo del mio abisso.
venerdì 8 giugno 2012
-Veleno-
Fiele velenosa scende
dal cavo dell’esistenza
e vi si ribalta fuori
spandendo il suo
sapore di miele rancido.
Dallo stomaco all’estremità
della mano
chiusa in un pugno vigoroso
che si scagli su quanto di piu’ orrido
quella parte di umanità
chiamata lerciume
possa concepire
nella sua mente deviata.
Una catena di male
che un piccolo, fragile essere
riesca a spezzare.
Ribellandovisi,
quando sarà.
mercoledì 6 giugno 2012
-Insperanze-
Un non senso graffiante
esplode questo microcosmo
nel quale ognuno immagina,
bambino spaurito o fiducioso,
di potere, di avere qualcosa.
Una cosa di desiderio, di sogno:
Una cosa di desiderio, di sogno:
una cosa.
Un giocattolo graffiato,
usato, riusato che gira
in questo piccolo universo
in questo piccolo universo
di speranze insperabili.
martedì 5 giugno 2012
-Un viso-
Sfiorano le mie dita
una triste verità antica
per tanto tempo
negata.
ma
Sfiorano i miei occhi
la bellezza nascosta dei tuoi,
belli e
profondi.
Quegli occhi che penetrano
nella mia anima e la fanno sobbalzare.
Della tua bocca farei banchetti,
della tua lingua morbida pasti succulenti,
della tua pelle levità per il mio sapore,
del tuo corpo un peso da sentire sul mio.
Delle tue mani farei materia da scultore,
una materia viva,
che, in loro, me, trasfiguri.
domenica 3 giugno 2012
-La disperazione-
Prende possesso di me
questo dolore e brucia dentro.
Dalla bocca fuoriesce un rumore strozzato e
dalla pancia una ribellione,
un vomito che vorrebbe esplodere.
So che non deve essere strozzato.
So che deve fuoriuscire libero.
Braccia che lo accompagnano,
voci che mi esortano,
dove siete?
Nascoste nelle pieghe della mia memoria.
Cristalli di ricordi luminosi
che, a luce spenta,
illuminano il mio cervello.
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